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Bevagna (5)

Questa pagina riproduce una parte di
Spello, Bevagna, Montefalco

di
Giulio Urbini

stampato dall' Istituto Italiano d' Arti Grafiche
a Bergamo
1913

Il testo è nel dominio pubblico.
Le eventuali foto a colori sono © William P. Thayer.


Se vi trovate un errore, vi prego di farmelo sapere!


[ALT dell' immagine: (link alla parte seguente)]
Montefalco (1)
p75

Bevagna

(6a parte di 6)


[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta di un particolare della facciata della basilica di S. Silvestro a Bevagna, nell' Umbria.]

Particolare della facciata
della basilica di S. Silvestro.

(Fot. I. I. d' Arti Grafiche).

Ma lasciando da parte qualche decorazione dei nominati Piervittori e Bruschi nelle sale del teatro, affrettiamoci a visitare il più insigne monumento d' arte che oggi possegga Bevagna; cioè la tanto notevole sebbene forse non abbastanza nota Basilica di S. Silvestro, fortunatamente sfuggita al pericolo che verso il 1870 la minacciava per un malinteso disegno di allargamento della piazza. Essa, quantunque lasciata da troppo tempo in cattivissime condizioni, è una delle poche chiese del sec. XII che si conservino nella originaria integrità, non avendo subìto che qualche modificazione di nessun conto, e ci offre perciò, come nessun' altra, il tipo semplice e severo della basilica romanica umbra, derivante, specie nella disposizione interna, dalla basilica paleocristiana. — La facciata, pur non priva di qualche eleganza nella sua severa semplicità, è costrutta a conci di travertino e di pietra rossa. Ha una sola porta, ad arco di tutto sesto, composta di travertino, di pietra rossa e di marmo rosso: in alto tre finestre corrispondenti alle tre navi; e sopra ad esse, per tutta la lunghezza della fronte, una piccola cornice rabescata, sopra la quale, a sinistra un tratto dell' antico finimento e a destra il campanile, di cui c' è pure un piccolo avanzo, p76di costruzione probabilmente posteriore, perchè questa facciata doveva finire, con ogni verosimiglianza, a timpano, come le altre coeve. — E venendo ora più particolarmente alle sculture decorative, noterò come qualcuno vi abbia voluto vedere tutto un recondito significato allegorico, cioè "la nobiltà della Chiesa di Cristo, considerata nella sua origine, nella sua dottrina, ne' suoi difensori e nel cibo divino che dà ai figli suoi". Così, nel fregio della porta, il monticello a destra dovrebbe simboleggiare Cristo; i quattro ruscelli alle sue radici, i quattro Evangeli; la vite rigogliosa e ricca di grappoli, che nasce dal detto monticello, la Chiesa o il Salvatore stesso; i vari animalucci fra i pampani, i fedeli, e il dragone che getta un fiume dalla bocca, e con cui termina a sinistra la vite, il demonio. La cornice nell' alto della facciata è soprattutto adorna d' animali di varie specie. Incomincia, a sinistra, con una volpe in corsa, alla quale si fa contro un lupo con la coda alzata e irta; poi viene un cervo (?) beccato sul dorso da un uccello con l' ali alzate; poi la parte di mezzo della cornice, più sporgente sopra la trifora, è ornata al disotto di rose e di foglie; dopo la quale ricomincia la riga degli animali: due teste di bove quasi unite, a cui fan seguito due bipedi alati, l' uno dei quali avvolge la coda intorno al collo dell' altro come per trascinarlo; un' altra testa di bue, una testa che dai lunghi capelli parrebbe di donna, due bipedi con una sola testa d' uomo e in ultimo un grifo seduto, quasi a guardia p77di qualche cosa. Più arduo, come si vede, deve riuscire lo sforzo d' interpretare simbolicamente questa cornice, i cui animali non credo davvero che abbiano un significato nè singolo nè collettivo, e lascio volentieri ad altri il gusto, innocente ma non sano, di volercelo ad ogni costo trovare. Poichè i molti passi scritturali onde studiosamente si vuol dare aspetto di qualche verosomiglianza a un' interpretazione molto più ingegnosa che vera, non so con quanta probabilità, in tempi di scarsa cultura, potessero formare tutto un difficile disegno simbolico nella mente, non dico del marmorario, ma degli stessi ecclesiastici che commettevano l' opera. E si sa bene, del resto, quanto nell' arte di quel tempo sia difficile distinguere gli elementi simbolici dai molti puramente fantastici e derivati dall' antico, che poi il più delle volte si confondevano insieme. Infatti non pochi motivi, nella cornice, accusano la diretta influenza dei monumenti classici, che si conservavano ancora specialmente nelle minori città. E l' autore di quest' opera? Si guardi nello stipite della porta, a destra, e si leggerà un' importante iscrizione dalla quale possiamo ricavare la data 1195, regnante Enrico imperatore; i committenti, cioè il priore Diotisalvi e i suoi frati, e l' autore maestro Binello, che, come altri artisti contemporanei, sarà stato probabilmente architetto e marmorario. — San Silvestro è di modeste proporzioni, poichè non misura internamente che metri 25,15 di lunghezza e 10,80 di larghezza. Non ha braccio traverso, ed è spartita in tre navi, tra le quali si comunica per mezzo di dieci archi (cinque per parte) sostenuti da grosse colonne con rozzi e scompagni capitelli, che corrispondono alle pesanti proporzioni del resto. Dopo il terzo arco, ricadente su massicci pilastri, comincia nella nave media, con semplicissimo arco trionfale, il bema o presbiterio, molto rialzato, su undici gradini; e questa nave di mezzo, larga circa quattro metri, finisce in abside, con una finestra, dinanzi a cui s' ergeva l' altare su due gradini, ed è coperta con volta a mezza botte, costruita in pietra come quella delle collaterali, le p78quali però sono a quarto di cerchio, simili agli archi rampanti che poi si usarono a rinfianco degli edifizi gotici. (Quella però della collaterale destra, essendo da molto tempo rovinata, lascia scoperta l' armatura di legname, a sostegno del tetto conico). Le collaterali nel presbiterio terminano con muro rettilineo, aperto in ciascuna da una finestrina a feritoia con forte strombo all' interno; e sotto al presbiterio terminano in due nicchioni, di cui quello a destra ha un cadente arco di mattoni, rifatto, pare, nel quattrocento; per quello a sinistra si scende, con sedici gradini, nella cripta, coperta da sei volte a crociera su archi di tutto sesto, tranne quello di mezzo piuttosto p79scemo, e sostenuti da grosse colonne, una delle quali con logoro capitello di marmo, tolto da un edifizio romano. Anche questa cripta termina in abside e prende luce da poche feritoie a strombo, che una volta erano forse chiuse da alabastri, come pure quelle simili della chiesa. — Nella quale giacciono dispersi qua e là frammenti di sculture, capitelli, lapidi (anche romane); ma dell' antica decorazione non rimangono più che due affreschi di scuola umbra, uno de' quali guasto da restauri del seicento. Più di questi però interessano tre, non "altari di forma per noi nuova e sorprendente", come altri ha creduto, ma monumenti sepolcrali, che nel 1872 dovevano essere ancora completi, e ora bisogna ricostruir mentalmente; poichè nei due della nave a sinistra non rimane più che la parte inferiore, o basamento marmoreo, in forma di pluteo addossato al muro; mentre nella nave destra non rimane più, invece, che la sola parte superiore, formata da due sottili colonne con capitelli scompagni e abaco fortemente sporgente, su cui posa una ghimberga internamente a trilobi, come si vede in certe prospettive giottesche.


