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Parte I Capo 2

Questa pagina riproduce una parte di

Memorie storiche di Cannaiola

di
Pietro Bonilli

dattiloscritto
dal manoscritto originale

Il testo è nel pubblico dominio.

Questa pagina è stata attentamente riletta
e la credo senza errori.
Ciò nonostante, se vi trovate un errore,
vi prego di farmelo sapere!

seguente:

[ALT dell'immagine: (collegamento alla parte seguente)]
Parte I Capo 4

Parte I

 pag. 19  Capo III
Le Chiese

§ I. Chiese Succursali

In un Paese di campagna i Luoghi destinati al culto di Dio  pag. 20 sono i più ricercati; e a questi daremo uno de' principali sguardi. Centri benefici in cui il Signore diffonde le sue benedizioni e le sue grazie, portono all'occorrenza anche un vantaggio materiale nelle Parrocchie sparpagliate. Con minore incomodo si può da esso partire col SS. Viatico per soccorrere i poveri moribondi.

Esistono in Cannaiola quattro Chiese, compresa la Parrocchiale; tre però meritano piuttosto il nome di Cappelle, tanto sono di piccole proporzioni. Tra queste in addietro eravane anche un altra dedicata a S. Nicola, tra i recinti del Castello, alla mia venuta trovata sospesa ed ora distrutta. Anche di questa terrò parola per nulla tralasciare. Sarà bene, prima dare un idea delle minori, per poi fermarmi a trattar distesamente della Parrocchiale che tiene, com'è naturale, il primo posto.

S. Francesco di Paola

La prima ch'è la più lontana dal centro del Paese è dedicata a S. Francesco di Paola. È situata in alcune pertinenze, dette La Cuccia. È lunga Metri 5 e Larga Metri 3,50. È a soffitto, con unico altare dedicato a S. Francesco di Paola, rappresentato in una pittura a olio di mano mediocre, in atto di pregare la Vergine SS.ma, che col suo Figliuolo appare campata in aria, circondata da nuvole. La Chiesina è ben conservata, ed ha tutto l'accorrente per la celebrazione della Messa, in specie un calice d'argento. Nel giorno che cade, o in altro più comodo, si fa la festa di S. Francesco di Paola celebrandosi delle Messe (Sei sono di Legato) e distribuendosi un sacco di grano panizzato, o il denaro equivalente. Tutto ciò al presente si soddisfa dalla Famiglia Stocchi. Erede del Patrimonio del fu Angelo Natalini, il quale in quel tenimento, possedeva un fondo gravato dagli oblighi predetti. Il Natalini, dopo i politici rivolgimenti del 1860, avea creduto, che con le altre beate libertà importateci,  pag. 21 ci fosse ancor quella di godersi di beni, senza sodisfare gli oneri, e però per varii anni fece a meno di elemosine, e molto più si dispensò dalle Messe, finchè l'incolse la morte, e gli aprì, sebben troppo tardi, gli occhi. Ora potrà vedere quanto più utile eragli stato adempiere a sacri doveri. Subentrando la Famiglia Stocchi nel possesso di quei beni, ripigliò ancora l'adempimento degli oblighi. All'infuori della Festa di S. Francesco, quella Cappella non ha altra ufficiatura. È comoda però a celebrarvi la Messa per comunicare, si vi hanno, gl'infermi delle due case che vi sono all'intorno.

S. Fedele da Sigmaringa

La seconda Chiesa è dedicata a S. Fedele da Sigmaringa Martire Cappuccino. Ha un solo Altare dedicato al Santo con Quadro ad olio che lo rappresenta, insieme ad altro beato che io reputo esser S. Marice. Entrambi sono a piè della Vergine recantesi in braccio il Divino Infante. Per Chiesa campestre non è brutto quadro. Nell'inventario del Parroco Renzi, se non erro, questa Chiesa dicesi dedicata a S. Felice ed unita al Rev.mo Capitolo di S. Pietro di Spoleto, che la dovea mantenere. Come abbia perduto il titolo, e il Capitolo ogni diritto su di essa, non mi è stato dato rintracciare, forse perchè fu abbandonata e così andata ancora in rovina. Se non che nel 1805, come da Iscrizione, la Famiglia Paolini la fece risarcire, il soffitto costrusse a camercanna, la corredò di sacri utensili e in specie d'un reliquario del Santo a lamina d'argento. Quando questa Famiglia abitava in paese e fioriva per pietà e ricchezza, vi celebrava due feste assai splendide. L'una per la Solennità dell'Ascensione e l'altra nel dì di S. Pietro Apostolo. In esse, oltre ad un lauto trattamento che dava ai Sacerdoti che vi accorrevano, distribuiva una pagnotta a tutti i poveri che presentavansi. Data giù la loro opulenza partita dal paese, S. Fedele è rimasto desolato. Solamente nel dì del Santo per mantenere una reminiscenza, vado a celebrarvi  pag. 22 Messa, e nella solennità del Corpus Domini vi si dà la Benedizione col Venerabile, mentre fassi il giro della processione. È rimasta spoglia di tutto, meno che il reliquiario della Famiglia Paolini è stato consegnato alla Chiesa Parrocchiale.

