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Cap. III
(3a Parte)

Questa pagina riproduce una parte di
Aquila

pubblicato nella Serie "Italia artistica"
Bergamo, 1929

Il testo è nel dominio pubblico.

Questa pagina è stata attentamente riletta
e la credo senza errori.
Ciò nonostante, se vi trovate un errore, vi prego di farmelo sapere!


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Cap. III
(5a Parte)

(p83) (III, seguito)

Nel testamento di Jacopo di Notar Nanni, rogato nell' anno 1500, è dichiarato che Silvestro doveva, a spese degli eredi del notaio, condurre a compimento l' Arca di S. Bernardino, che aveva cominciata nella chiesa votata al Santo. La dedicazione incisa nel monumento fornisce la data 1505, posteriore di un anno a quella della morte dell' artista, come termine del lavoro. L' Arca è un organismo grandioso, costituito da due corpi su basamento, coronati nei due prospetti da lunette. I fianchi son semplici, a specchi di porfido tra binati di colonnine e partiti ornamentali. Le facce principali si animano di statue — S. Pietro, S. Paolo, due S. Giovanni in quella frontale, e nella posteriore S. Giovanni da Capestrano, S. Bonaventura, S. Sebastiano, S. Caterina —; di altorilievi (sul davanti: la Vergine col Bambino, S. Giovanni da Capestrano, S. Bernardino che presenta il donatore; e nella lunetta soprastante il Padre Eterno, mentre in quella posteriore è l' Ecce Homo); di iscrizioni esaltanti il Santo e l' opera d' arte, o riferenti — come quella nel tergo, al posto del grande altorilievo — l' anno di morte di lui (1444) e quello della traslazione delle sue ceneri al tempio (1472), per le quali Luigi XI inviò nel 1481 un' urna d' argento, intagliata ed ornata. L' opera è organica, grandiosa, d' impronta classica, e prelude al rivestimento della Santa Casa di Loreto. Ma in questo grande monumento innalzato alla gloria di S. Bernardino, per quanto i descritti ci facciano certi dell' operosità di Silvestro, non è possibile cogliere elementi stilistici che rechino chiaro il suggello della sua arte. Del resto anche i cronisti locali dichiarano esplicitamente che solo in parte Silvestro prestò l' opera sua a questo Mausoleo in cui ebbe collaboratore tal Salvato, del quale nessuna opera sicura è nota, mentre molto avrebbe giovato a dipanar la questione. È certo che Silvestro assunse l' incarico, ma probabilmente si limitò a dare il disegno ed a vigilare l' esecuzione. Pur nelle parti migliori non scorgiamo la mano di lui. Le figure di S. Pietro e di S. Paolo son troppo arcaiche nella fattura analitica, secca, per potersi ritener sue. Esse si devono a qualche marmorario della scuola del Bregno: si ricordi il S. Pietro nel Monumento di Cusa a S. Pietro in Vincoli; l' Altare nella Sagrestia di S. Maria del Popolo. S. Paolo p84richiama per la fierezza dell' atteggiamento il S. Giovanni di Donatello. S. Pietro è cogitabondo. Di altra mano sono il S. Giovanni da Capestrano e il S. Bonaventura, mediocri. La figura che più vivamente ricorda Silvestro è il S. Giovanni Battista che presenta affinità col santo omonimo nel Sepolcro Pereyra-Camponeschi, ma non strette, conclusive. L' altro S. Giovanni è verrocchiesco. L' ornamentazione, più rilevata nel corpo superiore, è propria delle botteghe romane e lombarde, e di marmorari lombardi Silvestro ne aveva alcuni come aiuti. Nei fianchi i motivi ornamentali rispecchiano tendenze fiorentine.

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Chiesa di S. Bernardino — Mausoleo di S. Bernardino

(Fot. Carli)


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Chiesa di S. Bernardino — Mausoleo di S. Bernardino (particolari)

(Fot. Alinari)


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Chiesa di S. Bernardino — Mausoleo di S. Bernardino (particolare)

(Fot. Carli)

Con questo punto interrogativo si chiude l' attività artistica di Silvestro dall' Aquila. Essa fu più vasta, ma non tutti i segni ce ne sono palesi. Così, per citarne alcuni, un S. Jacopo con tabernacolo istoriato del 1476, il Baldacchino pel fonte battesimale del 1477 in S. Biagio, una cappella in S. Domenico del 1479, un' altra in S. Maria p85di Bagno del 1480. E, quel che è peggio, nulla è sopravanzato, per quanto si sa, che possa disvelarci la sua virtù di architetto e di pittore, attestata, questa, anche da documenti del 29 settembre 1491 e 29 novembre 1493.

Scultore degno appena di un cenno è Saturnino de' Gatti, più noto come pittore. Vissuto fino al 1521, eseguì molti lavori scultorî, tra cui si ha notizia di una Madonna col Bambino in terracotta promessa nel 1512; di un S. Antonio con tabernacolo per Santa Maria del Ponte; di un S. Sebastiano in legno (1517) che doveva esser conforme a quello di Silvestro, per la chiesa di S. Sebastiano, ora S. Benedetto. Sopravvive questa statua, la quale è soltanto inspirata al modello di Silvestro, ma attesta insieme lo scarso valore dell' artista. È contorta, superficiale, con quale accento singolare sol nella espressione della testa, nel disegno e nella colorazione degli occhi.

