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Le Chiese di Roma nel Medio Evo

di Christian Hülsen

pubblicato da Leo S. Olschki
Firenze
MCMXXVII

Il testo è nel pubblico dominio.

seguente:

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 p203 

MAPPA

B1. S. BALBINAE

Cenc. 22: sol. II — Paris. 367 Taur. 272: titulus presbyteri cardinalis, habet fratres S. Guillelmi X — Sign. 343, rel. 35 (Salvatoris S. Balbinae).

Titolo antichissimo già ovvio fra le sottoscrizioni del concilio romano del 595 (sopra p. 125 n. 13), ricordato anche nelle biografie di Leone III (795‑816; LP. XCVIII c. 73) e di Gregorio IV (827‑844; LP. CIII c. 22). Un Gregorius archipresbyter tit. Balbinae sottoscrive alla bolla di Pasquale I (a. 761) per S. Silvestro in capite (Federici Arch. soc. romana XXII, 1899, p. 262). Il nome del Salvatore, che nei sec. XIV-XVI spesso si congiunge con quello di Balbina (bolla di Urbano V del 1367‑68, a. VI ep. 44, citata dall'Armellini; Libri Indulgentium sopra p. 146 n. 20: S. S. in Malbina; documento del 1489 presso Lanciani Storia degli scavi I p. 86: SS. in Barbina; altro del 1519 ivi II p. 58: S. S. in Malvina; Tassa di Pio IV sopra p. 94 n. 228: S. S. della Balbina),  p204 provviene da una imagine miracolosa (achiropita) che ivi si venerava, ma a torto venne da alcuni considerato come il titolo originario del santuario. La chiesa esiste tuttora sul posto antico.

Del Sodo Vallicell. f. 134v., Vatic. p. 54; Panciroli 1 230 2 679; Lonigo Barb. f. 8v., Vallicell. f. 12; Severano Vallicell. G, 16 f. 88; Martinelli 76; Bruti vol. 12 (tom. XI) f. 99‑103 (lat.) = vol. 17 (to. XVI) f. 128‑132 (ital.); Nibby 118; Forcella VI p. 327‑332; Armellini 1 146 2 590; De Rossi RS. III p. 515; Duchesne al LP. II p. 43 not. 76; Cangiano Cenni storici del titolo di S. Balbina, Benevento 1901; Angeli 60. • Titi 73.

II Jh

B2. S. BARBARAE

Cenc. 250: den. VI — Paris. 365 Taur. 361: habet I sacerdotem — Sign. 31.

Chiesa fondata sopra le rovine del Teatro di Pompeo. Una iscrizione tuttora esistente nella chiesa, riferibile al giuspatronato esercitato sopra essa da un Giovanni de Crescenzio e sua consorte Rogata (Galletti Inscr. Romanae tom. II cl. XIV n. 1; Forcella VII p. 369 n. 788) viene attribuita al sec. XI. Nella bolla di Urbano III del 1186 (sopra p. 133 n. 39) è annoverata fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso. Da un libro censuale della basilica Vaticana del 1351 l'Armellini cita il passo: domum positam in Urbe in contrata Regulae iuxta hortum ecclesiae S. Barbarae, qui hortus adhaeret dictae ecclesiae. — Il Liber Anniversariorum della Compagnia del Gonfalone (sopra p. 65 n. 46) la chiama S. Barbarae in Satro: cognome conservato tuttora in quello della Piazza dei Satiri, ma che viene erroneamente messo in relazione con il ritrovamento di due statue del dio Pan poi si trasferite nel palazzo non lontano Della Valle. Quelle statue tornarono alla luce verso la fine del Quattrocento, mentre il nome di Satro occorre già nel principio del Trecento: un Iohannes Tartari a Satro comparisce nell'Inventario dei beni di S. Giovanni avanti Porta Latina compilato da Nicola Frangipani al tempo di Bonifacio VIII (Crescimbeni Storia di S. Giovanni p. 216), e la forma del nome non è mai Sat(i)ri, ma sempre Satro (così nel Liber Anniversariorum S. Salvatoris p. 496 ed. Egidi, ove nel 1484 si menziona una casa in regione Parionis in loco qui dicitur Satro, e pure in un altro documento del 1529 presso Lanciani Storia degli scavi I p. 246). — Francesco Albertini del libro de Mirabilibus Urbis Romae f. X ii v. ed. 1510 dice: Ecclesia S. Barbarae perpulchra constructa est a natione Anglicorum: ma questa deve essere una confusione con la chiesa non lontana di S. Trinità (oppure S. Tommaso) degli Inglesi; il cognome S. Barbarae  p205 Anglorum riferito dal Martinelli 346 non si trova in documenti del tempo. Col semplice nome di S. Barbara è registrata nei Liber Anniversariorum del Salvatore (sopra p. 55 n. 78) e di S. Maria in Aracoeli (p. 67 n. 7) e nei cataloghi dei sec. XV-XVI (p. 74 n. 164, p. 80 n. 33, p. 101 n. 68).

Del Sodo Vallicell. f. 119v., Vatic. p. 54 (S. B. alli Pelimantelli); Panciroli 1 232 2 695; Lonigo Barb. f. 8v., Vallicell. f. 12v.; Martinelli 77. 346; Ciampini de Vicecancellario 162; Fonseca de basilica S. Laurentii in Damaso 352; Nibby 120; Forcella VII p. 385‑400; Armellini 1 147 2 410; Angeli 61; Calvi Bibliografia 52. • Titi 101.

Per un riassunto storico-artistico e fotografico, si veda il mio sito.

B3. S. BARBARAE IN SUBURA

La biografia di Stefano IV (816‑817, LP. XCIX c. 4) c'informaº che il papa in oratorio sanctae Barbarae martyris in Subura fecit vestem de fundato. Ma nulla si sa circa il sito e le vicende del piccolo santuario.

Lonigo Barb. f. 8v., Vallicell. f. 12v. (dal LP.); Martinelli 346; Armellini 1 148 2 222.

B4. S. BARBARAE infra SS. Quattuor Coronatorum

Il biografo di Leone IV (847‑855; LP. CV) c. 42 e 44 registra doni fatti dal pontefice in oratorio beatae Barbarae qui consitum est infra ecclesiam sanctorum IIII Coronatorum: se questa cappelletta abbia fatto parte del santuario celimontano stesso, oppure dell'attiguo monastero, resta dubbio. Più tardi non viene più menzionata.

Lonigo Barb. f. 8v., Vallicell. f. 12v. (dal LP.); Armellini 1 149 2 501.

B5. S. BARNABAE DE PORTA

Paris. 325 (senza cognome) — Taur. 308: habet I sacerdotem.

Chiesuola situata, come si rileva dall'ordine nel catalogo torinese, vicino alla Porta Maggiore, ma scomparsa senza lasciar vestigî, dopo il sec. XIV.

Armellini 1 778 2 803.

B6. S. BARTHOLOMAEI DE ARENULA ovvero IOANNIS GAGETANI

Cenc. 239 (Ioannis Gagetani): den. VI — Paris. 275 (de Aureula) — Taur. 348 (senza cognome): habet I sacerdotem.

Chiesa annoverata fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso nella bolla di Urbano III del 1186 (sopra p. 132 n. 27: S. B. a domo Ioannis Gagetani).  p206 Dall'ordine topografico seguito in quest'elenco si rileva che w identica con quella ricordata dal Torinese fra S. Anastasio e S. Stefano de Arenula: a torto l'Armellini la volle identificare con S. Bartolomeo all'Isola, derivando il cognome dai palazzi dei Caetani presso il Porte Fabricio. Parimente erra il Ciampini (seguito dal Fonseca) credendo che fosse identica con S. Leonardo a Piazza Giudea, chiesa che viene riferita dal Torinese a suo luogo (v. sopra p. 41 n. 374, e più sotto L n. 37). Il sito non si può indicare con precisione: non può essere identica con quella moderna di S. Bartolomeo dei Vaccinari (v. più sotto S. Stephani de Arenula), sebbene forse non era lontana di là. Pare che sia scomparsa già prima del 1400.