S. Antonio Abate

La terza Chiesa posta non lungi dalla Parrocchiale è sotto il titolo di S. Antonio Abate.

Fu fatta edificare nel 1660 da D. Flaminio Renzi di questo Paese, o suoi Eredi. Ha un area sufficientemente spaziosa. È lunga m. tre ed è larga Metri 3. Anche questa ha un solo Altare dedicato a S. Antonio, con Quadro che orridamente rappresenta la Vergine, S. Antonio e S. Filippo Neri. Ai lati dell'Altare vi sono due Statue a stucco rappresentanti l'una S. Francesco e l'altra S. ____ Ha una bella credenza per paramenti ed uno sfasciato confessionale. L'ultimo Rettore della Cappella Sig. Lipparelli donò alla Chiesa una pianeta di seta bianca con camice e Messale. Alla Famiglia Renzi spettava il Iuspatronato di nominare alla Cappellania, ma coll'andare degli anni si rimase incerti se avesse più discendenti e per conseguenza Patroni, onde l'ultimo Cappellano fu nominato di moto proprio dall'Autorità Ecclesiastica. (Per altre notizie vedi il Capo 9, pag. 92.)

Dopo le vicende politiche poi del 1860, la Chiesa di S. Antonio non ha più avuta la consueta ufficiatura di Messe una la settimana, come prescrivono gli oblighi della Cappellania, essendosi dopo quel tempo passato sopra ogni dovere religioso. Durante la fabrica de' restauri della Chiesa Parrocchiale, ivi si celebrarono gli uffici divini. Al presente solo si officia nel dì 17 Gennaio, festa di S. Antonio, per opera de' Santesi all'uopo periodicamente destinati dal Parroco; e di quando in quando i fedeli ricorrendo al Santo per i bisogni del loro bestiame, fanno celebrarvi la messa ed accendervi la lampada. Merita essere rimbiancata, risarcita in vari punti e specialmente nel  pag. 23 tetto. Ma se il Signore non provvede, dovrà molto rimanere in tal cattivo stato.

S. Nicolò di Bari

Per conservarne memoria dirò ancora una parola sopra un altra Chiesa dedicata a S. Nicolò di Bari alla mia venuta trovata sospesa e in distruzione. È perita per non averne curato a tempo i risarcimenti. Esisteva entro il recinto del Castello ed avrà avuti circa Metri Sette di lunghezza. Era a volta reale di stile gotico, con un solo altare, dedicata a S. Nicolò. Il Quadro però che lo rappresentava pendeva dalla parete ed eravi stato appiccato, e copriva un affresco rappresentante Gesù in Croce colla Vergine e S. Giovanni, onde io credo che in origine non avesse quel titolo. Nella parete, in cornu Evangelii, avea degli affreschi portanti in istile gotico qualche iscrizione; non ne fu compreso che l'anno, 1470; e un nome: Pietr Antonioºa e Compagni; epoca forse ed autori delle pitture. Erano prive al tutto di pregio. Minacciando rovina fu demolita per impiegarne i materiali ai restauri della Parrocchiale (Vedi pag. 130).

Trovo nell'inventario Renzi che eravi eretto un beneficio semplice e n'era Rettore il R. Anton Francesco Valenti Arcivescovo di Teodosia (1511).b Era conferito dalla Dateria Apostolica, e di Scudi Sei e Tredici di estimo censuario. Nulla avea di arredi sacri. Eravi una piccola campana, che dopo la sospensione della Chiesa, fu trasportata al Campanile della Parrocchia. È stata fusa nel 1400 ma è inservibile.

§ II. Chiesa Parrocchiale

Vengo ora alla descrizione della Chiesa Parrocchiale, e lo farò compiutamente. È dedicata a S. Michele Arcangelo; e perciò non ho che e rallegrarmi della sorte toccatami di possedere una Chiesa intitolata a Santo si eccelso. È stata provvide e sapiente  pag. 24 ordinazione lo Stabilire un Santo titolare ad ogni Chiesa specialmente Parrocchiale. Nel mentre che con questo si induce il popolo fedele ad abbandonarsi sicuro sotto la protezione speciale di quel santo cui è dedicata la propria Parrocchia, dall'altra viene interessata la bontà del beato comprensore a vagliare ai bisogni spirituali e temporali del luogo posto sotto la sua protezione. Ora quel conforto non è dunque pel popolo e pel Parroco di Cannaiola il pensiero, che sta a sua difesa l'Arcangelo S. Michele? come non riposerà sicuro della vittoria, affidato a Colui che pel primo debellò in cielo i spirituali nostri nemici? O invitto Arcangelo, vaglia del continuo sopra questa piccola porzione del gregge di Cristo ricomprata col suo sangue prezioso, infondi in essa spirito di fortezza, onde superare le potestà delle tenebre, confessar coraggiosamente il santo nome di Dio, ed umilmente assoggettarvi al supremo volere. Vieni infine ad assisterci al punto della nostra morte, onde vittoriosi delle schiere infernali, possiam da te esser condotti al possesso della gloria.

