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Parte I Capo 11

Questa pagina riproduce una parte di

Memorie storiche di Cannaiola

di
Pietro Bonilli

dattiloscritto
dal manoscritto originale

Il testo è nel pubblico dominio.

Questa pagina è stata attentamente riletta
e la credo senza errori.
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Parte I Capo 13

Parte I

 pag. 100  Capo XII

Canone a favore della Chiesa Parrocchiale

Il Comune di Trevi deve una prestazione annua di Scudi Romani  pag. 101 15 al Parroco di Cannaiola, i quali debbonsi da lui riscuotere e da lui spendersi in benefizio della Chiesa Parrocchiale. È pregio dell'opera che se ne parli distesamente dalla sua origine fino alle ultime vicende che ha passato. Le mie parole sono basate sui documenti che sul riguardo si conservono in Archivio, e che possono consultarsi a bell'agio.

L'Università di Cannaiola, come si è detto al primo Capitolo pag. 6, delle sue entrate il principle uso era sopperire ai bisogni della Chiesa Parrocchiale. Ne' tempi a noi più remoti i Comuni cercavano innanzi a tutto l'onore di Dio e lo splendore della Religione, venivano quindi in seconda linea gli affari temporali. Nell'anno 1801 per le note vicende che misero a soqquadro l'Italia furono incamerati i possedimenti di piccoli Comuni e però anche quelli di Cannaiola.

L'amministrazione però se ne lasciò a questa Università e tolti gli altri gravami i sopravanzi si applicavano alla Chiesa. Sebbene non risulti chiaramente da prove estrinseche sembra però certo avvenuto l'incamerazione e però pericolando assai la solita sovvenzione di Scudi Quindici che davasi dai beni comunali di Cannaiola il Parroco Bartolini ottennesse che sull'affitto di tali beni si riconoscesse questo gravame. Così si venne praticando fino al 1827. Quando presane l'Amministrazione il Comune di Trevi il beneficio de' Canone andava a perdersi se non vi provvedeva un Ordinanza della Congregazione del Buon Governo, colla quale a dì 19 Settembre 1827 si stabiliva e decretava che dall'affitto de' beni dell'Università di Cannaiola si prelevasse la Somma di Sc. 15 a beneficio di questa Chiesa Parrocchiale.

Al Comune di Trevi piacque ben il pigliare ma non il dare e però non voleva riconoscere un Decreto sì equo e giusto e però poco appresso il dì 1 Decembre 1827 avanzò una rappresentanza alla Congregazione suddetta nella quale accumulando non so quali sofismi pretendeva ottenereº la revoca.  pag. 102 Per buona sorte la Congregazione non credè ciecamente all'esposto, ma ne rimise il giudizio all'Arcivescovo di Spoleto Mons. Mastai, il quale sarebbe stato in condizione trovandosi così prossimo ai luoghi di pronunziarlo giustamente. Fu invitato allora il Parroco Bartolini dal prelodato Mons. Arcivescovo a presentargli un' esposizione ragionata sui diritti che la Chiesa Parrocchiale di Cannaiola potesse avanzare sul Canone in questione. Non tardò il Parroco a rispondere compiutamente alla richiesta e con efficacia tale che Mons. Vescovo abbastanza illuminato sui diritti di questa Chiesa informò in senso favorevolissimo la Congregazione del Buon Governo. Questa allora mise altri Decreti nel dì 28 Maggio e 21 Luglio 1828 dai quali si confermava doppiamente che il Comune di Trevi assumendo il possesso de' beni di questa Università avea assunto puranco l'onere del Canone di Scudi 15 gravanti i medesimi. Questa lista novella fu comunicata al Parroco dal medesimo Arcivescovo, 19 Maggio 1828 e dal Gonfaloniere di Trevi, 3 Luglio 1828.

Il Canone con questi due Decreti era diventato ormai incontestabile; ma lo fu ancor con più diritto e forza quando vi accedè una resoluzione consiliare del Comune di Trevi ed un publico Istromento.

La Secreteria di Stato con Editto dell'11 Aprile 1826 decretava che i Beni che dopo l'eseguito estensione del debito comunitativo erano rimasti esenti dalla vendita doveano restituirsi alle rispettive Comunità a titolo d'Enfiteusi perpetua. In virtù di questo Editto la Commissione del Buon Governo rimise al Comune di Trevi uno Stato dimostrativo de' beni comunali che il Governo concedeva in Enfiteusi, i pesi di che erano gravati e il Canone che su di essi si pretendeva annualmente. In esso messaggio s'ingiungeva che si riunisse il Consiglio onde accettare il detto Canone e per dare le opportune facoltà ad un Procuratore di stipularne il relativo Istromento.

