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La Chiesa
delle Lagrime

Questa pagina riproduce una parte di

Curiosità storiche trevane

di
Tommaso Valenti

pubblicato da F. Campitelli, editore,
Foligno, 1922

Il testo è nel pubblico dominio.

Questa pagina è stata attentamente riletta
e la credo senza errori.
Ciò nonostante, se vi trovate un errore, vi prego di farmelo sapere!

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[ALT dell' immagine: (collegamento alla parte seguente)]
Il Lago
 

 p43  Una strana consuetudine

[ da La Torre di Trevi, Anno I N. 4 del 2 Febbraio 1898 ]

Nel secolo XVI, e forse anche prima, erano soliti i Trevani, la prima volta che durante l' anno cadeva la neve, d'andare al Convento della Madonna delle Lagrime, e fare una specie di guerra ai Canonici Regolari Lateranensi, ivi residenti, detti volgarmente "Rocchettini". Il popolo assaliva il monastero, legava i Canonici, e non li rilasciava se prima non pagavano il riscatto. Questo che, per i ragazzi e gli adulti era un allegro divertimento, era, vice-versa, un grave incomodo per i pacifici religiosi. Essi dunque ricorsero all' Autorità ecclesiastica, perchè provvedesse.

Ecco come racconta il fatto un Preposto del Convento:

"Memoria a tutti li posteri et agenti del monasterio, qualmente essendo io D. Theodoro Mortariensis preposito del 1557 nel meso  p44 di novembrio vedendo l' abuso et disordine che era de Triviaschi di venir ad assaltare il monasterio quando veniva la prima volta la neve et etiam a scalar il muro per far trarre li padri a darli la manza, feci venir un bando da Spoleti, che, a pena cinquanta Scudi d' oro a chi ardirà far tal insulto, pur non nominando Chiesa particolare ma in generale; però sareti avvertiti ad altre volte non gli dar cosa alcuna; ma se vorranno far insulto per lo avenire gli mostrariti lo bando che è nelle scritture della Madonna, cioè una copia, con scrivere a Spoleti a Monsignor Vicario".

E il bando è questo:

Havendo il R.do Mons. Io: Pietro Fortiguerra da Pistoia d.re dell' una et dell' altra legge nel vescovato de Spoleti Vicario generale presentito che nella terra de Trevi et suo territorio essere uno abuso in grande detrimento pericolo et prejudicio de persone et luoghi relligiosi esistenti in ditta terra et suo territorio diocesi de Spoleto che ogni anno la prima volta che cade la neve se fa cohadunatione de brigate, etiam con tamburo et arme over senza et così cohadunate se ne vanno a turbare il quieto e pacifico vivere de persone religiose intrando per forza e violentia nelli monasteri, chiese overo habitationi d' essi religiosi, havendo ardire ancho de scalar le mura  p45 sotto testo de jocare o fare alla neve, havendo ancho ardire de metter mano a dosso de detti religiosi, con farli precioni et con farli pagare il rescatto o mancia, contra ogni honestà et decoro, non considerando il pericolo et grande scandalo che ne può nascere atteso massime il rispetto grande che haver si deve a religiosi et essendo che a S. S.ria R.da se appartiene il rimediare a simili inconvenienti per il debito del suo officio ne volendo restare di fare le debite provisioni et remedii per quiete de' religiosi et per salute delle anime, però dunque per auctorità del presente pubblico bando overo edicto ordina comanda et expressamente prohibisce a tutte e singole le persone di qual si voglia stato, grado o conditione della ditta terra et suo territorio overo ivi habitanti, commoranti o viandanti che ardisca o presuma in (alcun modo) turbare . . . il . . . pacifico vivere delli detti religiosi con neve o senza nelle loro habitazioni o fuori nè meno per tal conto andarli ad assaltare a casa o monasterij, toccarli, ingiuriarli, farli pregioni nè altro preiudicio ne' in fatti, nè in parole per alcun tempo o mai; ma lasciarli vivere et stare in pace et quiete et attendere alli loro doveri officij et devote orationi continue; sotto la pena et alla pena de cinquanta scuti de oro da applicare per ogniuno che contrafarrà  p46 al presente bando, et che in tutto o in parte quello violarà in alcun modo, alla fabbrica del palazzo Episcopale, et de excomunicatione da incorrere ipso iure et ipso facto da ognuno che contrafarrà al presente bando; et vuole et comanda sotto le dicte pene pecuniarie che ogni et qualunque religioso serrà ricercato da qual si voglia persona sopra la pubblicatione et notificatione del presente bando nelle loro chiese mentre si celebrano li officij divini et ce è il populo ad ascoltare devano tal bando pubblicare et notificare per li lochi soliti et consueti ad ogni semplice requisitione, come di sopra; et sotto le dicte pene pecuniarie et de excomunicatione. Et vuole anchora che l' afficione de copie simplici del presente bando per leº mano de alcuno notaro della corte episcopale alla chiesa di Santo Emiliano o de Sancta Maria delle Lacrime overo alcuna altra della sopra ditta terra cioè alla porta de esse chiese habbia forza tale come se da persona in persona fosse stato notificato et intimato et che nisciuno se possa excusare de non haverne havuta notizia et che quanto alle pene pecuniarie il patre sia tenuto per il figliolo, il padrone per il garzone et il magior di casa per ognuno della sua famiglia che a tal bando contravenesse esortando ogniuno ad obbedire. Dechiarando che se darrà piena fede  p47 ad un solo testimonio con il juramento del religioso che haverà patito et che se procederà contro li transgressori per inquisitione, accusa, inventione, denuntia, et in ogni altro meglior modo acciochè l' errore non resti impunito et ne seguiti maior inconveniente.