La posizione della Chiesa Parrocchiale è molto ben indicata. Oltrechè vi si è condotti da publica e bella Strada, è propriamente centrale al paese, e per conseguenza comoda a tutti. Sta un poco elevata dal piano di campagna, per salvarla non solo da inondazioni, ma anche da umidità. Avrei bramato aver notizie precise della sua primitiva fondazione, ma nulla di certo ho rinvenuto. Nell'inventario Renzi si dice, che distrutta già l'antica Chiesa, detta degli Arsicciali (?) si venne alla fabbrica d'una nuova nel 1600. Sia mai che questa degli Arsicciali, come vuole una tradizione, fosse con il resto del paese a un mezzo miglio ad oriente dall'attuale, ne' terreni della Parrocchia, e per questo quel sito abbia tuttora il nome di S. Angelo Vecchio? Ciò sembrami molto verosimile, giacchè l'elevazione in cui trovasi la Chiesa parrocchiale presente, è formata da terra importata, e contiene ceneri ed ossami di cadaveri umani, che secondo la tradizione, trovavansi a S. Angelo Vecchio. (Vedi p. 4)

Sembra adunque verosimile che nel posto ove al presente è  pag. 25 la Parrocchia, si edificasse una Chiesa a questo scopo; ma com'è naturale, pochi essendo i mezzi per costruirla, venisse così angusta da richiedere appresso degli ampliamenti, per la crescente popolazione. Varie forme dunque dovè subire, e per quanto rilevasi dalle memorie, possono ridursi a quattro. La prima nel 1602. La seconda nel 1684. La terza nel 1860, e la quarta e credo ultima, nel 1870. Discorriamo di tutte partitamente.

In quanto alla 1a si hanno memorie certe, che il Parroco Gentili, nell'anno 1602 fece la porta minore ad oriente, e la parete su cui si apriva. Sebbene può esser, che quella porta fosse ancor la principale, come quella che era di prospetto all'altar maggiore. Il resto ancora della Chiesa restaurò ed abbellì. Di questo tenore è la Iscrizione che leggevasi nell'interno di detta porta:

D. Romanus de Gentilibus Rector, Ianuam ac parietem a fundamentis erexit, reliquum Ecclesiae (quae est de Iure Patronatus universitatis S. Angeli) instauravit. A.D. MDCII.

In quel tempo adunque, dovea presentare un aspetto del tutto differente da quello che ha avuto appresso. Per maggior chiarezza eccone la pianta:


[Una pianta architettonica schematica di un edificio, una chiesa più o meno quadrata; a destra in alto, una parte quadrata aggiunta (2) che rappresenta il campanile; a sinistra in basso un vano rettangolare chiuso (5); a destra la porta d'entrata (3) e in basso una porta laterale (4). A sinistra: nel centro l'altare maggiore (1); in alto e in basso due altri altari (6, 7). A destra in basso, un quarto altare (8). La pianta rappresenta la chiesa parrocchiale di Cannaiola di Trevi in Umbria sotto la forma in cui si vedeva nel 1602.]

Probabilmente il N. 1 dovea esser l'altar Maggiore, giacchè al N. 5 sta un vano, che anche al presente, dicesi Sacrestia vecchia.  pag. 26 Il N. 2 è il campanile, in quell'epoca, in costruzione. Il N. 3 è la porta con parete, fatta edificare dal Parroco Gentili. Forse al N. 4 eravi altra porta ma non risulta da veruna memoria. Del pari non consta che ai N. 678 fosservi altri altari; ma è probabile perchè vi si son rinvenuti sempre appresso, e non può presumersi una parrocchiale con un solo altare.

2a Forma. Nel 1684 sotto il governo del Parroco Rocchi ebbe un importante miglioramento pel quale fu cambiata radicalmente. Le fu aggiunta una nuova sezione, ch'è il presbiterio attuale; fu ornata con un grandioso cornicione ed accresciuta di altari. Perciò la sua forma prese questa figura che vedesi a colpo d'occhio, e spiegherò coi numeri.


[Una pianta architettonica schematica di un edificio, una chiesa più o meno quadrata; a destra in alto, una parte quadrata aggiunta (9) che rappresenta il campanile; a sinistra in basso un vano rettangolare chiuso (5); a destra la porta d'entrata (8) e in basso una porta laterale (6). A sinistra: in alto, in centro, e in basso tre altari (2, 4, 3). A destra in basso, un quarto altare (7). In alto però viene aggiunta una grande estensione, nel centro di cui l'altare maggiore (1), trasformando la chiesa in un rettangolo. La pianta rappresenta la chiesa parrocchiale di Cannaiola di Trevi in Umbria sotto la forma in cui si vedeva nel 1684.]