 pag. 103  Nel dì 10 Ottobre 1828 si riunì dunque il Consiglio esaminato lo Stato, veduti i pesi, accettò il Canone di Sc. 21 da pagarsi al Governo, scelse per Procuratore il Sig. Luigi Lanzoni onde venire alla stipulazione dell'Atto publico. Il quale Istromento ebbe nel dì 19 Novembre 1828 tra le due parti l'Em.mo Cardinale Mattei Segretario dalla parte della Congregazione del Buon Governo, e Luigi Lanzoni da quella del Comune di Trevi. L'Istromento fu rogito dal Sig. V. Pitti il dì 14 Novembre 1828. Negli Articoli 3, 4, e 6 l'enfiteuta si dichiara accettare e sodisfare qualunque livello, canone, tassa, decima che gravane i beni enfiteutici. Ma tra questi eravi il Canone di Sc. 15 a favore della Chiesa di Cannaiola. Dunque in forza d'Istromento il Comune di Trevi si obligava a puntualmente sodisfarlo. E realmente con tutta puntualità adempì il suo dovere fino all'anno 1862. Ma era già spuntato il sole della libertà in quell'anno, ed i alti e bassi si credettero in ragione di non pagar debiti. Un bel giorno, il 27 Maggio 1863, vacando allora la Parrocchia e fattasi istanza per la riscossione del Canone, giunge al Rev. Economo di questa Chiesa una lettera del Municipio Trevano colla quale si dichiarava la resoluzione presa il 21 Marzo 1862 che in sostanza diceva: se il pagamento di Sc. 15 era un titolo oneroso pel Comune di Trevi verso la Chiesa Parrocchiale di Cannaiola venisse fatto costare, giacchè se fosse una gratificazione, il Comune istesso non si trovava in grado . . . di gratificare nessuno. Si vedeva bene che la venuta del Governo Sardo nelle nostre provincie allo scopo di restaurare lo ordine morale incominciava a produrre già i suoi salutevoli effetti. I Messervi del Municipio trevano avendo visto che si era attaccata la Romana Chiesa con duri e fieri colpi, avevano voluto emulare si nobili gesta assaltando l'umile Chiesa Cannaiolese; nel che a dir vero facevan mostra di bravura a tutta prova e d'eroico coraggio! L'atrocità dell'atto non era tanto nella lettera che con quel cinismo si  pag. 104 scriveva, ma nell'aver sottratto non si sa come l'Istromento soprariferito che per usi così duri era l'unico sostegno de' nostri diritti. Questa non è calunnia, ma un fatto. Persone attaccate a quel Municipio più volte mi hanno ripetuto che l'Istromento in copia autentica esisteva in quegli Archivii, ma si era nascosto . . . per non pagare. Era un procedere così leale come quello di alcuni Altri in altre parti. A bove maiori discit arare minor. Essi ragionavano egregiamente: dicevano noi non neghiamo di pagare; ci venga mostrato il titolo che vi ci obliga (E intanto si tolga l'Istromento che fornisce il titolo) Dove volete che lo ritrovino? chi si piglierà la briga di cercarlo; chi ne può dare le indicazioni? Ci vogliono danari e molti. Cannaiola non ຠpersone che possino avere lumi, influenza e quatrini da ciò. Dunque il Canone è bello e spacciato. S'impiegheranno quei Scudi in opere più consentanee allo spirito del giorno. Così si ragionava e così si operava!

Alla mia venuta in Parrocchia, così stavano le cose. Vedendo di quale importanza fosse l'affare, poco appresso diressi al municipio trevano una lettera ragionata nella quale coll'aiuto de' documenti che pur avevamo dimostravo evidenti i diritti sopra del Canone. Alcune autorevoli persone incitavano a farci causa perchè si stimavano sufficienti a dimostrare anche in faccia a un tribunale il titolo oneroso che si pretendeva dal Municipio: o almeno a rintracciare in Roma l'Istromento sopra enunciato. Ma vi volevano buoni denari e questi mancavano.

Intanto io avea fatto idea di venire all'esecuzione di forti restauri nella Chiesa e perchè avea ammassato qualche centinaio di lire. Mi venne questo pensiero: Il Canone avrebbe questo scopo principale: il vantaggio del Chiesa; dunque non sarebbe male impiegato il denaro che possiedo per i restauri della medesima se vi cercassi l'Istromento che lo prova e che varrebbe anche in faccia a certuni; e se fosse necessario intraprendere anche una causa con quei Municipalisti  pag. 105 trevani sarebbe bene impiegato. Vincendo avrei assicurato un grande aiuto al mio disegno, perdendo di poco l'avrei danneggiato. Detto, fatto. Scrivo a Roma ad un mio agente esperto ed attivo perchè si desse tutta la premura per cercare l'Istromento tanto bramato; ma del quale non si avea che pochissime tracce. Dopo vario tempo mi risponde aver rinvenuto un Istromento d'Enfiteusi stipolato dalla Congregazione del Buon Governo con il Comune di Trevi. Deo gratias: era appunto quello che cercavamo. Richiedendomi che ci volevano per le prime spese £ 50 gliele mandai da un tale G. P. pratico di Roma e del ricapito dell'agente. Si può imaginare con quale ansietà io stavo attendendo la venuta di questo documento col quale mi tenevo certo della vittoria. Passano più di 50 giorni e la posta nulla mi reca: finalmente riscuoto una lettera dell'Agente la quale diceva meravigliarsi come dopo tanta fretta d'avere l'Istromento non gli si spediva il denaro ch'era necessario per cavarne la copia autentica. Fu per me un colpo di fulmine. Si erano perdute 50 lire e si protraeva il tempo di vincere la causa. Fu agito in via giudiziale contro il P. truffatore del nostro denaro, ma questo per varii pretesti non potè rientrare nella nostra cassa. Dovei rimandare altre £ 50 e subito altrimenti il desideratissimo Istromento non si sarebbe avuto.

