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Cap. II
(4a Parte)

Questa pagina riproduce una parte di
Aquila

pubblicato nella Serie "Italia artistica"
Bergamo, 1929

Il testo è nel dominio pubblico.

Questa pagina è stata attentamente riletta
e la credo senza errori.
Ciò nonostante, se vi trovate un errore, vi prego di farmelo sapere!


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Cap. III
(1a Parte)

(p50) (II, fine)

La Pittura. — Come per la scultura, così per la pittura non si hanno nell' Aquila testimonianze artistiche risalenti al periodo iniziale della sua vitalità, cioè al secolo XIII.

Importanza pari all' architettura e alla decorazione della fronte vantano i resti dell' antica decorazione pittorica in S. Giusta di Bazzano. Un frammento adorna la lunetta del portale ed esprime la figurazione, comune all' arte orientale, conosciuta sotto il nome di Deesis. Nella composizione si colgono riferimenti all' affresco nella grotta di S. Lorenzo presso Fasano. Per lo stile va riferito all' indirizzo benedettino. Un altro p51frammento s' intravede appena nella lunetta soprastante l' ingresso al corridoio che mena alla cripta. Si nota un busto gigantesco del Redentore, di cui è conservata in parte la testa risaltante su vasta aureola. Esso si ergeva fra due figure ora sfiorite al pari di quelle che arricchivano probabilmente l' intradosso dell' arco soprastante. Tradisce l' istessa direttiva cui appartiene l' affresco precedente e mostra anch' esso affinità con l' affresco di Fasano.

Ma una serie più rilevante di affreschi è nella parete destra della tribuna. Questa fu decorata nella prima metà del secolo XVI con figurazioni pittoriche dozzinali di maniera umbra, che occultarono le pitture del secolo XIII. Si può ora vedere una Vergine col Bambino e quattro Santi dei quali i due ultimi, mezzo velati dall' intonaco applicatovi, potrebbero anche appartenere al ciclo cinquecentesco che fu condotto, come asseriscono le figure nella parte sinistra, ad imitazione di quello romanico. Le immagini risaltano in campo azzurro, chiuse entro cornici rettangolari orlate di rosso p52e succedentisi come organate in ampio fregio. Al sommo corre una fascia giallo-arancio rilevata da girali in grigio-verde. Maria siede sopra un trono con spalliera policroma ad ornati rosei su fondo giallo-arancio, reggendo il Bambino nel grembo, alla maniera bizantina. L' alta e sottile persona, di plasticità lievemente accennata, è in posteriore perfettamente frontale, avvolta entro un manto rosso che gira anche sul capo, panneggiato fittamente e geometricamente in partiti varî con pieghe determinate da una striscia bianca nelle luci e da una nera nelle ombre. Intorno al collo scintillano borchie gemmate. La testa è contornata da grosso segno nero e stacca sull' ampia aureola giallo-arancio, gli occhi sono circoscritti da due cerchi di spesso tratto nerastro, le guancie avvivate mediante tocchi di minio; sotto il naso si addensa un tratteggio bruno, le mani sono allungate e presentano dita distinte da una intensa pennellata nerastra. Il Bambino benedice alla greca, ma non accentuatamente. Indossa una tunichetta bianca alla quale è sovrapposta una veste grigio-verde. Il biondo capo è ricinto di nimbo giallo-arancio. In alto si libravano due Angeli, di cui è al presente conservato soltanto quello a destra. In basso a sinistra è una figuretta inginocchiata. Nello scomparto contiguo è ritto un santo in posizione frontale, benedicente. Si ammanta di sacri paramenti: tunica bianca con bordo tempestato di pietre preziose, dalmatica rossa a ricami. Il viso quasi sbiadito si rileva sul nimbo giallo. In basso son due piccoli mortali: il gregge dei credenti. La figura che segue — assai deperita — è anch' essa atteggiata di prospetto; coperta di tunica bianca e manto grigio-verde ad ornati aurei. La testa è incoronata di nimbo giallo. La tendenza benedettina accennata negli altri due freschi qui si chiarisce ed afferma. Il motivo decorativo della Vergine e Santi isolati in riquadri trova riscontro nell' antichissima ornamentazione di S. Lorenzo p53al Volturno (IX secolo) e nella teoria di Santi in S. Bastianello al Palatino (seconda metà del secolo X). I girali ornamentali constano di partiti comuni ma tuttavia mostrano la loro connessione con quelli di S. Pellegrino a Bominaco (1263 c.). Malgrado i molteplici elementi bizantini, l' inclinazione al realismo si esterna evidente nel tentativo di rilevare il volume dei corpi, nello studio dei lineamenti, nello sforzo di rendere il chiaroscuro, nella fusione calda e vivace delle poche tonalità.

