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Spello (1)

Questa pagina riproduce una parte di
Spello, Bevagna, Montefalco

di
Giulio Urbini

stampato dall' Istituto Italiano d' Arti Grafiche
a Bergamo
1913

Il testo è nel dominio pubblico.
Le eventuali foto a colori sono © William P. Thayer.


Se vi trovate un errore, vi prego di farmelo sapere!


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Spello (3)

[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta di uno scorcio di Spello, nell' Umbria.]

Un tratto di via del Calzo

(Fot. Alinari)

p22

Spello

(2a parte di 6)

Della mirabile cerchia romana, da assegnarsi probabilmente all' epoca d' Augusto, ora non rimangono che alcuni avanzi. Un bel tratto, lungo circa centodieci metri e assai ben conservato, comincia dinanzi al campo della fiera, ed è formato, con perfetta esecuzione, di piccoli parallelepipedi di calcare subasiano, disposti a strati regolari, d' un' altezza che varia dai quindici ai trenta centimetri, e commessi con pochissimo cemento, ma assai tenace. Da piedi, due o tre strati, sportando un po', formano come uno zoccolo, a cui, nove file sopra, fa riscontro un altro strato che aggetta allo stesso modo e che verso il Borgo, presso i miseri avanzi di una torre quadrata, va a combaciare col detto zoccolo, il quale segue la salita della strada, corrispondente perciò all' antica anche nella pendenza. Nel tratto di fronte alla chiesa di S. Ventura è scolpito un distico allusivo alla leggenda d' Orlando, secondo la quale l' incavo alto da terra oltre novanta centimetri, sarebbe stato prodotto dal focoso Paladino, ictu mingendi (sarà bene dirlo in latino), o indicherebbe, secondo un' altra versione, l' altezza del suo ginocchio, come le due fossette ovoidali, a un metro e sessantatrè, quella de' gomiti, e come quella del collo si troverebbe, a circa tre metri, in una sporgenza di forma allungata, presa invece da altri per "un gros phallus de pierre" (la candida lettrice non ne chieda la traduzione), il quale deve aver suggerito al Carducci, nella Prefazione al "Furioso", l' accenno a Ruodlando "gigante e peccatore a Spello".


[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta di uno scorcio di Spello, nell' Umbria.]
		
[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta di uno scorcio di Spello, nell' Umbria.]

Via delle Torri (già del Calzo)

Mura e Porta Urbana.

(Fot. Alinari)


[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta di uno scorcio di Spello, nell' Umbria.]

Porta Consolare

Ma ecco, pochi passi più oltre, una severa Porta d' ordine toscano, a massi squadrati p23d' una grandezza media di settanta per quarantacinque centimetri, chiusa da molto tempo e distinta sempre con la denominazione di "urbana". — Poco più oltre le mura piegano ad angolo ottuso e vanno salendo a mezza costa, per un altro lungo tratto, meno conservato, fino alla Porta Venere, volta a nord-ovest. Questa una volta era creduta etrusca, anzi uno dei più antichi esempi dello stile etrusco; ma si tratta invece di pochissimi avanzi d' una Porta romana a tre archi, d' ordine dorico o toscano, costruita di grandi conci di travertino e che occupava una larghezza di circa sedici metri. Si vede ancora l' avviamento del fornice a destra, impostato sopra un largo pilastro che sostiene ancora una parte della trabeazione. L' architrave è più aggettato del capitello, come nell' anfiteatro veronese; il fregio, più alto del solito, e sopra al cornicione si riconoscono alcuni avanzi dell' attico, non molto grande, e una di quelle colonnette che si vedono anche nel tempio di Poseidone a Pesto. Il nome di Porta Venere, datole costantemente, par che derivi da un tempio a essa dea, o unitovi o più probabilmente situato, come insegnava Vitruvio, fuori delle mura. Infatti, nella Villa Fidelia, che sta in direzione di questa Porta e conserva ancora, presso gli scogli, un bell' avanzo di costruzione romana, furono trovati, oltre ad un pavimento di mosaico, un' iscrizione che doveva essere sotto una statua di Venere, e alcuni resti della statua stessa. Aggiungo, per curiosità, che, secondo una superstizione gentilesca, la donna incinta che fosse passata per Porta Venere non poteva arrivare alla fine dell' anno. — Lateralmente sorgono, su massicci dadi di muratura, due belle torri dodecagone, costrutte di piccoli quadrati di pietra bianca e rossigna, le quali, sebbene scamozzate, possono dirsi tuttavia in buono stato. Romane non sono: le differenze architettoniche mostrano che furono aggiunte, assai posteriormente, alla Porta, quantunque leghino con essa molto bene; e forse non sono neppure dei tempi burrascosi delle invasioni barbariche, poichè vi si può notare una grande analogia con quelle a sedici lati del così detto Palazzo delle Torri a Torino, che sembra del sec. IX. — Congiunto alla torre di destra esiste tuttora uno stanzone di grossi muri, detto la Prigione d' Orlando, perchè, secondo la tradizione, passando a Spello il famoso paladino, vi sarebbe stato rinchiuso da alcuni popolani; finchè, saputosi chi era, gli spellani l' avrebbero preso per protettore e molti l' avrebbero seguito e sarebbero morti con lui a Roncisvalle! — Dall' altra torre si diramava un altro tratto dell' antica cinta che si ricongiungeva con l' Arce sul punto più alto del colle, il cui fianco è squarciato da tredici grotte manufatte, d' epoca incerta, ma assai vicina alla preistorica. — E ora sull' estremo lato meridionale, eccoci dinanzi alla Porta Consolare, a tre ingressi e interrata oltre due metri per l' inalzamento del suolo, onde il centrale ne rimase tanto sproporzionato che bisognò rimediarvi alla meglio con un riporto interno che parrebbe del quattrocento. Sopra questa Porta sono state collocate tre statue marmoree del basso Impero, che secondo alcuni sarebbero state scavate ne' pressi di Porta Venere; secondo altri, presso l' Anfiteatro, sullo scorcio del cinquecento.


[ALT dell' immagine: zzz. Si tratta di uno scorcio di Spello, nell' Umbria.]

Via delle Torri

(Fot. Alinari)


[ALT dell' immagine: HTML 4.01 valido.]

Pagina aggiornata: 23 Ago 05