Lonigo Barb. f. 9, Vallicell. f. 13 (dal Cencio); Ciampini de Vicecancellario 163; Fonseca de basilica S. Laurentii in Damaso 334; Armellini 1 97 2 620.

II Lk

B7. S. BARTHOLOMAEI DE INSULA

Cenc. 134 (senza cognome): den. XVIII — Paris. 273 Taur. 230: habet V clericos — Sign. 208, rel. 21 (de insula Lycaonia).

Chiesa tuttora esistente sul posto antico, fondata prima del mille sotto il nome dei SS. Adalberto e Paolino. Con questo nome e l'aggiunta in insula Lycaonia viene spesso mentovata in carte dei sec. XI-XIII (bolla di Benedetto VIII del 1018, Jaffé-Lowenfeld 4024; di Giovanni XIX del 1026, ivi 4076; di Benedetto IX 1033‑1048, ivi 4110; di Leone IX del 1049 ivi 4163; di Gregorio IX del 1236, Ughelli Italia Sacra I, 155). Ma siccome l'imperatore Ottone III vi aveva trasferito pure le reliquie dell'apostolo Bartolomeo (iscrizione del 1113 presso Forcella IV p. 531 n. 1826), questo nome si sostituì col tempo a quello originario. È menzionata pure nei Liber Anniversariorum e nei cataloghi dei sec. XV e XVI.

Del Sodo Vallicell. f. 60v., Vat. p. 47; Panciroli 1 233 2 616; Lonigo Barb. f. 1, Vallicell. f. 1 (S. Adalberti), Barb. f. 9, Vallicell. f. 13 (S. Bartholomaei); Severano Sette Chiese p. 317 sg., Vallicell. G, 16 f. 16v. (S. Adalberto), f. 88v. (S. Bartolomeo); Martinelli 77 sg; Nibby 123 sg.; Forcella IV, 527‑540, XIII, 443‑447; Armellini 1 97 2 620; Marucchi 464 sg.; Kehr IP. I p. 112; Angeli 63‑66; Calvi Bibliografia 52. • Titi 58‑60.

Per un riassunto storico-artistico e alcune foto, si veda il mio sito.

B8. S. BARTHOLOMAEI DE LATERANO

Cenc. 302 (S. B. Lateran.): den. VI, ignota et sine clericis.

Chiesuola d'altronde sconosciuta, se non si vuole credere identica con la seguente, oppure con quella di S. Andreae et Bartholomaei iuxta Lateranum (sopra p. 195 n. 53).

 p207  I Mtu

B9. S. BARTHOLOMAEI DE MERULANA

Paris. 274 Taur. 298: non habet servitorem.

Chiesuola scomparsa dopo il sec. XIV. Viene menzionata nella bolla di Onorio III del 10. nov. 1216 per S. Giovanni in Laterano (sopra p. 131 n. 9) come pure nelle descrizioni apocrife dei confini della parrocchia Lateranense, che si attribuiscono a Pasquale II e Callisto II (v. sopra p. 131), e pure nell'Inventario dei beni di S. Giovanni in Laterano compilato da Nicola Frangipani a tempo di Bonifazio VIII (Crescimbeni S. Giovanni avanti Porta Latina p. 168). Quando l'Armellini asserisce che dall'inventario dei Frangipani risulta che la chiesa confinava da un lato con i beni di quella dei SS. Quattro Coronati, dall'altro con quelli di S. Giovanni a Porta Latina e dai rimanenti colle vie pubbliche, egli confonde il passo relativo con la descrizione dei confini di S. Stefano in capite Africae, data dal Crescimbeni sulla medesima pagina. Nei documenti surriferiti viene chiamata S. Bartholomaei in capite Merulanae, e con ciò conviene l'ordine della processione Lateranense contenuto nel regesto d'Innocenzo III (lib. 15 e p. 180, a. 1212, apostolo. Raynaldum ad a.), ove si prescrive: mulieris omnes . . . . per Merulanam et ante sanctum Bartholomaeum veniant in campum Lateranensem. Quindi deve essere stata situata verso l'estremità sud della Via Merulana, presso l'ingresso al Campus Lateranensis non lontano da S. Pietro e Marcellino.

Lonigo Barb. f. 9, Vallicell. f. 13; Martinelli 347; Armellini 1 150 2 246.

II Jno

B10. S. BARTHOLOMAEI DE SUBURA

Sign. 242, rel. 43.

Chiesa menzionata non prima della fine del sec. XIV, profanata già nella metà del sec. XV, spesso ricordata nei documenti dell'Archivio di S.º Maria Maggiore (Ferri Arch. della soc. romana XXX, 1907 p. 152 n. 154 del 10. luglio 1391; p. 160 n. 209 del 16. giugno 1444; p. 161 n. 218 del 5. settembre 1451; p. 162 n. 221‑223 del 8 e 20 aprile 1453). Ne risulta mente in quell'epoca alla chiesuola era annesso un monastero di monache benedettine, il quale fu tolto nel 1451, ed i cui beni furono venduti due anni dopo a beneficio della mensa capitolare di S. Maria Maggiore. Da un passo del catasto del Salvatore allegato dall'Adinolfi si rileva che la chiesa era situata all'angolo del Borgo di S. Agata e del vicolo che traversava dietro S. Salvatore della Subura (Via Baccina).

Martinelli 347; Adinolfi II, 91; Armellini 1 150 2 222.

 p208 

B11. S. BASILIDIS IN MERULANA

Questa chiesa viene ricordata unicamente nella biografia di Leone III (795‑816; LP. XCVIII) c. 94: sarta tecta beatae Basilidis martyris sita in Merulana noviter restauravit. La situazione non si può precisare: non si deve mettere in relazione con quell'arco all'ingresso del Campus Lateranensis, il quale quattro secoli più tardi venne chiamato Arcus Iohannis Basilii (bolla d'Innocenzo III del 12 dicembre 1211 presso Corvisieri Buonarroti 1870 p. 178) ovvero Arcus Basilii, arco di Basile (Mellini dell'Oratorio detto Sancta Sanctorum p. 150 dal Catasto del Salvatore a. 1462; Adinolfi Laterano e Via Maggiore 90 Roma I, 266, da altri documenti dell'archivio Laterano) ed una sola volta arcus Iohannis Basilidis (Inventario di Nicolo Frangipani, circa il 1300, presso Corvisieri l.c.). Cf. Huelsen-Jordan Topogr. I3 p. 242 not. 56.

Lonigo Barb. f. 9v., Vallicell. f. 13v.; Martinelli 347; Armellini 1 152 2 247.

II Jn

B12. S. BASILII

Cenc. 60: den. XVIII, id. lit. 17 (monasterium S. B.): sol. III — Paris. 350 Taur. 203: ecclesia S. B. habet fratres hospitalis S. Ioannis II; id. 204: hospitale ipsorum fratrum habet I servitorem.

Questa chiesa con annesso monastero, fondato sui ruderi del tempio di Marte Ultore sul Foro di Augusto, viene menzionata per la prima volta nella bolla di Agapito II del 955 per S. Silvestro in Capite (Federici Arch. soc. romana XXII, 1899, p. 272) e poi in un documento del 1088 nel Regestum Farfense (n. MCXVI-1115). Probabilmente anche il Petrus presbyter et abba Sci. confessoris adque pontificis Basilis ricordato in un documento del 983 nel Regestum Sublacense (p. 226 n. 185) è da attribuirsi a questo santuario. Ne fanno menzione i Mirabilia c. 24 (II. 634 ed. Jordan: Urlichs Codex topographicus p. 109) e pure l'Ordo Benedicti del 1143 (II, 665 ed. Jordan). Viene annoverato fra le venti abbazie da Pietro Mallio e Giovanni Diacono (sopra p. 128) col nome di S. Basilii) (Blasii Gio. per errore) iuxta palatium Traiani imperatoris. Sotto Pio V il monastero venne concesso alle domenicane neofite, le quali cambiarono il nome della chiesa in quello della SS. Annunziata, sotto il quale esiste tuttora.