[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta del Palazzo dei Consoli e della basilica di S. Silvestro a Bevagna, nell' Umbria.]

Palazzo dei Consoli (ora Teatro Torti)
e basilica di S. Silvestro.

(Fot. Moscioni).


[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta dell' interno della chiesa di S. Silvestro a Bevagna, nell' Umbria.]
		
[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta dell' interno della chiesa di S. Silvestro a Bevagna, nell' Umbria.]

Interno della Basilica di S. Silvestro

(Fot. I. I. d' Arti Grafiche).

Di rimpetto a questa chiesa sorge l' altra, pure interessantissima e quasi gemella, di S. Michele Arcangelo, dovuta, come si legge nello stipite di sinistra, allo stesso Binello, questa volta insieme con un Rodolfo, tutt' e due certamente della scuola p80classica di marmorari umbri, se non forse anche della stessa Bevagna, poichè non si conoscono altre fabbriche o sculture da essi altrove firmate, sebbene a loro si attribuiscono altre opere, come i fregi intorno alla porta di S. Maria Maggiore a Spello e la ricca porta nel prospetto laterale di S. Feliciano di Foligno, la quale però, secondo una Cronaca del 1421, lasciata da un Lodovico Morgane, e conservataci dallo Iacobilli nella Bibl. del Seminario di Foligno, si sarebbe fatta "venire per mare". Questa facciata di S. Michele è volta ad oriente, e si mantiene, come in antico, di forma semplice e severa, da farla sembrar, come l' altra, piuttosto una fortezza che p81una chiesa; ma è guasta da un orrendo finestrone del sec. XVIII. Grande e ricca la porta di mezzo, a tre larghe fasce, di cui la minore rabescata a girali di fogliami con rosoncini come a S. Maria Maggiore di Spello, nella Basilica del Salvatore, nel Duomo e in S. Pietro di Spoleto, nel Duomo di Foligno ecc.; la seconda di pietra rossa, liscia, e la terza ornata d' un mosaico sul fare di quelli cosmateschi, proprio come nei frammenti della facciata di S. Pietro a Spoleto e nel portale del Duomo di Foligno. Negli stipiti, molto ornati, sono inseriti gli avanzi di una bella cornice romana, e nei capitelli decorativi sono scolpiti due angeli con due distici leonini.