In quorum fidem ecc.

Datum Spoleti ex Palatio Episcopali, die 6 9.bris 1557".

Ma le speranze del P. Teodoro andarono fallite, perchè il popolo non voleva abbandonare il suo solito divertimento. Infatti nel 1571 un altro monaco, D. Gabriele da Piacenza scriveva:

". . . Al tempo del P. D. Tehodoro da Mortara fussi fatta bona e santa provisione contra questi Trevani che si sogliano venir a molestare al tempo della prima neve con dir essere usanza di dar loro la manza (mancia) per liberarci. Non di meno quella prohibitione fatta da Monsignor Vico. di Spoliti quasi maij se è potuto osservare perchè prima da molti anni in quà gli prevosti si mutano ogni dui anni e puoi non se curano tanto de legger li memoriali.

Poi sono tanto importuni che quasi vengano a farci violentia con dir sempre essere stata tale usanza di dar loro la bona mano a simili hiorni. E non solo vengano li giovanetti figlioli in grossa compagnia, ma dopo  p48 loro vengano li gioveni grandi e homini di magior eta a far mile insolentie alle porte tanto di Giesa come di caxa, de maniera che questo anno del 1571 fu forza rendersi a dargli la bona mano e del precetto di Spoliti se ne facevano beffe, anzi se non se ge dà quello che vogliano, dicono esser usanza di donar loro un fiorino. Per tanto io D. Gabriel da Piacenza al presente qua prevosto mi deliberaij se dovessi mandar a posta a Roma di non tolerar più questa presuntuosa insolentia. Perciò in caxo che io non ritornassi più alla cura di questo locho, siano avertiti li R.di Prevosti provedergli al meglio che san(n)o o per Roma o per via di Perosa. Io mandaij a pigliar la chorte del Podestà ma non ci puoteti far cosa bona, per esser li Trevani in numero più de sexanta persone. De modo che tanto non vi poteti reparare che bisognò donar loro tre paoli".

Questi i documenti su tale poco civile passatempo invernale dei Trevani. Come l' usanza sia finita non ci sono memorie che ce lo dicano. Ma è presumibile che i Trevani si siano una buona volta persuasi che, se per tutti sotto la neve c' è il pane, non era nè giusto nè umano che quei poveri religiosi ci trovassero invece le . . . legnate.


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Pagina aggiornata: 26 Mar 16