Del Sodo Vallicell. f. 97, Vatic. p. 22 (l'Annuntiata degli Catecumeni, già chiamata S. Basilio); Panciroli 1 238, 2 199; Lonigo Barb. f. 9v., Vallicell. f. 14;  p209 Severano Vallicell. G, 16 f. 89; Martinelli 79; Bruti vol. 6 (to. V) f. 23‑29 (= l. VII c. 8); Lubin 330; Adinolfi II, 49; Armellini 1 151 2 146; Kehr IP. I p. 70. • Titi 234‑235 (S. Maria Annunziata in S. Basilio).

II Kh

B13. S. BENEDICTI DE ARENULA

Cenc. 274 (Ariole): den. VI — Paris. 258 (de Aureula) — Taur. 343: habet I sacerdotem — Sign. 28.

Chiesa annoverata fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso nella bolla di Urbano III del 1186 (sopra p. 132 n. 24), come pure in un documento citato dall'Armellini (Arch. Vat. Iohann. XXII an. XII, parte I tom. XXVIII f. 593) dove si parla della parochialis ecclesia S. Benedicti de Arenula, quae est cappella immediate subiecta ecclesiae S. Laurentii in Damaso. È ricordata nel Liber Anniversariorum S. Salvatoris (sopra p. 65 n. 85: S. B. della regola, hora Trinità) ed in quello del Gonfalone (p. 61 n. 68: S. B. della Regola), nonchè nel Catalogo del 1492 (sopra p. 75 n. 185: S. Benedicti in Via Pontis Novi). Il catalogo del 1555 (sopra p. 81 n. 37) la chiama Benedicti non longe a platea Judeorum regione Harenulae, la Tassa di Pio IV (p. 88 n. 41) S. B. nel rione della Regola. Nel 1558, la chiesa venne concessa da Pio IV alla Compagnia della SS. Trinità, e perciò nel Catalogo di Pio V comparisce sotto il nome di S. Benedetto della Trinità (sopra p. 101 n. 178). La detta Compagnia, nel 1614, fece demolire la vecchia chiesa e vi eresse quella tuttora esistente della SS. Trinità dei Pellegrini.

Del Sodo Vallicell. f. 120, Vatic. p. 336 (SS. Trinità, già S. Benedetto); Lonigo Barb. f. 10, Vallicell. f. 14v.; Panciroli 1 798 2 769; Martinelli 347; Ciampini de Vicecancellario p. 164; Fonseca de basilica S. Laurentii in Damaso 326; Armellini 1 153 2 408; Angeli 592; Calvi Bibliografia 133. 146.

II Ji

B14. S. BENEDICTI DE CLAUSURA ovvero DE CACABARIIS ovvero DE TURRE PERTONDATA

Cenc. 229 (de caccabis): den. VI — Taur. 359 (de clausura): habet sacerdotem et clericum — Sign. 35 (de clausura).

Chiesuola annoverata fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso nella bolla di Urbano III del 1186 (sopra p. 133 n. 36) col cognome in clausura. Il Martinelli p. 347 asserisce che S. B. in clausura vel de clausula reperitur in bulla Bonifatii IX (1389‑1404): col cognome de clausura apparisce nel testamento del nobile Iacobello di Lorenzo de' Cosciari,  p210 del 1414 (pubbl. dall'Adinolfi Via Sacra p. 112), mentre nella Tassa di Pio IV (sopra p. 88 n. 42) viene detta S. B. in clausura. Invece i Libri Anniversariorum la registrano sotto il nome di S. B. de Turre pertonnata (sopra p. 56 n. 90; p. 58 n. 5; p. 65 n. 91) ovvero pertornata (p. 61 n. 75), distinguendola da S. Benedetto dell'Arenula. L'iscrizione metrica presso De Rossi IChr. I, 2 p. 428, copiata da Pietro Sabino in pariete palatii Turris pertundatae apud plateam Brancae, si riferisce ad un restauro della chiesa fatto dal cardinale Rainaldo Orsini († 1374). La contrata Turris Perforatae regione Arenulae è ricordata in un documento del 1389 citato dal Gregorovius (Geschichte der Stadt Rom VII p. 713). Nel catalogo del 1492 (sopra p. 75 n. 188) è appellata S. Benedicti inter duas vias, cioè la Via Catinariorum (ora Via de Falegnami) e la Via Pelamantelli (ora de' Giubbonari — del Pianto): a questo corrisponde la situazione indicata sulla pianta del Bufalini f. GH e ancora sulla grande prospettiva del Maggi-Maupin-Losi (1625) f. 29. Nel sec. XVI viene chiamata pure S. Benedicti in platea Tagliacozzae (Catal. a. 1555, sopra p. 81 n. 38), cognome che ricorda gli Orsini signori di Tagliacozzo che ivi avevano le loro case, oppure S. B. in piazza Catinaria. Mentre quest'ultimo cognome, come anche quello de cacab(ar)iis, ricorda sicuramente i pentolai che in quelle vicinanze avevano le loro botteghe, meno certa è l'origine del cognome in clausura. Il Ghetto degli Ebrei non si è mai esteso fino a quel punto in cui il Bufalini ed il Maggi segnano la chiesa; invece si potrebbe pensare alla clausura del vicino monastero di S. Maria in Giulia. — "Di molto brutta ch'era questa chiesa per la vecchiezza" — dice il Panciroli (si confronti anche la descrizione datane nella Visita dell'anno 1566, pubblicata presso l'Armellini 2 402 dal codice dell'Archivio Vaticano Miscell. arm. VII vol. 2 f. 18) "fu l'anno santo del 1600 rinnovata dal suo rettore": a questa ricostruzione si riferisce la bolla di Clemente VIII del 15. maggio 1599 nel Bullarium Vaticanum III p. 196, la facciata nuova è rappresentata sulla prospettiva del Maggi. Diruta haec ecclesia fuit tempore Alexandri papae huius nominis VII ad amplificandam plateam e conspectu et ante ecclesiam S. Caroli de Catinariis riferisce il Fonseca (è inesatta l'indicazione dell'Armellini che fosse disfatta per la costruzione della chiesa di S. Carlo).

Del Sodo Vallicell. f. 123, Vat. p. 54 (S. B. in piazza Catinaria); Panciroli 1 239 2 745; Lonigo Barb. f. 10, Vallicell. f. 15 (S. B. de Caccabariis, ovvero S. B. de Turre pertundata, hoggi si dice S. B. in Clausura); Martinelli 79. 347; Ciampini de Vicecancellario p. 164; Fonseca de basilica S. Laurentii in Damaso 348; Armellini 1 154 2 401. 402.

 p211 

B15. S. BENEDICTI DE INSULA

Paris. 260.

Chiesuola annoverata fra quelle appartenenti al vescovado di Silva Candida, nelle bolle di Giovanni XIX del 1026 (Ughelli Italia sacra I p. 97; Jaffé-Lowenfeld 4076) e di Benedetto IX del 1033 (Ughelli p. 104; J.-L. 4160). Deve essere stata assai vicina alla basilica di SS. Adalberto e Paolino (= S. Bartolomeo nell'Isola).

Lonigo Barb. f. 10, Vallicell. f. 14v.; Martinelli 347; Armellini 1 155 2 619.

II Mi

B16. S. BENEDICTI DE PISCINULA

Cenc. 153 (de piscina): den. VI — Paris. 256 (de Pisciolis) — Taur. 231 (de pisciola): habet sacerdotem et clericum — Sign. 209 (di piscinola).

Chiesa tuttora esistente in Trastevere, quasi dirimpetto al Ponte Cestio. È ricorda anche nel Liber Anniversariorum S. Salvatoris (sopra p. 58 n. 145: de Pisciola) e nella Tassa di Pio IV (sopra p. 89 n. 47: in Pisciola), mentre in altri cataloghi dei secoli XV e XVI (sopra p. 59 n. 57; p. 78 n. 277; p. 105 n. 288; p. 110 n. 153) si trova col semplice nome di S. Benedetto.