[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta della chiesa di S. Michele Arcangelo a Bevagna, nell' Umbria.]
		
[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta del portale della chiesa di S. Michele Arcangelo a Bevagna, nell' Umbria.]

Facciata della chiesa
di S. Michele Arcangelo.

Portale della chiesa
di S. Michele Arcangelo.

(Fot. I. I. d' Arti Grafiche).


[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta della chiesa di S. Michele Arcangelo a Bevagna, nell' Umbria.]
		
[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta del portale della chiesa di S. Michele Arcangelo a Bevagna, nell' Umbria.]

Navata centrale della chiesa
di S. Michele Arcangelo.

Abside della chiesa
di S. Michele Arcangelo.

(Fot. Majotti).

p83 L' alto campanile fu rifatto posteriormente. — L' interno è tutto rinnovato. Nel 1465 il priore Bernard Eroli, poi cardinale, ne rifece a sue spese il soffitto, ricoperto poi dalle volte più basse, quando la chiesa fu completamente ammodernata nel 1741. Poi, crollata pei terremoti nel 1832, ebbe altre modificazioni nel '34; ma tuttavia, confrontandola specialmente con S. Silvestro, se ne possono ricostruire mentalmente tutte le forme originarie. Anch' essa è a tre navi, comunicanti con dieci archi per parte, sorretti, dove non siano pilastri, da quattordici colonne, che si dicono tutte d' un pezzo e, secondo una malsicura tradizione, cavate tutte dall' Imbersato, ma ora guaste da un intonaco di sconcia grossezza, come può vedersi in una delle ultime p84a destra, di cui rimane scoperta una piccola parte, per lasciar visibile un' antica pittura. Il presbiterio è più alto di tredici gradini e comincia dopo la settima arcata; è lungo tre campate e nella nave di mezzo finisce con una piccola abside. — Allo spazio del presbiterio poi corrisponde una cripta, rimodernata anch' essa, ma che pur serba, sotto rozze e fitte reti metalliche, due affreschi del secolo XIV. — Nella prima cappellina a destra si può vedere, sebbene poco importante, un Fonte battesimale, a forma di pisside e con sportello di legno intagliato, che rappresenta il Battesimo di Cristo. — Nella Cappella del Carmine (ultima a destra) gli affreschi del Camassei, ancor giovanissimo, furono molto guasti, specialmente pei terremoti del 1832. Sotto p85le due arcate laterali, due composizioni in cattivissimo stato, che qualcuno vorrebbe togliere al Camassei, cioè a sinistra il Presepio, a destra l' Adorazione dei Magi. — In sagrestia una piccola tela a olio incollata sulla tavola, con la Cena di Cristo, di scuola veneta (1590). — All' esterno è interamente visibile l' abside semicircolare, come a S. Silvestro, dove però è scompartita solo verticalmente da due lunghissime ed esili semicolonne che si ripiegano in archi, mentre qui è scompartita in due piani (chiesa e cripta) da una fascia orizzontale dentellata, e verticalmente in tre parti da alte semicolonne con capitelli scompagni.

La chiesa di S. Filippo, edificata nei primi decenni del settecento, sfoggia un p86gran lusso di decorazioni a stile rococò, specialmente nelle bizzarre cantorie, e affreschi, in gran parte allegorici, di vivace colorito, che sono attribuiti a Gio. Batt. Michelini di Foligno, scolare di Guido Reni.

La chiesuola di S. Lucia, dov' era una tela a olio, con la detta santa, della scuola di pie Berettini da Cortona, ora è ridotta a bottega da falegname. — La chiesa infine di S. Agostino, con un convento fondato nel 1316, serba ancora, qua e là, le tracce di una grande decorazione d' affreschi di maniera giottesca, in massima parte scialbati.

Passando il cancello che mette al ponte sul Clitunno e volgendo a ponente, si potrebbe andare al santuario della Madonna delle Grazie, che da piccola cappelletta diventò una discreta chiesa, eretta nel 1583, secondo un piccolo modello di legno, scomponibile, che si conserva nella camarlingheria della Misericordia (chiesa della Consolazione). È a tre navi, con cupola su pianta quadrata e con il breve coro che si chiude a parete rettilinea. — I due quadretti, ora smarriti, che il cardinal legato Carlo Riario avrebbe "fatti dipingere, per voto, dal celebre Pietro Perugino", non potevano essere che di un altro qualunque pittore di Perugia, poichè il Vannucci a tempo di quella legazione era già morto.

Ed eccoci in fine nel Giardinetto, pieno di fiori, presso le classiche onde del Clitunno, dove sopra un basamento di circa due metri, fregiato d' una concettosa epigrafe di Ciro Trabalza, sorge, scolpito nel 1901 da Giuseppe Frenguelli di Perugia, l' espressivo busto di Francesco Torti, del solitario pensatore e critico, che per più di mezzo secolo stette saldo contro gli assalti e le insidie dei pedanti, dei retrivi e dei tristi.


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Pagina aggiornata: 23 Ago 05