[ALT dell' immagine: Molto del mio sito è inutile se tenete escluse le immagini!]
e‑mail: William Thayer 
[ALT dell' immagine: Click here for a help page in English.]
English

[Link to a series of help pages]
Aiuto
[Collegamento al livello immediatamente superiore]
A monte
[Link to my homepage]
Home

[ALT dell' immagine: (collegamento alla parte precedente)]
Cap. III
(5a Parte)

Questa pagina riproduce una parte di
Aquila

pubblicato nella Serie "Italia artistica"
Bergamo, 1929

Il testo è nel dominio pubblico.

Questa pagina è stata attentamente riletta
e la credo senza errori.
Ciò nonostante, se vi trovate un errore, vi prego di farmelo sapere!


[ALT dell' immagine: (collegamento alla parte seguente)]
Cap. III
(7a Parte)

p108 (III, seguito)

La Miniatura. — La miniatura brilla all' Aquila con manifestazioni cospicui, ma in cui l' arte indigena non è significata. Eccellono i due codici del Museo Civico appartenenti alla fine del secolo XV, opera di maestri umbri.

[ALT dell' immagine: zzz. It is zzz.]

Museo Civico — Officio della B. Cristina

(Fot. Carli)


[ALT dell' immagine: zzz. It is zzz.]

Museo Civico — Officio della B. Cristina

(Fot. Carli)

p109 L' uno è un Antifonario, l' altro un piccolo Officio per monache, detto della Beata Cristina di Lucoli, agostiniana morta nel 1458 (0,19 × 0,14, rileg. in velluto verde, cc. 99), che proviene dal Monastero di S. Lucia e fu commesso da Jacopo di Notar Nanni, del quale ricorre spesso l' iniziale e l' arma. I minii nell' Officio son tredici: Annunciazione, Vergine col Bambino, David (in sette momenti diversi), Crocifissione, Gesù nel sarcofago, Pentecoste. Essi son preceduti intercalati e seguiti da altri che si limitano a fiorire i margini e ad illeggiadrire qualche lettera.

[ALT dell' immagine: zzz. It is zzz.]

Museo Civico — Antifonario

(Fot. Carli)


[ALT dell' immagine: zzz. It is zzz.]

Museo Civico — Antifonario

(Fot. Carli)

Le incorniciature limitano un fondo bleu scuro o rosso, onde germogliano motivi vegetali in oro liberamente interpretati e stilizzati, in cui sono incastonati fiorami, busti di Santi o muliebri, puttini, testine, satiri, coppie di uccelli, pesci, gruppi di perle, monogrammi di S. Bernardino. L' inventiva non è fervida, ma il sentimento ornamentale è elegantemente sontuoso. Le composizioni eminenti sono l' Annunciazione, David pregante (III e IX) e la Crocifissione. Sfavillano toni rossi azzurri verdi, oltre a violacei e bianchi, che si fondono in un impasto non ricco ma scintillante e intonato. I lumi sulle vesti guizzano per lo più aurei, segnati con pennello strisciante, a tratti densi; e a volte son così largamente profusi da annullare quasi la tinta locale. L' incarnato è avvivato da tocchi di minio e da riflessi aurati e nelle parti in ombra è velato da sottili striature bleu scuro che sul viso corrono orizzontali e rosseggianti. Le figure, materiate di ingenua grazia e di intimo fervore, si accostano al gotico negli atti e nel panneggiare abbondante, ad avvolgimenti lievi intorno alle forme, lingueggiante sul suolo. Il segno talvolta raggiunge finezza e garbo singolare, specie nel tracciare i lineamenti, i capelli, le barbe, ma più di frequente è angoloso nel contornare, debole nell' intendere la forma, piuttosto di maniera. Come sfondi si han paesi pittoreschi, lieti di corsi d' acqua, di rupi verdeggianti donde spuntano alberelli screziati d' oro, inquadrati, in lontananza, da edifici a coronamenti conici, da ondulamenti collinosi che svariano dall' azzurro al bianco, emergendo sulla massa verde del piano e sul turchino degradante del cielo offuscato da rare nuvole.

Unica fu la direzione; anzi, probabilmente, una sola mano preparò i disegni, (si è fatto il nome di Giovanni Boccardi), tanta è l' affinità nella concezione non solo, ma anche nella composizione e nelle forme. Parecchi furono gli esecutori, come afferma la diversa virtù animatrice della linea, benchè arduo sia classificare il lavoro di ciascuno. Si han corrispondenze vive con un gruppo di miniature del Messale di Giovanni p110Borgia (c. 1492‑1494), donato alla Cattedrale di Chieti dal suo secondo vescovo, Guido de Medici, eletto nel 1528. Si confrontino le due Crocifissioni, e si noti l' affinità nella visione decorativa, nella composizione, nel carattere e nei motivi ornamentali. Si rilevi anche la concordanza di certi particolari, quali la forma della croce, il taglio del basamento su cui essa poggia, contrassegnato da un teschio, le proporzioni del Cristo, come la linea che delimita la persona di lui, la disposizione delle gambe, la struttura delle mani, gli spruzzi di sangue, lo svolazzar dei capelli. Altre affinità si riscontrano nella figura della Madonna e nel paese.