Del Sodo Vallicell. f. 67, Vatic. p. 53; Panciroli 1 240 2 615; Lonigo Barb. f. 10, Vallicell. f. 15; Martinelli 79. 347; Massimo Memorie storiche della chiesa di S. B. in P. (Roma 1864); Armellini 1 154 2 676;º Angeli 67; Calvi Bibliografia 50. • Titi 57.

II Gf

B17. S. BENEDICTI SCONCHI

Cenc. 225: den. VI — Paris. 257 (Sconzo) — Taur. 324 (senza cognome): habet I servitorem — Sign. 11 (de Sanctoso).

Chiesa annoverata fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso nella bolla di Urbano III del 1186 (sopra p. 132 n. 12) sotto il nome S. Benedicti Sconchii. L'ordine topografico di quel documento dimostra che fu situata non lungi dal ponte S. Angelo, e quindi identica con quelle menzionate, appunto in quelle vicinanze, dal catalogo di Torino e da quello del Signorili. Un presbyter S. Benedicti Sconci de Urbe viene mentovato in una bolla d'Innocenzo IV del 30 aprile 1244 (Reg. vol. I p. 110 n. 643 ed. Berger). Un presbyter Somaus rector ecclesiae S. Benedicti Sconzi sottoscrive ad un documento del 4. maggio 1278, inserito nel Liber Censuum (II p. 52 n. 18 ed. Fabre-Duchesne). L'origine del cognome Sconzo rimane incerto: di una famiglia romana di tale nome non trovo notizie.  p212 Osservo soltanto che la forma corrotta presso il Signorili si spiega con un errore dell'amanuense, che sciolse falsamente la sigla scn̅so, ch'egli trovò nel suo origine, prendendola per scoso. La chiesa scomparve dopo il 1400.

Lonigo Barb. f. 9v., Vallicell. f. 14; Martinelli 347; Ciampini de Vicecancellario p. 165; Fonseca de basilica S. Laurentii in Damaso 301; Armellini 1 155 2 408.º

II Gh

B18. S. BENEDICTI DE THERMIS ovvero DE SCORTICLARIIS ovvero A CELLA FARFAE

Cenc. 230 (celle de Frassa): den. VI — Paris. 259 (a cella Farfe) — Taur. 80 (de Termis): habet I sacerdotem — Sign. 101 (in Thermis).

Le origini di questa chiesa rimontano di là dal Mille; essa dipendeva dal celebre monastero di Farfa, e perciò viene spesso ricordato nelle carte di esso. Nelle due più antiche che sono del 998 (Reg. Farfense III p. 136 n. 425) viene chiamato ecclesia S. B. in loco qui dicitur scorticlaro, oppure (p. 137 n. 426) aecclesia S. Benedicti, quae est aedificata in thermis Alexandrinis, in una terza del 1017 (p. 217 n. 508) oratorium S. Benedicti, in altre più esplicitamente aecclesia quae est aedificata in honore S. Benedicti et S. Mariae et S. Blasii infra thermas Alexandrinas posita Romae regione CIIII adº scorticlarios (IV p. 13 n. 616 dell'anno 1011: similmente p. 50 n. 652, p. 51 n. 653), in antiche brevemente ecclesia S. B. in loco qui dicitur scorticlarii (V p. 97 n. 1099 dell'anno 1084, p. 304 n. 1318 del 1118) oppure regione nona in scorticlari (IV p. 48 n. 650 del 1011). Sulla fine del sec. XII venne in uso il nome S. Benedicti a cella Farfae: così la troviamo chiamata nei due cataloghi più antichi, e sembra che ne sia una corruttela il nome S. Benedicti de Ferro, che s'incontrerebbe in un documento del 1241 comunicato al Martinelli da Gabriele Naudaeo (p. 347: et in turricella iuxta S. Benedictum, qui vocatur de Ferro, in domo quae est proxima cossae maiori thermarum). Fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso viene annoverata nella bolla di Urbano III del 1186 (sopra p. 133 n. 53) colonna nome di S. Benedicti de Termis, e questo cognome resta frequente nei sec. XIV e XV. Una bolla di Gregorio IX del 9. aprile 1231 (I p. 406 n. 636 ed. Auvray; Potthast n. 8702) si riferisce ad una contesa sulla chiesuola fra S. Lorenzo in Damaso e S. Eustachio. Il Liber Anniversariorum del Gonfalone dell'a. 1470 (sopra p. 60 n. 41), la chiama S. Benedicto de piaza Lumbarda. Quando, sotto Sisto IV, fu costruita la chiesa di S. Luigi dei Francesi, a S. Benedetto fu tolta la cura delle anime; non fu però distrutta,  p213 come erroneamente si asserisce. Il Bufalini segna la posizione sul foglio GH, il nome S. Benedetto in Piazza Lombarda occorre nella Tassa di Pio IV (sopra p. 89 n. 43), e finanche il Del Sodo l'annovera fra le chiese esistenti (S. B. in piazza Madama). Pare che sia stata abbattuta nel principio del sec. XVII: il Lonigo dice che "si vede tuttavia il luogo in Piazza Madama, e dentro fin hora è un quadro antico di San Benedetto"; pure un secolo più tardi il Terribilini (nel diario ms. nell'Archivio Vaticano citato dall'Armellini) nota: "nel refettorio di S. Luigi dei Francesi esistono alcune pitture antiche, quale credo che sieno della chiesa di S. Benedetto della Cerasa" (questo cognome pare dato alla chiesa per mera confusione con quella non lontano di S. Nicola).

Del Sodo Vallicell. f. 157v., Vatic. p. 54; Panciroli 1 240 2 615 (profanata); Lonigo Barb. f. 9v, Vallicell. f. 14v.; Martinelli 167, 347; Ciampini de Vicecancellario p. 165; Fonseca de basilica S. Laurentii in Damaso 383; Armellini 1 154 2 439; Lanciani bull. arch. comun. 1900 p. 312.

— S. BENEDICTI ET SCOLASTICAE v. S. Scolasticae de Massa Iuliana.

I Juv

B19. S. BIBIANAE

Cenc. lit. 21 (monasterium S. B.): sol. II — Taur. 309 (mon. S. Viviane): habet moniales XVIII — Sign. 225 (S. Viviane), rel. 8 (S. Biviane).

Basilica antichissima, dedicata da Papa Simplicio tra il 468 e il 483 (LP. XLVIII), rinnovata da Leone II (LP. LXXXII c. 5). Esiste ancora, restaurata sotto Urbano VIII dal Bernini, nell'antico posto. Sul santuario contiguo dei SS. Simplicio e Faustino v. più sotto.

Del Sodo Vallicell. f. 108v., Vatic. p. 55; Panciroli 1 250 2 662; Lonigo Barb. f. 11v., Vallicell. f. 17; Severano Sette Chiese 674, Vallicell. G 16 f. 93v.; Martinelli 82; Bruti vol. 7 (to. VI) f. 219‑251 (= lib. IX c. 8), vo. 12(to. XI) f. 215‑224 (lat.), vol. 18 (to. XVII) f. 290‑300 (ital.); Lubin 330; Nibby 134; Adinolfi I, 281 sg.; Forcella XI, 109‑122; Armellini 1 167 2 804; Ferri Arch. soc. romana XXVII (1904) p. 133 sg.; Marucchi 344; Angeli 71; Kehr IP. I p. 38; Calvi Bibliografia 53. • Titi 228.

II Ko

B20. S. BLASII DE ASCESA

Cenc. 280: den. VI — Paris. 238 Taur. 200: habet I sacerdotem — Sign. 279 (de scesa).