I rarissimi saggi pittorici del periodo conservati nell' Aquila van riportati alla seconda metà del Trecento od oltre. La loro fisionomia è mutevole e ambigua, al pari di quella dei dipinti coevi d' Abruzzo e, in genere, dell' Italia meridionale. Vi si osserva l' intrecciarsi e sovrapporsi di elementi diversi, impalliditi e snaturati, con predominio di quelli diffusi nel centro della penisola. È noto qualche nome di artista, ma non le opere da lui prodotte, così che impossibile ne riesce la precisa valutazione. Ciò si può dire, ad esempio, per quel Bartolomeo aquilano, il quale nel 1328 dipinse in S. Chiara di Napoli.

Due sole opere furon certamente eseguite all' Aquila: gli affreschi di S. Silvestro e quello del portale nel fianco sinistro di S. Maria di Collemaggio che risale al 1397. Le pareti interne del coro di S. Silvestro dovevano accogliere un vasto ciclo di affreschi, dei quali è scampato soltanto un Ecce homo, nel mezzo dell' abside. È opera di stile indeciso che rispecchia la maniera toscana acquisita attraverso adattamenti proprî dell' Italia centrale. Il Martire ha la testa cinta di nimbo, recline sull' omero destro, le mani incrociate sul ventre. Emerge dal bacino in su, poichè un bianco drappo ne vela la parte inferiore, staccando sopra un fondo originariamente bleu cupo. Un grosso segno, rosso scuro come il sangue che sgorga dal costato, definisce il contorno. L' incarnato è determinato con larghe e piatte pennellate verdastre nelle parti in luce e rosso-brune nelle ombre, senza, però, che si accusi un contrasto di chiaroscuro. Velature rosse son distribuite qua e là. Sui grossi fili biondi e e rosso bruni della chioma è posata una corona verde chiaro. Gli occhi son delineati mediante pochi tocchi rossicci, rapidi. La tavolozza è povera. La modellazione è sommaria e inconscia dell' intima struttura. Tuttavia la figura attrae per certa finezza di lineamenti, per la espressione dolorante degli occhi stretti e delle labbra staccate, per l' accenno di distinzione nelle mani, benchè sian di taglio e struttura superficiale, per la compostezza della linea in cui è definita.

Nessun punto di contatto con questo offre l' affresco che orna la lunetta del portale p54 nel fianco sinistro di S. Maria in Collemaggio, rappresentante la Vergine col Bambino tra S. Giovanni Evangelista e S. Pier Celestino, datato 1397. Il campo è tinteggiato in azzurro cupo, ma dietro Maria è teso un drappo giallo. Giallo oro è la veste della Madonna, cui è sovrapposto un manto azzurro a risvolti gialli; il Divino indossa una tunichetta azzurra e un manto rosso; S. Pier Celestino è in paramenti aurati rilevati da un drappo bianco gettato sulle spalle; Giovanni è avvolto in manto rosso a risvolti azzurri. L' incarnato ha tonalità giallo-dorata. Anche qui la tavolozza è meschina. S. Pietro, di pieno prospetto, è alquanto rigido. La Vergine e il Bambino son massicci e deformi. Notevole è l' animazione del gruppo, generata dal vivace movimento di Giovanni verso l' eletta. Questo affresco, come l' altro, sfugge ad una precisa determinazione stilistica, benchè aderisca al complesso indirizzo pittorico dell' Italia centrale, segnatamente a quello toscano.