Lo stesso maestro diresse l' ornamentazione dell' altro volume, un grande Antifonario (membr. 0,74 × 0,50, leg. cuoio, borchie ottone marcate dal mg. di S. Bernardino, cc. 82). Però mentre nell' Officio egli lavoro sol qua e là, affidandosi ad aiuti, in questo diede opera alle due miniature centrali, nelle quali, rispetto a quelle dell' altro codice, la tecnica è più fine, l' espressione più tipica e intensa, il decoro più fluido e vario. Si han tre miniature. La prima si trova a c. 3 t. e rappresenta Golia. Offre i caratteri delle due seguenti, ma è meno eletta di esse. La seconda orna la c. 34 t. Lungo il margine superiore e quello di sinistra si stendono fregi a candeliere o girali in cui squillano note di azzurro e di rosso e aurei dischetti raggiano tra un fantasioso sbocciar di motivi. Al fregio di sinistra è collegata una grande lettera miniata, i cui eleganti svolazzi calligrafici, a foglie verdi e fiorami rossi e azzurri, ondeggiano su fondo d' oro. Vi è effigiato David, immerso nell' acqua fino al ginocchio, pregante. Indossa veste turchina a fitte piccole pieghe accusate con tratti bianchi, manto e mantelletta rossa, l' uno a risvolti verdi rischiarati d' oro copiosamente, l' altra ad archetti aurati. Lumeggiature rosse si spandono nel basso delle guance, lievi scorrono nelle orbite e sulle palpebre. La parte in ombra delle mani è modellata con spesso tratteggio bruno. Le tranquille acque son velate notevolmente di bianco nel lontano, quindi palpitano in un gioco di lunghe, frequenti pennellate bianche, riflettendo il paesaggio. Denso sfumato p112rosso rileva il verde del terreno, un picchiettio bianco i cespugli verde chiaro delle rive lontane sottolineate da ombre violacee, che investono anche le rupi sul davanti, mentre i monti, lontanando, si inazzurrano e impallidiscono. Tutto è determinato con estrema delicatezza: le rupi, il lieve moto delle acque in cerchi concentrici intorno al Profeta, il viso di lui raggiante profonda vitalità interiore.

La terza miniatura avviva la carta seguente. Nella lettera è figurato David assiso. Mirabilmente lineato è il viso di lui, in cui si accusano le rughe, i raggrinzamenti della pelle, e l' occhio senile v' è con stupenda evidenza caratterizzato: socchiuso, incavato, gravato dalle sopracciglia.

Nella Biblioteca Provinciale son custoditi molti codici miniati, ma soltanto pochi han pregio singolare. Tra essi è un Corale della fine del secolo XV, che si può ascrivere allo stesso indirizzo, alla stessa officina cui appartengono i due già esaminati. Le miniature p113son meno elette nel disegno, meno fuse nel decoro, con tratteggio grave nell' incarnato. Affinità con questo gruppo offrono il Corale n. 2, commesso da Jacopo di Notar Nanni, verosimilmente perchè vi fu aggiunto il suo stemma, e l' Antifonario distinto dal n. 5, fregiato dello stemma Agnifili: altri, invece, vede in essi un apporto fiorentino sopra un fondo aquilano.

Un Antifonario che convien ricordare è quello segnato col n. 6 A. c. 2, in una D alluminata è espressa la Vocazione di Andrea all' apostolato. Sotto si legge: orate, dev(m) pro aia Michele' Ageli Perus. A questo Micheleangelo perugino, che può essere anche il committente, ma, se miniatore, è debolissimo, si erano assegnati in blocco i codici del Museo e della Biblioteca senza ragione alcuna.

L' Oreficeria e la Pittura su Vetro. — Una scuola aquilana di oreficeria è p114certamente esistita. Ma essa grandeggiò quando quelle più cospicue di Sulmona e di Guardiagrele ebbero raggiunta alta rinomanza. È controverso se alla metà del Trecento — cioè poco prima che si sviluppasse la scuola teramana — o a quella del secolo successivo si debbano riportare le affermazioni iniziali. Le opere vennero contrassegnate, fino a metà circa del secolo XVI, dal marchio A Q L, che assunse diverse di cui finora quattro son note. Col secolo XVIII il ciclo si chiuse. I lavori aquilani sentono l' azione delle officine di Sulmona e Guardiagrele. La produzione giunta a noi è scarsa e non di gran pregio. Le dispersioni furon considerevoli, così che vane riescono le informazioni raccolte intorno a parecchi orafi.