L'altar maggiore fu destinato com'era naturale nella parte aggiunta, N. 1. I numeri 2, 3, 47 rimasero altari minori; al 5 la sacrestia vecchia che dovea rifarsi come più tardi avvenne nel 1715 circa, per trovarsi ormai troppo distante dall'altare maggiore. Nessun cambiamento alle porte N. 68; nessuno al campanile N. 9. La parte aggiunta è marcata dalla linea nera. In quegli anni molto si fece dalla parte muraria, ma niente bene dalla  pag. 27 parte architettonica. Per persuadersene basta gettare uno sguardo sulla pianta sopradelineata. Il Campanile piantato un mezzo metro dentro la Chiesa. Quella sconnessione poi di aver da una parte fino a tre altari e dall'altra un solo era insopportabile, e conveniva tosto o tardi porci riparo. Ma non c'è peggio fare uno sbaglio nel murare; l'occhio a poco a poco vi si abitua, e non sembra più tanto sconcio. Quando v'è poi l'inerzia, e peggio, se mancano i quattrini, l'errore corre rischio a rimanere incancellabile. Da ciò ne venne che fino al 1860, cioè per più d'un secolo e mezzo, si ebbe quella storpiatura. Si fecero altri miglioramenti e molti lavori, ma lo sconcio non era stato tolto.

La buona Memoria di Mons. Monticelli avea lasciato nel suo Testamento Scudi 250 per fare un altare a mo' di Cappella in onore di Maria SS. Addolorata. Ne fu commesso il disegno all'Ingegnere Sig. Sabbatino Stocchi, che oltre a quest'incarico affidatogli, suggerì le norme per dare al resto della Chiesa una nuova e migliore forma. Collocò la nuova Cappella di fronte a quella del Rosario, tolse tutti gli altri altari che rimanevano fuori di simmetria, e così ebbesi questa 3a Forma:


[Una pianta architettonica schematica di un edificio, una chiesa più o meno quadrata; in alto l'altare maggiore (1), a destra nel centro, una parte quadrata aggiunta (9) che rappresenta il campanile, e una piccola porta d'entrata accanto in alto (10); a sinistra in alto una stanza rettangolare, la sagrestia (2), e in basso un vano rettangolare chiuso (4); fra le due un altare (3). A destra, nel centro, attiguo al campanile, una cappella con altare (8) e in basso un vano chiuso (6) con un battisterio accanto (7). La porta d'entrata principale è marcata in basso, nel centro (5). La pianta rappresenta la chiesa parrocchiale di Cannaiola di Trevi in Umbria sotto la forma in cui si vedeva nel 1860.]

 pag. 28 N. 1, 3, e 8 sono i soli tre altari rimasti. Il N. 2 è la sacrestia nuova. Questa costruzione non data da quest'ultima epoca, ma dal 1715 o 20 circa. Non è stata posta nella 2a forma perchè non allora compiuta, ma poco appresso fu in pronto. Al N. 4 Sacrestia vecchia. Al N. 5 Porta maggiore. N. 6 Vano chiuso ov'era un altare destinato poi alla Statua di S. Marice. Al N. 7 si pose il battisterio, ottenuto dal Parroco Nardeschi nell'anno 184__. N. 9 Campanile. Rimasta Chiusa la porta minore per la costruzione della Cappella al N. 8 fu aperta al N. 10.

Per tali importanti cangiamenti fu tolta quella mostruosa irregolarità, che ad un occhio anche volgare diceva sì male. In tal forma è rimasta la Chiesa per breve tempo fino al 1870, quando io, considerando che la Casa del Signore merita sempre perfezionamento, e soprattutto vedendo che i travi maestri del tetto erano in pericolo di crollare, mi accinsi, nel nome di Dio, ad un restauro ancor più radicale e grandioso, che sarà pregio descrivere compiutamente. Lasciando però alla 2a Parte all'anno 1870 il narrare quanto riguarda quest'opera dal lato murario, il suo principio, il suo sviluppo fino al suo compimento, mi limiterò a descriver qui la Chiesa come l'ha lasciata quest'ultima forma che credo sarà l'ultima. Il farò a modo d'inventario onde non trascurare alcuna cosa, tanto dalla costruzione, tanto de' mobili ed arredi Sacri. Non vi riporto la pianta perchè sebbene il restauro ultimo sia rilevantissimo, poco o nulla apparirebbe sulla pianta, che nella sostanza è rimasta quale si è vista nella 3a Forma.

Descrizione della Chiesa

La suddetta Chiesa Parrocchiale di S. Michele Arcangelo è posta entro i confini di Cannaiola, in Vocabolo S. Angelo Nuovo Territorio di Trevi, appresso suoi lati ben noti e manifesti; cioè a Levante la Strada publica: a Mezzogiorno la piazza della stessa Chiesa, a Ponente i Beni del Monastero di S. Lucia, a Tramontana altra Piazza. È fatta a mattoni nella parte del presbiterio, nel resto con vario materiale, in forma oblunga, di  pag. 29 altezza alla sommità del tetto Metri 11 di larghezza Metri 10, di lunghezza Metri 20. La costruzione interna è a stile toscano, con sei pilastri maggiori e quattro minori sporgenti alquanto. Quelli del presbiterio, per dar loro una forma più decorosa, sono doppi e più prominenti; hanno sue basi e capitelli a stucco come l'ordine richiede. Sostengono cinque arconi, tre de' quali reali a mattoni sui quali posa e gravita tutto il tetto. Questo è fatto di pianelle e di coppi ordinarii. Fra i pilastri vi hanno degl'intercolonni, costrutti a far simmetria con le due cappelle internate, l'una dedicata alla Vergine Addolorata, e l'altra al Rosario. Queste si aprono sulle pareti della Chiesa, con due colonne a stucco e scannellate, con basi e capitelli. È circondata, all'impostatura degli archi maestri da un cornicione con dentello, fregio e cornici in relazione al resto della fabbrica.

