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La festa
di Sant' Emiliano

Questa pagina riproduce una parte di

Curiosità storiche trevane

di
Tommaso Valenti

pubblicato da F. Campitelli, editore,
Foligno, 1922

Il testo è nel pubblico dominio.

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La torre
di Matigge

 p61  La dote e il corredo delle spose

[ da La Torre di Trevi, Anno I N. 5 del 20 Febbraio 1898 ]

Nel secolo XVI, e cioè poco dopo il 1530, si preoccuparono i governanti di Trevi per la troppa ricchezza delle doti e del corredo che i genitori o gli altri parenti assegnavano alle fanciulle da marito.

Da ciò derivava spesso l' impoverimento delle famiglie e i Padri coscritti d' allora vollero seriamente provvedere, collo stabilire, dirò così, un calmiere per le doti e i corredi, come, del resto, accadeva dovunque, o quasi.

La quantità di denaro da assegnarsi in dote e la misura dei corredi erano regolate a seconda delle diverse condizioni sociali delle famiglie. I Dottori in legge non potevano assegnare più di 300 Scudi fra dote e corredo: i Notari e i Cittadini 200 Scudi; e gli altri tutti non più di 100 Scudi. Chi trasgrediva incorreva nella pena di 500 Scudi.

 p62  A rendere più efficace queste disposizioni si chiese e si ottenne l' approvazione del Papa.

E infatti il 2 febbraio 1535 Paolo III spediva un Breve, col quale ratificava lo Statuto dotale deliberato dal Consiglio di Trevi, anche perchè il lusso eccessivo nelle vesti non era conveniente alla cristiana modestia.

Sembra però che non ostante la fortissima pena pecuniaria e la sanzione Pontificia i babbi e gli zii Trevani non potessero fare a meno di adornare di bella cornice le loro fanciulle che andavano spose. E fu allora che il Comune, per tutelare sempre meglio gl' interessi delle singole famiglie, chiese ed ottenne dallo stesso Papa Paolo III, che i contravventori a quelle disposizioni statutarie incorressero, nientemeno, che nella scomunica, dalla quale non poteva assolverli che il Papa in persona, fatta eccezione per chi fosse trovato in articulo mortis.

Il Breve relativo è del 5 febbraio 1536.

Questo estremo rimedio fu sufficiente a frenare la prodigalità dei dotanti. Ma ne derivò un altro gravissimo inconveniente: i giovani trevani rinunciavano a sposare le loro concittadine con una dote tanto misera, e andavano invece a cercare moglie fuori di paese. Si dovette quindi rimediare alla meglio; ed il Comune chiese dal Papa la revoca delle disposizioni antecedenti. E infatti, un Decreto del  p63 Penitenziere Pontificio, in date 26 luglio 1542, abolisce tutte le disposizioni relative alle doti ed ai corredi. In questo Decreto il Penitenziere riconosce il danno che derivava alle fanciulle trevane di rimaner nubili, per cagione della dote e quindi, abrogata ogni altra legge in contrario, lascia ampia facoltà ai parenti di dare alle spose qualunque dote e qualunque corredo, di vesti e di gioie. Autorizza, quindi, i Notari, a stipulare qualunque contratto di nozze.

Con tutto ciò, pochi anni dopo si sentì il bisogno di regolare nuovamente questa faccenda, e il 1567 il Consiglio all' unanimità deliberava che il Dottore potesse dare in dote Fiorini 7001 e per il corredo una veste di panno di colore rosato o paonazzo, un' altra veste di drappo, un filo di perle, quattro anelli, una collana d' oro del prezzo di Scudi 12, una cuffia, un colletto d' oro e una filza di margarite. Il Notaro poteva assegnare Fiorini 500 e la veste di panno fino del valore di Scudi 25. l' artigiano Fiorini 400. I contadini più ricchi Fiorini 200, e Scudi 12 per il vestire; i meno  p64 ricchi Fiorini 150 con Scudi 10 per il corredo. Tutto ciò sotto pena di Scudi 500 per i trasgressori.

Ma la cosa era troppo ardua ad ottenersi e così alla fine di quel secolo, cioè dopo il 1590, si lasciò nuovamente ampia libertà nel dotare le fanciulle: tanto che potevano avere anche 2000 Scudi, somma assai rilevante per quei tempi.

Fu solo nel secolo scorso, e precisamente nel 1736, che si ebbe una nuova limitazione a questo diritto, quando Clemente XII proibì di mettere abiti guarniti d' oro e d' argento nei corredi delle spose.


Nota dell' autore:

1 Il Fiorino della Marca, che era quello che correva a Trevi, valeva 5 grossi; così trovo notato in un codice del 1519. Attualmente equivarrebbe a L. 2,656.


[ALT dell' immagine: HTML 4.01 valido.]

Pagina aggiornata: 26 Mar 16