Chiesuola già situata sulla pendice nord del monte Oppio, là dove l'antico Vicus Sandaliarius, che corrisponde incirca alla moderna Via del Colosseo, saliva verso le Carine. Una iscrizione tuttora esistente nella  p214 vicina chiesa di S. Pantaleo (Madonna del Buon Consiglio) attesta che Aldruda, moglie di Scotto Paparone, console dei Romani, restaurò la chiesa nel 1201 (Forcella XI p. 478 n. 705). Un'apoca del notaro Vendettini del 1389 la dice ecclesia Sancti Blaxii de pede montis Sancti Petri ad Vincula (Lanciani Stor. d. scavi IV, 170). Viene registrata ancora, sotto il semplice nome di S. Blasio, nel catalogo del 1492 (sopra p. 70 n. 46) accanto a S. Pantaleone: manca invece nella Tassa di Pio IV, nel catalogo del 1555º ed in quello di Pio V. Pare che sia scomparsa nel principio del sec. XVI: se Giorgio Fabricio (Roma, p. 245 ed. 1587; da lui dipendono il Martinelli 348 "ex auctore a. 1587", lo Schrader f. 127 e lo Schott II p. 24 ed. 1654) registra una chiesa S. Blasii de Montibus, descendendo de Exquiliis, prope S. Petrum in Carcere (sic; s'intende in Vincoli) versus Templum Pacis, ciò non prova che la chiesuola esistesse ancora sulla fine del Cinquecento.

Lonigo Barb. f. 11, Vallicell. f. 26 (dal Cencio); Martinelli 348; Armellini 1 164 2 147.

B21. S. BLASII IN CAMPO

Paris. 236.

Chiesuola d'altronde non conosciuta, forse identica con quella S. Blasii de monte Acceptorum (p. 219 n. 28).

II Hf

B22. S. BLASII DE CAPTU SECUTA

Cenc. 59 (Gattusecuta): sol. II — Paris. 229 (Grato secuta) — Taur. 326 (de Cantosecuta): habet abbatem et monachos III — Sign. 5 (in canto secuto), rel. 62 (in canto secura).

Questa chiesa, secondo una iscrizione che tuttora ivi si legge (Galletti Inscr. Romanae I cl. IV n. 3 p. 356; Forcella IX p. 403 n. 818) fu restaurata sotto Alessandro II nel 1072. L'Armellini sull'autorità del Garampi cita una bolla di Innocenzo II del 1143 ove si ricordano fondi fuori porta S. Pietro appartenenti a S. Biagio a gatta secuta. Pietro Mallio (sopra p. 129: S. B. in capto secuta) e Giovanni Diacono (ivi: S. B. inter Tyberim et pontem sci. Petri) la registrano fra le venti abbazie di Roma. Viene annoverata fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso nella bolla di Urbano III del 1186 (sopra p. 132 n. 8) col cognome sbagliato S. Blasii de oliva) v. più sotto n. 29). Una bolla d'Innocenzo IV del 5. dicembre 1252 ricorda un oblatus monasterii S. Blasii de Captosecuta de Urbe (Reg. ed. Berger III p. 137 n. 6125). Il cardinale Bentivenga vescovo di Albano fece testamento in Roma apud monasterium S. Blasii in  p215 Cantu secuta nel giugno del 1286 (Galletti de Primicerio p. 346; Corvisieri Arch. soc. romana I 1877, p. 154). Una bolla di Giovanni XXII del 1. agosto 1319 è diretta dilectis filiis . . . . S. Blasii in Cantu sequita de Urbe monasteriorum abbatibus (Bullar. Vatic. I p. 254; Corvisieri l.c.). Lo Zaccagni p. 451 cita una bolla di Benedetto XII del 1335‑36 (an. 2 vel 3 de curia p. 244), nel quale viene deputato un conservatore alla chiesa S. Blasii in campo securo. Un curioso rescritto di Clemente VI (anno II, 1343‑44, P. IV tom. XIX fol. 225) relativo alla pulizia in piazza di S. Pietro, diretta abbati monasterii S. Blasii in Cantusecuto è pubblicato dall'Armellini 2 731. Un istromento nell'Archivio dell'Arciconfraternita del Gonfalone contiene una stipolazione fra la Pia Società dei Raccomandati eretta nella chiesa di S. Lucia vecchia e l'abate del monastero di S. Biagio i Cantu secuto (Ruggeri, Memorie dell'Arciconfraternita del Gonfalone p. 105; Corvisieri l.c. p. 146). In un libro censuale della Basilica Vaticana del 1380 l'Armellini trovò menziona una domina Perna de parocchia S. Blasii in canto secuto. Il monasterium S. B. in canto secuto è nominato pure in una bolla di Eugenio IV del 21 ottobre 1439 (Bullarium Vaticanum II p. 97; Corvisieri l.c. p. 155). Dal secolo XV in poi divenne più usuale il nome di S. Biagio della Pagnotta, "perchè nel giorno di San Biagio ivi si distribuisce gran quantità di pane al popolo" (Panciroli); con quel cognome appare già nei Libri Anniversariorum (sopra p. 55 n. 60; p. 61 n. 54; p. 64 n. 68), nel Catalogo del 1555º (p. 81 n. 42), in quello di Pio V (sopra p. 100 n. 123) ed in quello dell'Anonimo Spagnuolo (p. 111 n. 169). Esiste tuttora in Via Giulia.

Il cognome medievale della chiesa è da lungo tempo una crux interpretum. Bisogna tenere conto che la prima parte di esso nei documenti più autentici ed antichi è sempre captu, captum, cattu e soltanto nei più tardi cantu. Si vedano, oltre le testimonianze già citate, i documenti del Regestum Farfense IV p. 49 n. 651 del 1011: uncias aquae positas in alveo Tyberis ad gattum secuta; IV p. 66 n. 665 e p. 67 n. 666 ambedue del 1013: portio de aquimolo posita in fluvio Tyberis in loco qui dicitur captum seccuta: nonchè una carta dell'archivio di S. Maria in Via Lata del 1064 (Hartmann Tabularium II p. 13 n. 92): aquimolum positum in fluvio Tyberis in loco qui vocatur Gattu secuta. Con ciò cadono le etimologie fantastiche proposte dal Nerini (de templo S. Alexii p. 322 sg.), e giustamente criticate già dal Galletti (de primicerio p. 81). Ma anche la spiegazione proposta dal Corvisieri (l.c. p. 155), che cioè SecutaSeguita fosse "un appellativo medievale della Via Retta datole dal popolo per meglio  p216 indicarne la continuità" non mi pare accettabile. Una Via recta, che corresse nel tempo antico in questi dintorni, corrispondente alla moderna Via Giulia (Corvisieri p. 146, sull'autorità del Nardini) non ha mai esistita, ma soltanto una Via tecta (v. Huelsen-Jordan Topogr. I, 3 p. 485 not. 78): poi la chiesa di S. Biagio, come pure quella di S.Lucia che porta il medesimo cognome (v. più sotto L n. 42) non stanno in capite della detta via, bensì nel mezzo. In fine è chiaro, specialmente dai documenti del Regestum Farfense, che il locus dictus Captum Seccuta si deve cercare sulla sponda del Tevere stesso, come anche S. Lucia in Captusecuta ebbe il nome iuxta flumen. Perciò mi sembra molto più attendibile l'opinione riportata dall'Armellini non so donde (il Corvisieri delle Posterule p. 152, da lui citato, dà una spiegazione affatto diversa) secondo la quale "si chiamava dal popolo la seccuta tutta la sponda del Tevere ove oggi corre la Via Giulia e dove il fiume deposita, a preferenza d'ogni altro tratto del tronco urbano, un eccezionale relitto sabbioso . . . . il principio della seccuta si diceva adunque caput, capo della seccuta, e di qui la denominazione della chiesa".