La Chiesa ha la volta fatta con mattoni a foglio, divisa in quattro sezioni con dei costoloni che s'intersicano a croce greca. Nel mezzo hanno ognuna una cornice in tondo con suo rosone a stucco: nel presbiterio in suo luogo, avvi l'imagine dello Spirito Santo a stucco, concesso [circondato] da raggiera. In ognuna di queste sezioni ancora corrispondono le finestre che illuminano copiosamente la navata. Quattro sole sono reali. La loro forma è perfettamente circolare: hanno cristalli con telari di legno aggrappati. Altra finestra, ma molto più vasta e a semicircolo, si apre sulla facciata, anch'essa con cristalli raccomandati a telaio. Ogni finestra è munita di tenda di cotonina rossa.

Il pavimento della Chiesa è a mattoni; fu alquanto rovinato durante la fabbrica di restauro; e si presenta storto, nella fascia che v'hanno condotta in mezzo. Noto questo sconcio perchè nell'occasione che si rinnovasse, venga tolto. Nel presbiterio si alza d'un gradino. Fu rifatto nell'anno 184__ secondo che ne fa fede un iscrizione appena graffita sul mattone, posta in mezzo alla Chiesa, la quale dice così: A.D. 1844 Here Pio. Sotto questo pavimento si aprono i Sepolcri destinati  pag. 30 a ricevere i cadaveri. Due sole lapidi ho trovato che seguono il luogo dove sono state depositati gli ultimi resti di due Sacerdoti, morti in Cannaiola. Non ho trovato memoria del luogo ove sono stati sepolti gli altri Parrochi.

La prima di queste lapidi è posta a piè della base della colonna che si alza in cornu Evangeli dell'altar Maggiore. Quivi è sepolto il Parroco Bartolini, e porta questo conciso Epitaffio:

Ioannes Baptista Bartolini Hic Iacet, Obiit Die II Martii 1843

Mentre questa lapide è di semplice mattoni, l'altra è di bel marmo bianco e con molta precisione lavorata. Indica la sepoltura di Mons. Monticelli, Sacerdote semplice, ch'è morto in questo Castello. È posta secondo la sua volontà innanzi alla Cappella dell'Addolorata da Lui fabbricata. Eccola com'esso, da se l'ha dettò prima di morire.

AD Pedes Transfixas Stephanus Monticelli, Patria Venetus, Sacerdotum Minimus, Peccatorum Maximus Hic Requiescit — Decessit Die IX Aprilis MDCCCLVII

Nel mezzo della Chiesa poi, v'hanno le Sepolture comuni: meno una che, se vuolsi così chiamare, è Gentilizia. Appartiene alle due Famiglie Ciccaglia e Palmucci; come ne fa fede, anche la lapide che dice così: Tumulum Francisci Ciccagliae et Crispoldi Palmucci 1635. Queste sepolture oltre la nominata sono quattro. Quella posta entro la Cappella del Rosario è per tutti gli abitanti adulti del Castello, uomini e donne. L'altra posta innanzi a da Cappella e porta scritta queste parole:

____________

è per i bambini detti angeletti; poco discosto da questa ve ne un altra che serve nel caso le altre sepolture fossero piene. La quarta poi, che è vicino al sepolcro Monticelli, è destinato ai forestieri, che per avventura morissero in questo Paese. E giacchè siamo sul parlare di Sepolture noterò che furono destinate non ha molti anni a Cemetero una bella stanza posto sotto la Sacrestia ove sono state collocate ceneri, teschi, ossa, estratti delle sepolture della Chiesa. Fu un opera che a me non garba punto. Spero rimediarci.

In fondo alla Chiesa a destra e a sinistra della Porta maggiore vi sono due vani: l'uno a destra è destinato a custodire  pag. 31 la Statua di S. Marice, e nell'altra, avvi la scala che conduce all'organo. Il primo s'apre verso la Chiesa con porta amplissima, e l'altro della capacità d'una persona volta all'acquasantario.

Sopra la porta maggiore è collocato l'organo. Ne fu autore il Sig. Catarinozzi di Subiaco e messo in attività nel 1849. È composto di 11 Registri, tra i quali la voce umana ed il flauto: ha due buoni mantici. Era di ben poco conto; ma fu restaurato dai Fedeli di Foligno, ottimi organisti, che con molta cura nel 1870 vi apprestarono tutto il loro ingegno, e però ora funziona sufficientemente. L'orghestra descrive due S che riuniscono in una linea retta. Alla solidità accoppia la bellezza.

Nella parete orientale, in mezzo al primo intercolonnio di chi entra nella Chiesa esiste il Battisterio. Risiede in una grande nicchia che tutto il contiene. Basa sopra una gran tazza di stucco scannellata e di bell'effetto. Da questa sorge un ottangolo in cui si conserva l'acqua benedetta in un recipiente di rame. Dall'ottangolo poi si spicca un tabernacolo di pietra durissima d'uno squisito lavoro del cinquecento. In esso contengono gli olii santi per gli infermi e pel battesimo. Dietro l'altare Maggiore esistono due credenze ovali praticate nel vivo del muro, chiuse con sportelli. Contengono Sei Busti che hanno reliquie insigni di Sei Santi Martiri.