Sebbene l'avversa sorte congiurata colla malizia umana avesse portato un notabile ritardo alla difesa del Canone, pure dovea venire un giorno per esso propizio e questo fu sul terminare del Luglio 1869, quando il mio Agente cavata la copia autentica dell'Istromento legalizzato con tutte le forme me lo spedì sotto il giorno 30 Luglio detto anno. Non si tardò un momento a farne l'uso conveniente. Furono dunque di nuovo ordinati tutti i documenti che facevano bella corona all'ultimo ottenuto e li presentammo al Comune di Trevi il dì 12 Agosto 1869 con una lettera alla quale Demmo una tinta alquanto acre e risentita. Di necessità dovea passare qualche tempo per avere un risultato dell'esposto, giacchè se ne sarebbe trattato nelle  pag. 106 sessioni autunnali. Ma intanto non fu perduto il tempo: si parlò coi consiglieri più probi ed onesti perchè a suo tempo avessero patrocinato la causa. Non voglio tacere anche l'impiego che fu fatto del gran mezzo di riuscire nelle imprese piccole e grandi, cioè la preghiera. Se vi era interesse che potea esser ben trattato con questo mezzo, il mio era desso, giacchè trattavasi di cosa esclusivamente propria di Dio e della Chiesa. Pregai caldamente il Signore e la S. Famiglia che mi avessero concesso la sospirata grazia: Non fui defraudato nella mia aspettazione. Il mese consacrato a S. Giuseppe me ne fu comunicata la lieta notizia: il 13 Marzo 1870 il Sindaco di Trevi mi annunziava ch'era stata fatta giustizia alla mia istanza e mi sarebbero stati pagati anche gli anni arretrati. Però non era giustizia intera: mancavano due cose: prima perchè non si riconosceva il debito che dal giorno in cui ero stato investito del beneficio parrocchiale, seconda perchè si rifiutava il rifacimento delle grandi spese incontrate nella compilazione dei documenti. Su questo punto si potea transigere non nel primo; giacchè si sarebbe ammesso un principio che oltre la sua falsità avrebbe recato immenso svantaggio alla Chiesa. Si sarebbe stabilito che il Comune di Trevi avrebbe avuto l'onere del Canone pei soli Parrocchi titolari, e non per gli Economi quando quelli mancassero si sarebbe riconosciuta la Persona non l'ufficio e per dir più vero la Chiesa. Ai Municipalisti di Trevi nulla caleva del modo come si sarebbe impiegato il Canone lo davano al Parroco liberamente se ne fosse giovato a sua posta. La verità era però questa. Il Comune di Trevi essere obligato alla Chiesa Parrocchiale di Cannaiola e perciò quanto questa durerà dovrà durare anche il Canone. Il Parroco non avere in questo Canone che il titolo e il diritto di Amministratore. Non mi era difficile provar questo assunto, e questo feci con lettera del 24 Marzo nella quale dimostrai, non fosse altro che dal libro d'amministrazione, che la prestazione annua in controversia era non a beneficio  pag. 107 ed uso personale del Parroco, ma ad esclusivo impiego della Chiesa Parrocchiale. A ragione evidente non si può recare torto. Il Consiglio comunale di Trevi riconobbe giusta la mia rappresentazione e mel partecipò con dispaccio ufficiale del 24 Maggio. E così se la prima vittoria mi fu notificata in un dì del mese consacrata a S. Giuseppe, anche la seconda e finale mi fu dato apprenderla in una festa della Madonna. L'affare adunque non potea terminar più lietamente. Avevo guadagnato per i restauri della Chiesa la rispettabile somma di £ 71820, ammontare di nove annate del Canone decorse, ed assicurato per la medesima in perpetuo e fuori di ogni contestazione l'immenso beneficio d'una rendita che ben amministrata recherà non lievi vantaggi alla Chiesa parrocchiale.


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Pagina aggiornata: 5 Lug 25

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