Del Sodo Vallicell. f. 115, Vatic. p. 50 (della Panetta); Panciroli 1 249 2 492; Lonigo Barb. f. 10 v., Vallicell. f. 15 v. (in Cantusecuto; dal Cencio), Barb. f. 11 v., Vallicell. f. 17 (della Pagnotta); Martinelli 81. 348; Ciampini de Vicecancellario p. 166; Fonseca de basilica S. Laurentii in Damaso 302; Nibby 132; Forcella IX p. 399‑412; Armellini 1 161 2 355; Angeli 70. • Titi 421.

II Gg

B23. S. BLASII DE CIRCLO ovveroº DE CIRCLARIIS ovvero DELLA FOSSA

Cenc. 301 (de circlo): den. VI, est sine clericis — Taur. 130 (de cerclariis): habet I sacerdotem.

Il catalogo di Torino registra questa chiesuola fra S. Tommaso in Parione e S. Andrea de aquarizariis: pare dunque assai verosimile che quella ricordata, appunto in queste vicinanze, fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso nella bolla di Urbano III del 1186 (sopra p. 113 n. 63) col nome S. Blassi achariorum, sia la stessa: archa invece di circla è uno sbaglio di copista facilmente ammissibile. Forse la medesima ricorre nel catalogo parigino col nome S. B. de scorticlariis (p. 223 n. 33). Pare che nel sec. XV abbia cambiato il cognome in S. Biagio della Fossa: con questo è registrata nei Liber Anniversariorum (sopra p. 55 n. 66; p. 61 n. 59; p. 65 n. 72), nel Catalogo del 1555 (sopra p. 85 n. 43), nella Tassa di Pio IV (sopra p. 88 n. 37) ed in quello dell'Anonimo Spagnuolo (p. 109 n. 120), mentre il Catalogo del 1492 la dice semplicemente S. Blasi (p. 74 n. 156).  p217 Invece il catalogo di Pio V (p. 100 n. 128) la chiama S. Biagio alla Pace. Nel sec. XVI fu chiamata pure S. Blasii de trivio, dalle tre strade che ivi rispondevano (ogg chiamata Via della Pace, di Monte Vecchio e degli Osti); così è in una iscrizione relativa ad un restauro eseguito nel 1541 (Forcella IX p. 419 n. 844: in parentum trivio), presso il Lonigo (in trivio, hora della Fossa) ed il Martinelli (de Fossa, alias in tribus viis). In occasione di un altro restauro nel 1658 la fronte fu decorata con un affresco rappresentante il martirio del Santo, e da tale pittura ebbe un altro soprannome: delli Pettini. Il luogo è segnato sulla pianta del Nolli n. 592 (S. B. della Fossa, dell'Università degli Osti). Fu profanata nel principio del sec. XIX.

Del Sodo Vallicell. f. 162 v., Vatic. p. 51; Panciroli 1 80, 2 487; Lonigo Barb. f. 10 v., valt 15 v. (de circolo, dal Cencio), Vallicell. f. 16 (archanorum, della bolla di Urbano III), Barb. f. 11 v., Vallicell. f. 16 v. (in Trivio); Martinelli 80; Ciampini de Vicecancellario p. 166; Fonseca de basilica S. Laurentii in Damaso 405; Forcella IX p. 413‑422; Armellini 1 161 2 368. • Titi 418‑419.

I Nh

B24. S. BLASII DE CURTIBUSº trans Tiberim

Sign. 314 (senza cognome).

Chiesa ed ospedale governato da monaci benedettini, nel quale S. Francesco d'Assisi fu ricevuto nel 1219. Dieci anni più tardi, i padri benedettini, col consenso di papa Gregorio IX, donarono chiesa ed ospedale a Francesco, il quale ivi costituì la prima sede dei frati minori a Roma. Lo Zaccagni 393 cita una bolla di Gregorio IX del 1230 "ex coll. mscr. Magarinii: vide cod. Vat. 6420 f. 549" relativa a questa concessione. Accanto vi fu fabbricata, poco dopo, la prima chiesa dedicata al Santo: ma la vecchia chiesa di S. Biagio continuò ad esistere e pare sia scomparsa soltanto nel sec. XVI. Nel Liber Anniversariorum S. Salvatoris (sopra p. 58 n. 142) compare sotto la denominazione di S. Blasii de curtibus ovvero de curte, fra S. Salvatoris de pede Pontis e S. Francesco. Il Nibby (copiato dall'Armellini) asserisce che fu chiamata anche S. Blasii de Hospitali, ma non adduce prove.

Panciroli 1 315 2 573; Lonigo Barb. f. 11, Vallicell. f. 16 (dal Cencio); Martinelli 349; Nibby 219; Armellini 1 166 2 666.

B25. S. BLASII DE CURTIS in regione Trivii

Cenc. 152 (curtium): den. VI — Paris. 235 Taur. 44: habet I sacerdotem — Sign. 136.

Secondo l'ordine topografico dei cataloghi, questa chiesuola, scomparsa dopo il sec. XV, si dovrebbe cercare nelle vicinanze di Piazza della Pilotta. Il Panciroli 362 riferisce "ex ms. monasterii S. Marcelli (v. sopra p. 134)" che fra le chiese soggette a quel titolo ve ne furono due di S. Biagio, una de Vicionibus e l'altra de Pipionibus, che sono cognomi di fameglie, le quale l'havevano fondate" (di queste pretese famiglie non trovo notizie nè nel Repertorio dello Jacovacci, nè fra le iscrizioni raccolte dal Forcella, nè altrove). Il Lonigo registra pure: "S. B. de Vaccionibus antica parocchia di Roma, la quale l'anno 1463 insieme con la chiesa di S. Stefano degli Arcioni fu da Pio II unita alla chiesa di S. Marcello" e "S. B. de Pipionibus era ancora un'antica parrocchia di Roma, della quale altro non si ritrova se non il nome et che era soggetta alla chiesa di S. Marcello". Potrebbe darsi che una di esse (se pure sono realmente diverse) fosse identica a quella riferita nei cataloghi. È diversa invece la chiesa S. Blasii in Trivio riferita dal Lonigo fra le "esistenti a' giorni nostri": v. n. 23 p. 217.

Lonigo Barb. f. 10v., Vallicell. f. 15 v. (curtium, dal Cencio), Barb. f. 11, Vallicell. f. 16 v. (de Vaccionibus, de Pipionibus); Armellini 1 160 2 290.

II Jl

B26. S. BLASII DE MERCATO

Cenc. 96: den. VI, id. lit. 61 (cappella S. B. de m.): den. XII — Paris. 237 (de pede mercati) — Taur. 381: habet I sacerdotem — Sign. 61, rel. 88.

Chiesuola tuttora in piedi, sotto la denominazione di S. Rita da Cascia, a piè del Campidoglio presso la piazza di Araceli. L'asserzione del Nibby, ripetuta dall'Armellini, che esistesse già nel 1004, poggia su un'interpretazione erronea dell'epitafio di Antonio de Bochabellis, ancora esistente nella chiesa (Forcella II p. 66 n. 190), nel quale si legge: SVB ANNO DOMNI MILLESIMO IIIIC. VI. INDICTIONE XIIII. La data infatti non è 1004, bensì 1406, come risulta pure dal numero dell'indizione. La chiesa ricorre anche nei Libri Anniversariorum (sopra p. 57 n. 116; p. 58 n. 30; p. 62 n. 90; p. 66 n. 112; p. 68 n. 43) ed in altri cataloghi dei sec. XV-XVI (p. 76 n. 219; p. 89 n. 457; p. 103 n. 231; p. 110 n. 124), qualche volta col nome di S. Biagio alle scale d'Araceli.

Del Sodo Vallicell. f. 143 v., Vatic. p. 51; Panciroli 1 247 (S. B. in Campitello) 2 57; Lonigo Barb. f. 11 v., Vallicell. f. 16 v.; Martinelli 80 (in Campitello). 82 (de scalis); Bruti vol. 21 (to. XX) f. 298 (ital.), vol. 15 (to. XIV) f. 258 (lat.), vol. 3 (to. II) f. 305‑312 (= lib. III c. XXVI); Nibby 685; Forcella II, 63‑66; Armellini 1 163 2 546.

 p219 

B27. S. BLASII MILONIS SARACENI

Cenc. 246: den. VI — Paris. 234 (a domo Sarracenis).