Nella Chiesa si aprono cinque porte: tre interne e due esterne. La prima di quelle è sulla Cappella del Rosario. Serve per avere la comunicazione colla casa del Parroco. Le altre due mettono in sacrestia, una per i Fratelli delle Compagnie, quando hanno da vestirsi di camice, e l'altra per i Sacerdoti. Delle porte esterne una è Maggiore, che si apre sulla facciata al Sud, e l'altra è minore praticata sul lato orientale. Entrambi sono di mattoni. Da legge ordinaria quella è per le donne, e questa per gli uomini; come la prima è solida e in buono stato, la seconda ha l'imposte logore, consunte dal tempo e dalle intemperie; ha il difetto ancora di esser semicircolare,  pag. 32 il che è contrario allo stile di Chiesa.

Appesi nelle pareti del Presbiterio esistono due Quadri grandi. Quello in cornu Evangelii rappresenta Nostro Signore sulla Croce ed Angeli che con vasi raccolgono il sangue che sgorga delle piaghe delle sue mani e dai suoi piedi. Adagiata per terra e confortata dalla Maddalena sta la Vergine. Ai lati del crocifisso poi sono S. Antonio, Giovanni Apostolo e S. Francesco di Assisi. Per abbondare in memorie ho voluto ritrarre la scrittura che porta a piè; ma è poco intellegibile. Ecco come l'ho interpretata:

. . . Sacellum hoc sub Titulo S. Antonii . . . anno 1690 per Sanctum Ciccaliam et hoc templum alibi constitutum et per Crispoldum filium in Testamento rogate a D ____ Paulellio anno 16 8 donatum, in amplificationem ejusdem templi ex piorum elemosinis cura haec pictura in tabulis a D. Francesco Ludovico ____ facta fuit renovatum

— Questo Quadro dovea essere all'altare di S. Antonio.

Di fronte a questo avvi altro Quadro di equale grandezza. Rappresenta librata in alto la Vergine SS. che ha in braccio il Divin Figlio e da lato S. Anna; nella parte inferiore i due Santi S. Sebastiano Martire e S. Rocco Conf. Questi sono comprotettori della Parrocchia.

In questa Chiesa Parrocchiale vi sono quattordici Stazioni del viaggio di Gesù Cristo Redentore nostro al Golgota, ossia della Via Crucis con tutti i privilegii ed Indulgenze di Terra Santa concesse dai Sommi Pontefici, quali si sogliono visitare in comune nella Quaresima e nelle funzioni delle Terze Domeniche. Esse stazioni consistono in altrettante figure in carta in una piccola cornice di legno: ognuna al disopra ha una croce parimenti di legno color nero. Meritano esser rinnovate, perchè non corrispondono al decoro che sta nel resto della Chiesa.

Sulla parete orientale della Parrocchiale, aderente alla porta minore sorge il Campanile. L'opera è solida, la forma quadra e bella. Migliore sarebbe stato il suo effetto se fosse stato almeno un metro più alto. Il lavoro fu condotto con poco criterio perchè fu posto nella metà della parete della Chiesa e quel ch'è  pag. 33 peggio sporgente entro la medesima, con quella deformità che è facile imaginare, e che non è stata potuta del tutto coprire nemmeno dopo l'ultimo restauro. Fu compito nell'anno 1606 dai Capo Mastri Agostino Gilua ed Agostino di Giovan Angelo, durante il ministero del parroco D. Romano de Gentili. Soffrì non poco nel terremoto del 1832. Fu restaurato ed appostevi catene di ferro dal Parroco Bartolini. I muri nell'interno sono di pietra e nell'esterno di mattoni: hanno lo spessore di Cent. ____. La sua altezza è di Metri 17, la sua larghezza Met. 3: ha tre piani: il primo e l'ultimo a volta di mattoni, il secondo di legno. Per maggior sicurezza è fortificato da chiavi di ferro. Nella sommità non ha tetto, ma una cupola con sue ordinate finestrine, ed agli angoli, pilastrini, con palle di pietra. All'intorno poi cornicione e fregio fatto di mattoni a cortina: ne vi manca la croce con banderuola di ferro, in cima.

In questo campanile sonvi quattro campane. La Maggiore, alta Palmi Romani tre e mezzo: peso lib. 1200 circa, fusa l'anno 1700, con due bassi rilievi l'uno della Madonna e l'altra del Crocifisso e con quest'iscrizione rilevata intorno.

S. Michael Arcangelo veni in adiutorium populo Dei. Est Paroch. S. Angeli De Iure Patron. Laicorum. Universitas Castri Novi. An. Iubilei 1700 Honofrino Gismunda__fi.

La mezzana di Palmi due e mezzo, coi bassorilievi esprimenti il Crocifisso, e con questa iscrizione che porta la data ancora del quando fu fusa.

La Terza alta palmi due peso lib. 368

L'infima che apparteneva alla Chiesetta di S. Nicolo è alta 1½ m lib. 62. Porta la data 1480: è quasi inservibile.