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Chiesa di S. Silvestro
— Ecce Homo

(Fot. Carli)

p55 Si han, poi, due dipinti su tavola che possono, naturalmente, esser stati anche trasportati all' Aquila. Lo sportello che è ospitato nella sagrestia di S. Maria di Paganica doveva far parte di un insieme più vasto. Vi è figurato su aureo fondo Gesù inchiodato ad una croce formata da tronchi d' albero, di cui quello verticale s' innesta in un vaso che la Vergine sostiene. A destra il donatore prega con le mani giunte. Dal tronco principale si spiccano cartigli che evocano con brevi motti i momenti tipici della Passione. La figura del Cristo è contornata da una spessa pennellata, nerastra come quella che rende i lineamenti, eccetto che per la determinazione della bocca. L' incarnato ha intonazione rosso-bruna, modellata e variata da frequenti ombre verde scuro. Dalle ferite sprizza chiaro il sangue. La capellatura, trattata a masse sul cranio, cade sulle spalle in grossi fili neri. Il trasparente perizoma a pieghe sottili, lunghe e numerose è elegantemente drappeggiato. Tutto è definito con mano lieve. Il Cristo, dal torace troppo sviluppato, è improntato di nobile rassegnazione. La Vergine veste tunica rosso fragola, manto, in origine, azzurro, l' incarnato è rosso bruno, e con questo tono sono anche rialzati i lineamenti, meno le palpebre velate di nero. Sulle guance e sulle labbra son distese velature rosee. La sclerotica è ravvivata presso la pupilla da un' ampia lumeggiatura. p56La figura è soffusa di soave intensità interiore. Forte carattere popolare è impresso nel volto del donatore, ricoperto di camice bianco e di manto rosso-fragola corso da lunghe pieghe lumeggiate in bianco. I contorni e i lineamenti sono ottenuti con segno nerastro. Acceso è il rosso bruno dell' incarnato. È opera della prima metà del secolo XV, in cui si riverbera la maniera toscana.

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Chiesa di S. Maria di Paganica
— Tavola con Cristo crocefisso

(Fot. Carli)

Meno importante è l' altra pittura su tavola, cioè il Trittico malandato nel piccolo coro del Duomo, che si può ritenere della seconda metà del '300. Gli sportelli laterali sono stati segati a metà, per cui mostrano ciascuno un santo, invece di due. In quello centrale è figurata la Vergine col Bambino. Il fondo è dorato; nella veste di Lei predominano tonalità rosse. Notevoli sono i volti. Si ricongiunge alla maniera toscana.

L' Oreficeria e l' Intaglio. — Le arti minori del periodo sono rappresentate p57 da due opere cospicue: una Croce in rame a cesello risalente al secolo XIII, che è conservata nel Civico Museo, e gli stalli in legno, nel coro della chiesa di S. Giusta, opera eseguita verosimilmente intorno alla metà del secolo XV sulle direttive gotiche.

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Museo Civico — Croce in rame

(Fot. Carli)

La croce offre nel recto e nel verso le figurazioni consuete: Cristo crocifisso nel mezzo, al sommo dell' asta, entro un rigonfiamento lobato, un Angelo, alla base la Maddalena, alle estremità della traversa la Vergine e il Battista; dall' altro lato Dio in trono fra i quattro simboli degli Evangelisti. Croci similari, anche per quel che riguarda lo stile, si vedono negli Abruzzi e anche in altre regioni nostre. Malgrado che nei particolari del panneggio l' opera aderisca alla tradizione gotica, lo spirito che la informa è ancora quello bizantino, e questo rappresenta con i suoi valori ieratici e decorativi la sua vitalità artistica, senza, però, particolare accentuazione di qualità, poichè si tratta di p58manifestazioni a serie. Si possono anche ricordare tre reliquiarî gotici di Francesco e Bartolomeo Nucci da Siena (seconda metà sec. XVI), conservati in Duomo.

Gli stalli del piccolo coro di S. Giusta han dorsali decorati da fasci di archi acuti, con l' intradosso lobato, mensole di sostegno al cornicione a mo' di animali fantasticamente deformati, bancone a specchi entro i quali si disegnano losanghe, e quattro figure intagliate campeggianti due a lato della cattedra, due nei prospetti laterali della linea degli stalli. L' insieme, benchè accusi chiaramente la sua appartenenza al gotico fiorito, con influssi stranieri, della seconda metà del Quattrocento, è assai sobrio di linee e di sentimento decorativo, contrariamente a quanto si riscontra in siffatte estrinsecazioni che sono soffocanti nella loro lussuriosa ebrietà ornamentale. E questo è pregio non piccolo dell' opera, la quale è notevole altresì per la fresca eleganza e il vivo sentimento decorativo che s' esprime dalle mensole, per la prestanza delle figure, segnatamente il S. Giorgio, definito da una bella linea animata, inscritta con mirabile capacità decorativa nel frontone a mo' di edicola a giorno.

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Chiesa di S. Giusta — Stalli del coroº


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