Chiesa di ubicazione incerta; i Saraceni, come fu notato sopra p. 187º n. 43, erano una famiglia del rione Pigna.

Lonigo Barb. f. 10 v., Vallicell. f. 11 (dal cencio); Armellini 1 161 2 349.

II Fk

B28. S. BLASII DE MONTE ACCEPTORUM

Cenc. 145 (S. B. Acceptorum): den. VI — Taur. 52 (de monte): habet I sacerdotem — Sign. 121 (de Monteocteo).

La più antica menzione di questa chiesuola si trova in una bolla di Urbano III (1186‑1187, 12 marzo) per il monastero di S. Maria in Campo Marzo (Montfaucon, Diar. Ital. 243; Migne CCII p. 1469 n. 82; Jaffé-Loewenfeld 1599; Kehr IP. I p. 88 n. 5), la quale conferma una precedente di Lucio III (1181‑1185; Kehr L. c. n. 3, cf. p. 14 n. 25): ivi è detta S. Blasii de Monte Acceptabili. Lo Zaccagni p. 393 cita una bolla d'Innocenzo IV del 1248‑49 (an. V ep. 891) nella quale sarebbe ricordato un rector S. B. montis Acetoris, ma questa bolla non si trova nell'edizione del Regesto del Berger, mentre la forma de Monte Acceptabili ritorna in una bolla di Martino V del 1423 (Bordoni, Bullar. tert. ordinis S. Francisci p. 95). Nel Liber Anniversariorum del Gonfalone è chiamata S. Biasio de monte acceptoro (sopra p. 60 n. 28, p. 64 n. 44), mentre il catalogo del 1492 (sopra 72 n. 92) l'appella S. Blasii i colle. Il catalogo del 1555 (p. 81 n. 41), la Tassa di Pio IV (p. 89 n. 50), il catalogo di S. Pio V (p. 106 n. 307), l'Anonimo Spagnuolo (p. 107 n. 33) la registrano sotto il nome di S. B. in Monte Citorio Forse ricorre nel catalogo parigino sotto il nome S. B. in campo (sopra p. 214 n. 21). Il sito della chiesa viene indicato sulla pianta del Bufalini, ma non esattamente, come risulta dalla grande veduta del Falda (167) e da altri documenti citati pr. Huelsen, Röm. Mitteilungen 1889 p. 48. Fu demolita per la costruzione della Curia Innocenziana nel 1703.

Del Sodo Vallicell. f. 154, Vatic. p. 51; Panciroli 1 247 2 428; Lonigo Barb. f. 11, Vallicell. f. 16 v.; Martinelli 80; Bruti vol. 13 (to. XII) f. 260 v.-266 (lat.); Adinolfi II, 382; Huelsen-Jordan Topogr. I, 3 p. 603 not. 7; Armellini 1 139 2 314.º

II Jhi

B29. S. BLASII DE OLIVA

Cen. 267: den. VI — Paris. 231 Taur. 371: habet sacerdotem et clericum — Sign. 34, rel. 81.

Il luogo di questa chiesuola, segnato sulla pianta del Bufalini foglio GH e sulla grande prospettiva del Dupérac (n. 34), corrisponde al  p220 lato nord della moderna Via dei Chiodaroli. Una iscrizione sepolcrale, forse del sec. XIV, già esistente in S. Lorenzo in Panisperna (Forcella V, 418, 1121, che l'attribuisce, senza ragione, all'anno 1410) è posta ad un presbit(er) Nicolaus de Columna . . . . (qui) construxit hospitale prope S. Blasium de Oliva pro pauperibus. Nel testamento del nobile Francesco de Turre de Tartaris, del 10. giugno 1334 (pubblicato dall'Adinolfi, Portica di S. Pietro p. 257 sg.), viene menzionato un Nicolaus rector ecclesiae S. Blasii de Oliva, e si parla di beni della chiesa situati nel Monte Mario confinanti con la Contrata Suvereta. Nel sec. XVI il cognome della chiesa fu cambiato in S. Blasii de anulo, da una reliquia del Santo: così viene chiamata nei Libri Anniversariorum (sopra p. 56 n. 89, p. 59 n. 46), nel Catalogo del 1492 (sopra p. 75 n. 196: de annello, nella Tassa di Pio IV (sopra p. 88 n. 40), nel Catalogo del 1555 (p. 81 n. 40) ed in quello dell'Anonimo Spagnuolo (p. 109 n. 118), mentre in quello di S. Pio V (p. 102 n. 206) porta il nome di S. Biasio al Crucifisso. Un praepositus S. Blasii de anulo comparisce ancora in una bolla di Paolo V del 16. dicembre 1605 (Bullar. Roman. ed. Taur. vol. XI p. 232). Sulle ultime vicende del santuario si vedano i documenti contemporanei citati dallo Zaccagni p. 393: "Theatinis ad ampliandam ecclesiam (S. Andrea della Valle) concessa a Clemente VIII; Avvisi del 1595 primo marzo, cum prius Barnabitarum esset; Avvisi del primo novembre 1595. Sed vide Avvisi rom. 6. mar. 1610 e 21 novembre 1618". Fu profanata nel principio del sec. XVII: "nostris diebus" dice il Martinelli (l'Armellini indicata l'anno 1617, non so da quale fonte); "per dover essere inclusa" come attesta il Lonigo "dentro il luogo de' Padri Theatini di S. Andrea della Valle". Il Del Sodo asserisce, ma senza addurre prove, che "prima si chiamava S. Maria de Oliva, e poi S. Biasio dell'Oliva". Lo Zaccagni cita, dal testamento del cardinale Giovanni Boccamazza del 1309 ("inter schedas Panvinii de card. in arch. secr. f. 54"), una chiesa "S. Blasii in contrata Iudeorum in regione S. Angeli, prope domum Io. card. Buccamatii", ch'egli, forse con ragione, ritiene identica con S. B. de Oliva. Che nella bolla di Urbano III per S. Lorenzo in Damaso il nome S. Blasii de Oliva per errore di copista fu sostituito a S. Blasii in captusecuta, è stato notato sopra p. 214 n. 22.

Del Sodo Vallicell. f. 141, Vatic. p. 50; Panciroli 1 245, 2 74 744º; Lonigo Barb. f. 11, Vallicell. f. 16 (fra le chiese non più esistenti); Martinelli 348; Armellini 1 160 2 368 444.

 p221  II Ei

B30. S. BLASII DE PENNA

Cenc. 254 (de Pinna): den. VI — Paris. 230 (de la penna) — Taur. 58: destructa, non habet sacerdotem — Sign. 114 (de Pm̃a).

Secondo l'ordine topografico dei cataloghi, questa chiesuola doveva stare sulla riva del Tevere, non lungi dal Mausoleo di Augusto. Le sue origini rimontano oltre il Mille: già la bolla di Agapito II del 955 per S. Silvestro in Capite (Federici Arch. soc. romana XXII, 1899, p. 269 n. 3; Kehr IP. I p. 83 n. 6; v. sopra p. 137) ricorda tanto la chiesa (S. Blasii de posterula Pignae) quanto una via publica que pergit in posterula a Pigna cum ecclesia S. Blasii et pergitº ad suprascriptum Formam Virginis. La posterula de Pila, ovvero della Pigna, si trovava, come ha esposto il Corvisieri (Arch. soc. romana I, 1877, p. 100 sg.) dietro la fabbrica del Collegio Clementino a Piazza Nicosia: la via publica si dirigeva verso S. Lorenzo in Lucina, proseguendo poi per le vicinanze della Fontana Trevi. Da ciò si rileva approssimativamente la situazione della chiesuola, che non si trova più menzionata dopo il 1400.

Lonigo Barb. f. 11, Vallicell. f. 16 (dal Cencio); Armellini 1 160 2 327.