Trovandomi alla descrizione del campanile dirò qui ancora dell'Orologio che quivi al secondo piano è collocato. Vi esisteva anche nel 1729 ma guasto. Ora dietro riparazioni funziona egregiamente. Però non suona che ad ogni ora e però il servizio non è completo. È tutto in ferro che lo rende più permanente  pag. 34 ed è riposto entro una credenza per garantirlo da ogni avaria. Il Santesato con £ 20 annue retribuisce la persona incaricata a moderarlo, e tirarne i pesi.

Descrizione degli Altari

Percorse per tal modo le cose più secondarie della Chiesa mi occuperò a parlare dalle più rilevanti, che sono gli Altari, sui quali s'immola la Vittima immacolata, il medesimo nostro Signor Gesù Cristo, ed ivi ancora si trattiene giorno e notte a nostro vantaggio e salute.

In questa Chiesa esistono tre altari. Sebbene sieno sufficienti, pure ne avrei desiderati altri due per collocarvi delle Imagini che rendonsi necessarie allo sviluppo della devozione. Il 1o è l'Altare Maggiore, detto di S. Marice: il 2o del SS. Rosario, e il 3o della Vergine SS. Addolorata.

Il 1o Altare adunque detto Maggiore, dove somministrandosi due annui Caldarelli d'olio dalla Compagnia del SS. Sacramento con lampada accesa è dedicato a Dio in onore di S. Marice M. Protettore di questo Castello. Si alza dal piano del presbiterio di tre gradini, sui quali, sostenuto da due leoni a stucco, riposa la Mensa dell'Altare, fatto a guisa di urna vasta e maestosa, entro di cui conservasi il corpo del S. Martire. Per maggior precauzione, questo è racchiuso entro due casse di legno: la prima d'un metro circa di lunghezza, che, nella faccia volta verso il riguardante e può vedersi dai gradini dell'altare, ha effigiato il S. Martire, disteso come morto, orizzontalmente, e nella parte opposta reca l'imagine di S. Michele Arcangelo, vestito da guerriero, e portante in mano le bilance e la spada della divina giustizia. La seconda portante in croce una fettuccia di seta con sigilli dell'Ordinario Spoletino contiene propriamente il corpo del Santo. Però essendo d'un mezzo metro circa di lunghezza, credo non contenga che gli ossi e le ceneri del corpo. Per dispensarsi delle reliquie, senza dover disigillar questa cassa, ne sono state alcune riunite in una scatola anch'essa a sigilli, e custodita nella maggiore. (Per maggiore informazioni su ciò vedasi  pag. 35 tra le autentiche la relazione dell'apertura della Cassa di S. Marice).

Sopra la mensa di quest'altare, per sostenere i candelieri vi hanno due gradini di legno verniciato bianco con fogliami dorati: in mezzo il sacro Ciborio a legno per conservare il SS. Sacramento di forma quadrata, e di altre un metro e mezzo di altezza, compreso il cimiero; perciò molto maestoso e vago per ornamenti intagliati e dorati. Il quadro dell'altare, discosto alquanto perchè questo trovasi isolato, come suol dirsi alla romana, rappresenta mezzo cielo. Siccome il titolare della Parrocchia è S. Michele Arcangelo e il Protettore è S. Marice; così questi dal buon pittore sono stati posti nel luogo più appariscenti, l'uno volantem per medium coelum,c in atto di librar le bilance divine è circondato da angeli, serafini e da santi, tra i quali ho potuto riconoscere S. Pietro e S. Paolo: altri due non hanno per me segni sicuri a denominarsi. S. Marice poi ha al suo fianco S. Nicolò di Bari, S. Carlo Borromeo, S. Antonio Abate e S. Emiliano Vescovo e M. Protettore di Trevi. La pittura dal lato artistico è appena soffribile in Chiesa.

Per ornamento di quest'altare, oltre un drappo a stucco con teste di Serafini e cornici che circondono il quadro hannovi due colonne di legno, che riposano sopra due alte e larghe basi a modo di pilastri. Queste colonne sono a tortiglione e circondate da una rama di foglie che l'avvolgono fino alla cima. I loro capitelli sono molto operati, con fogliami, a capricciose volute, e sostengono un grandioso cornicione, che faceva parte di quello, che tutta circondava la chiesa prima degli ultimi lavori. Si dovette togliere perchè sproporzionato, e perchè non trovantesi all'altezza voluta. Sopra il cornicione, che prende tutta la fronte dell'altare, esce come da una nicchia l'Angelo Custode che addita il cielo ad un anima fedele che riposa ai suoi piè, e quinci e quindi, due angioletti che imboccata la tromba stanno in sembianze di darle fiato vigorosamente. Nelle parti laterali eranvi ancora altre due statue in stucco  pag. 36 posanti sopra una base rilevata, l'una rappresentante S. Francesco d'Alcantara⁠d e l'altra la B. Chiara di Monte­falco; ma fui costretto a toglierle per la loro orridezza. Sonvi rimaste le basi che ora sorreggono due angioli di legno dorato.