Perduti sono anche i saggi che artisti forestieri lasciarono nell' Aquila — come la Croce che Baldassarre Ponciano da Brescia sbalzò nel 1492 per S. Maria di Cascina — e i molti esemplari di fabbrica sulmonese, dei quali si è salvata l' Urna di S. Francesco, p115ad Assergi presso l' Aquila, foggiata dal padre di Silvestro dell' Aquila, Giacomo da Sulmona (1481), che, per la morte onde fu sopraggiunto tra il 1480‑88, la lascio incompiuta.

All' Aquila una sola reliquia della scuola civica è conservata, nel Museo, una Croce, adorna con mano inesperta, distinta della scritta: Ioannes magistri Bartolomei Rosecci de Aqla de elemosina facta MDLXXV, oltre ad alcuni frammenti di un' altra croce del medesimo artista nella chiesa di S. Maria di Paganica.

[ALT dell' immagine: zzz. It is zzz.]

Museo Civico — Croce di B. Rosecci

(Fot. Carli)

L' unico cimelio di oreficeria veramente pregevole che l' Aquila serbi è la Croce del Duomo, lavoro del massimo orafo abruzzese, Nicola da Guardiagrele. Questi ricevette commissioni frequenti dalle chiese aquilane: sbalzò una Croce per S. Silvestro; di un' altra ebbe incarico da S. Maria di Paganica, con atto del 1447, ribadito nel 1451; da un documento dell' 11 febbraio 1462 si ricava che un' altra ancora gli venne affidata dalla chiesa di S. Biagio, e poi, per la morte di lui, fu fatta completare da Antonio di Renzo di Sassa e Giovanni Zuzio, altri orafi de' quali si han notizie soltanto. La Croce della Cattedrale (sacrestia) reca impresso l' iscrizione: opus Nicolai Andree d(e) Guardia A. D. MCCCCXXXIIII. Sta, dunque, quasi nel mezzo dell' attività di Nicola. Lo spirito dell' ornamentazione è assai affine a quello della Croce di S. Maria Maggiore in Guardiagrele (1431). Mentre le prime opere di Andrea, quali gli Ostensorî di Francavilla e di Atessa (1418) e la Croce di S. Maria Maggiore in Lanciano (1422) spumeggiano nelle più squisite eleganze del gotico, nella Croce aquilana lo spirito ogivale traluce alquanto affievolito. Più che il dettaglio lussureggiante, Nicola s' industria qui a cogliere il segreto dell' espressione, che aveva cominciato a scrutare fin nelle Croci di Lanciano e di Guardiagrele. Si osservino gli Evangelisti p116assorti, la Vergine angosciata, il Cristo languente, la Pietà corsa da vivaci fremiti di vita. Il brio ornamentale rigurgita sempre, però, e si espande rigoglioso dovunque. La fattura non è fine. Alcune parti furon mutate, come qualche lamina del fondo; altre si devono ad aiuti.

[ALT dell' immagine: zzz. It is zzz.]
		
[ALT dell' immagine: zzz. It is zzz.]

Duomo — Croce, di Nicola da Guardiagrele

(Fot. Alinari)


[ALT dell' immagine: zzz. It is zzz.]

Duomo — Croce, di Nicola da Guardiagrele

(Fot. Alinari)

Nella stessa Cattedrale è custodito il Basamento per la Statua di S. Massimo, attribuito a Nicola, mentre è soltanto una imitazione della sua arte, al pari delle parti originarie della statua di S. Massimo, della quale parecchi elementi vennero rinnovati.

[ALT dell' immagine: zzz. It is zzz.]

Duomo — Basamento per la statua di S. Massimo

(Fot. Alinari)

Nessuna traccia è conservata in patria dell' opera di quell' Amico aquilano, pittore di vetri a oro graffiti, che segnò il proprio nome e l' anno 1447 in una piccola Crocifissione conservata a Bergamo (collezione privata), e al quale ci ascrive una Natività del Museo Civico di Torino e un S. Paolo nella Collezione del marchese Albites a Firenze.

Nel Museo si può ricordare una vetrata illustrata con la figurazione di S. Massimo, opera del secolo XVI.


[ALT dell' immagine: HTML 4.01 valido.]

Pagina aggiornata: 2 Gen 11