B31. S. BLASII DE PORTA

Paris. 233 (de porta S. Pauli) — Taur. 268: non habet servitorem — Sign. 341.

Nulla si sa della posizione esatta e delle vicende di questa chiesuola, la quale doveva sorgere sulla Via Ostiense, fra la Porta Ostiense e S. Paolo.

Armellini 1 166 2 927.

II Fh

B32. S. BLASII DE POSTERULA

Taur. 86: habet I sacerdotem — Sign. 84.

Le più antiche menzioni di questa chiesuola sono due bolle citate dallo Zaccagni, la prima di Innocenzo III (an. 8 ep. 159) e l'altra di Onorio III (reg. a. 4 vol. 5 ep. 162) relative alla compositio inter card. S. Laurentii in Lucina et retorem ecclesiae S. Apollinaris supra controversia de cappellis S. Mariae de posterula, S. Blasii de posterula et S. Cosmae de Monte Granatorum. La posterula cui si accenna è quella S. Lucia ovvero quattuor portarum, vicinissima a quella della Pila (Corvisieri Arch. soc. romana I p. 105 sg.). Nel sec. XV cambiò cognome e fu detta S. Biagio della Tinta, dai tintori che ivi esercitavano il loro mestiere. Il Corvisieri l.c. p. 107 rinvia ad un istromento del 21 giugno 1494 (nell'Archivio  p222 della pia casa degli orfani in S. Maria in Aquiro tom. IV p. 3) relativo alla pignorazione di una domus terrinea et tectata ubi fit tintoria pannorum . . ., posita in regione Pontis in contrata dicta la tenta, cui ab uno coherent res S. Blasii della tenta. Con questo nome è ricordata anche nella Tassa di Pio IV (sopra p. 83 n. 39) e nel catalogo dell'Anonimo spagnuolo (p. 112 n. 209), mentre quello del 1492 (sopra p. 73 n. 139) la registra col semplice nome S. Blasii. Il Lonigo scrive: S. Biagio della Tinta era una delle parocchie antiche di Roma posta nel rione di Ponte, incontro all'hosteria dell'Orso: sendo vicina a rovinare, non sono molti anni fa, fu profanata et distrutta, la cura fu unita alla parocchia vicina di s. Maria dell'Orso (in margine vi è aggiunto: dio seguì l'anno MDCIV). Fu detta anche, come attestano il Del Sodo ed il Martinelli, S. Blasii de Gallettis, dal palazzo vicino di una famiglia di questo nome (cf. Aldrovandi pr. Mauro Antichità di Roma p. 186 ed. 1556). L'Armellini cita un documento dell'Archivio Vaticano (Leone X, Div. Cam. 1514 lib. II n. 64 fol. 11), per il quale viene permesso ad Andrea Guidoni cameriere segreto di Leone X di fabbricare in un sito ab ecclesia S. Blasii Novi prope ripas fluminis, longitudinis XVI cannarum usque ad portum aquariorum. Ma senza esame dell'originale non ardirei asserire che il nome sia riprodotto nè si riferisca a questa chiesa, che l'Armellini suppone restaurata sotto il pontificato di Leone X o poco prima.

Del Sodo Vallicell. f. 90, Vatic. p. 49 (S. B. della tinta alias delli Galletti); Panciroli 1 250 2-; Lonigo Barb. f. f. 11, Vallicell. f. 16; Martinelli 349; Armellini 1 161 2 349.

B33. S. BLASII DE SCORTECLARIIS

Paris. 232.

L'unica menzione di questa chiesa, oltre a quella nel catalogo parigino, si trova in un libro censuale della basilica Vaticana del 1380, citato dall'Armellini, ove si ricorda un Ioannes Salvati laborator de pede pontis et parochia Sancti Blasii de contrata Scorteciariorum. Potremmo pensare alla chiesa quae aedificata est in honorem S. Benedicti et S. Mariae et S. Blasii infra thermas Alexandrinas posita Romae reg. VIIII atUn\'osservazione o una correzione scorticlarios che viene menzionata in parecchi documenti del Regestum Farfense dell'anno 1011 (v. sopra p. 212 n. 18), se questa non fosse registrata nel catalogo parigino sotto il nome S. Benedicti a cella Farfae.  p223 È più probabile che sia identico con S. Blasii de circlo (sopra p. 216 n. 23). Sulla contrata scorticlariorum vedi Corvisieri Arch. soc. romana I, 1877, p. 112 sg.

Armellini 1 164 2 440.

I Lfg

B34. S. BLASII TRANSTIBERIM

Cenc. 177 (senza cognome): den. VI — Paris. 239 Taur. 404 (senza cognome): habet I sacerdotem.

Fra le chiese soggette a S. Maria in Trastevere nella bolla di Callisto II del 1123 (sopra p. 135 n. 5) è ricordata una di S. Biagio; quella mentovata da Cencio sta pure nel gruppo delle filiali della basilica transtiberina (v. sopra p. 13). È probabile che altresì nel catalogo del 1492 (sopra p.79 n. 286), nella Tassa di Pio IV (p. 89 n. 44: S. B. nel rione di Trastevere) e so l'Anonimo Spagnuolo (p. 113 n. 242: S. B. trans Tiberim) sia da intendersi questa e non S. Biagio presso S. Francesco (sopra p. 217 n. 24); il catalogo Signoriliano per S. Maria in Trastevere e sue vicinanze è monco CHECK. Il Liber Anniversariorum del Gonfalone (p. 67 n. 135) la chiama S. B. delli Anniballi. Nel sec. XVI la chiesa viene chiamata S. B. Transtiberim prope S. Mariam (catalogo del 1555, p. 81 n. 44), ovvero S. Biagio dalli Velli (catalogo di S. Pio V, p. 105 n. 281). Il sito è segnato sulla pianta del Bufalini f. BC e sulla grande veduta del Dupérac n. 2. I Velli erano una famiglia del Trastevere, cf. Ehrle al Bufalini p. 22. Nella seconda metà del sec. XVI fu concesso alla Compagnia dei calzolai, che vi eressero un oratorio in onore dei loro santi patroni Crispino e Crispiniano (Fanucci opere pie I. IV c. 38). Nel 1610, o poco dopo, quel santuario insieme con la vicina chiesa di S. Lorenzo passò alle me carmelitane che vi eressero la chiesa di S. Egidio coll'annesso monastero (Nolli n. 1182), ed i calzolai si trasferirono a S. Bonosa (Piazza Opere Pie II 42).

Del Sodo Vallicell. f. 63 v., Vatic. p. 49; Panciroli 1 294 2 592; Martinelli 349; Armellini 1 166 2 650.

— S. BONIFACII v. S. Alexii et Bonifacii.

I Lh

B35. S. BONOSAE

Cenc. 89: den. VI — Paris. 375 Taur. 390: habet I sacerdotem — Sign. 71.

Chiesa antichissima del rione Trastevere, annoverata fra le filiali di S. Crisogono già nella bolla di Callisto II del 1121 (sopra p. 130 n. 2);  p224 distrutta nel 1888 per aprire la piazza d'accesso al nuovo Ponte Garibaldi. Il De Rossi (bull. di Archeologia cristiana 1870 p. 33‑41) dal rinvenimento di un'iscrizione cristiana votiva inclinava a dedurre che un locus sanctus esistesse ivi già nel sec. V o VI: l'Armellini vi ravvisò, sotto costruzioni del sec. VII-IX, avanzi di una casa romana del sec. V. È menzionata nel Liber Anniversariorum S. Salvatoris (sopra p. 58 n. 146) sotto il nome di S. Venosa, e nei cataloghi dei sec. XV e XVI.

Del Sodo Vallicell. f. 67 v., Vatic. p. 56; Panciroli 1 252 2 603; Lonigo Barb. f. 12, Vallicell. f. 18; Martinelli 82; Nibby 137; Forcella XI. 251‑256; Armellini 1 170 2 683; Bull. arch. comunale 1888, 161‑163 • Titi 57‑58.


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