La stessa chiesa può far conoscere un altro scultore locale, Pompeo Cesura (m. 1571), debole, come appunto in questo S. Sebastiano e nelle altre opere che gli vengono assegnate in altri templi; così nella Pietà in S. Marco, gruppo ligneo dorato, incautamente audace, sgraziato e mediocre.

p86 A Silvestro si avvicinò pure Girolamo da Vicenza, innalzando nel 1517 l' Arca di S. Pier Celestino in S. Maria di Collemaggio. Questa ripete impicciolito e alterato il Mausoleo di S. Bernardino. Però lo spirito ornamentale è schiettamente lombardo-veneto. I motivi floreali e a grottesche rivelano ricchezza d' invenzione, ma non sempre spontaneità e organicità nello svolgimento; fattura disinvolta, però non sempre fine. La fronte è deturpata da una superfetazione settecentesca.

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S. Maria di Collemaggio — Mausoleo di S. Pier Celestino

(Fot. Alinari)


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Chiesa di S. Maria di Collemaggio — Mausoleo di S. Pier Celestino (particolari)

(Fot. Alinari)

Solo un ricordo fugace merita la Tomba di Jacopo di Notar Nanni (1504) in S. Maria del Soccorso, un' urna sopra la quale è distesa la figura del defunto, modellata con rigore trecentesco, adorna sul fronte di partiti ornamentali trattati con pesantezza e volgarità. Copia da questa è il Monumento Petricca (1506) nella stessa chiesa, con l' aggiunta di un tabernacolo ogivale affrescato. Infine, si ricorda la lunetta dozzinale, sansovinesca, figurante la Vergine col Bambino, S. Francesco, S. Bernardino e il committente Gerolamo da Norcia.

p88 A risollevare le sorti della scultura nel secolo XVI basta, però, da sola la gran Pala Robbiana di S. Bernardino. Essa fu fatta venire da Firenze. Vi è figurata la Resurrezione di Gesù e la Incoronazione della Vergine; nella predella l' Annunciazione, la Natività, l' Adorazione dei Magi, la Circoncisione. Nel secolo XVIII venne menomata con l' aggiunta di due angeli ai lati, di una gloria angelica al sommo, di un' incorniciatura a ricco coronamento. Ardenti di carità, improntati di distinzione, definiti con segno preciso si rilevano i santi, specie il S. Francesco. Eleganti linee decorative caratterizzano le figure degli angeli accompagnandole con lo spiegare delle ali e lo svolazzar delle vesti; ingenuità e grazia spira da essi. Squisita nel gesto è l' opulenta figura della Vergine. Deliziose per sobrietà e raccoglimento riescono le scene della predella, animate da semplici e delicate creature che si effondono in varietà di affetti.

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Chiesa di S. Bernardino — Pala di Andrea della Robbia

(Fot. Alinari)


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Chiesa di S. Bernardino — Pala di Andrea della Robbia

(Fot. Alinari)


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Chiesa di S. Bernardino — Pala di Andrea della Robbia

(Fot. Alinari)

L' opera fu prima ascritta a Luca, poi ad Andrea. Di Luca non è questione. I riferimenti p89alle opere di Andrea (1435‑1525), o a lui vicine son numerosi. Tutto, si può dire, evoca Andrea ovvero opere a lui assai prossime; ma i lavori sicuri del maestro son più franchi, più fini, più morbidi, più circonfusi d' aria, più ricchi di sentimento e vivaci nell' azione. Si han qui le qualità di Andrea scolorite: si notino le guardie. È una terracotta che si deve a lui e agli aiuti numerosi della sua bottega, non anteriore al principio del secolo XVI, data la abbondanza della composizione e la complicazione nei drappeggi.

Van ricordati, inoltre, la pila per l' acqua benedetta a destra dell' ingresso in S. Bernardino — misurata e leggiadra nella sua veste classica — e i quattro soffitti dell' Istituto di S. Maria degli Angeli.

Molte pietre tombali sparse nelle chiese assurgono a valore scultorio (in S. Maria di Collemaggio, in S. Bernardino ecc.). Nel Museo son da segnalare una statua di Santo in legno, tutta dorata (sec. XV), un bellissimo gruppo in legno policromo p90della Vergine che a mani giunte adora il Bambino disteso nel suo grembo, opera di un buon maestro abruzzese del secolo XVI, e un singolare trittico ligneo proveniente dal Convento di S. Maria Valverde in Celano, opera fiamminga del secolo XV, ancor gotico, con una statua di Santo entro l' edicola e negli sportelli, dipinte, S. Caterina d' Alessandria e S. Barbara. Infine in S. Marco un gruppo in legno dorato della Vergine col Bambino, con movenze e panneggiare tuttora gotici (sec. XV).

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Museo Civico — Madonna in trono col Bambino

(Fot. Carli)


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