Il 2o Altare dedicato a Maria SS. del Rosario è in cornu Evangelii ed è inalzato in una Cappella larga Metri 4 e lunga Metri 3½. È fatta a volta ed è illuminata da una finestra semicircolare con cristalli volta a Mezzogiorno. Come abbiam detto ha avuto un grande miglioramento nel 1860, quando fu inalzato in modo conveniente, e sulla sua fronte costruttevi due belle colonne, che sorreggono l'arco d'ingresso. Quest'altare, da quanto sembra, fu eretto dai Fratelli della Compagnia del Rosario prima del 1600. Ha la mensa, che bizzarramente ritrae un'urna, con in mezzo per stemma il Nome di Maria circondato da Gigli. Sopra stannovi due gradini di legno con rabeschi d'oro per i candelieri. Il quadro è dipinto in tela con l'imagine di Maria SS. ed il Bambino in piedi sulle sue ginocchia in atto di presentare il Rosario a S. Domenico e a S. Caterina Siena: a piè del Santo si adagia il simbolico cane colla face accesa ad infiammare tutto il mondo: un angelo graziosamente impone la corona all'augusta Vergine. È tra i pochi quadri che stanno degnamente nelle Chiese di campagna. Ad ornamento dell'altare vi sono due colonne, sostenute da bel basamento, con cornici e fregi che incoronano la fronte del medesimo, nel di cui mezzo due Angeli sostengono un ovato a guisa di stemma che ha in capo la croce e scritto in seno: SS. Rosario. Nella parete sono state aperte due credenze che riescono utili a varii usi.

In detto Altare è eretta la Confraternita del SS. Rosario con Bolla del P. Maestro Generale de' PP. Predicatori, sotto il dì 2 Luglio 1607, e con altra del 2 Ottobre 1607 decorati di privilegii e d'indulgenze. Perciò ogni prima Domenica si fa la processione, cantandosi le Litanie Lauretane e portandosi dal Celebrante la statuetta della Madonna e nella 2a Domenica di Ottobre (non potendosi la prima come converrebbe per dar luogo ad altre Parrocchie limitrofe) se ne celebra la festa per mezzo della questua  pag. 37 che si fa da due donne, l'una zitella e l'altra maritata, da deputarsi dal Parroco ogni biennio nel dì della medesima Festa.

Il 3o Altare, consacrato a Maria SS. Addolorata, è in cornu Epistolae, precisamente di fronte a quello che abbiamo descritto e gli è simmetrico nelle colonne e nell'arco di prospetto, ma non nell'interno. È lunga Met. 3½ e larga Met. 3 fatta a volta di mattoni. Fu costruita per elargizioni somministrate da Mon. Monticelli, come da suo Testamento eseguito nel 1860. È semplicissima, ma non manca di proprietà. L'altare è quadrangolare nella mensa fatta a mattoni, ed ha sopra un gradino di materiale per reggere i candelieri. Una cornice a stucco di semplice modenatura disegna un quadrato bislungo, che nella mente dell'Architetto dovea accogliere il Quadro, ma questi non esiste di quella grandezza con cui quello è stato eseguito. Vi si è collocata la macchinetta dell'Addolorata, che è di troppo piccole proporzioni, giacchè la pittura che rappresenta la Vergine, che tenendo nelle mani un pannilino, e trafitta dalla Spada del dolore guarda mestamente il popolo, non ha che Cent. ____ di altezza. L'altare è terminato da una corona di alloro da cui partono due festoni di fiori che circondono uno spazio quadrato, evidentemente posto là, a ricevere un iscrizione che non v'è stata mai eseguita. In questa Cappella è eretta la Confraternita dei Sette dolori con Decreto emanato nel dì 16 Giugno 1816 dal M. R. P. Stefano Antommarchi V. G. de' Servi di Maria. In ogni venerdì, a quest'altare si recita la corona dei Sette dolori; si fanno tridui per Infermi e si celebra la festa nella 3a Domenica di Settembre con quote di 25 Cent. che annualmente pagano gli Ascritti, e con Questue, che come pel Rosario si fanno da due donne destinate dal Parroco.

Questa Chiesa [Cappella] , come si è detto, riconosce per fondatore Mons. Monticelli il quale a decorarla volle lasciare anche un Quadro ad olio di circa un Metro di circonferenza. Rappresenta il Martirio di S. Stefano: è di buona mano, e condotto con molta cura e finitezza. Il Santo Proto­martire è cogli occhi rivolti  pag. 38 al cielo il quale si è aperto e fa vedere N. Signore sedente alla destra del suo divin Padre: gronda sangue per le ferite cagionate dai sassi: è pallido in volto; vicino alla morte. Gli sono sopra per finirlo da tutte parti, Scribi, Farisei, Manigoldi che nell'aspetto il più fiero hanno in mano pietre, perfino macigni a schiacciarlo. Saulo che custodisce le vesti e aizza all'eccidio, è colto bene. Ma riconforta lo sguardo una schiera di angeli che son venuti ad accoglier l'anima dell'invitto eroe, ed uno di essi, già colla corona in mano, è per cingergli la fronte insanguinata. Non ho potuto ancora sapere l'Autore e la Scuola da cui proviene. È certo pregevole.

Diremo in ultimo alcuna cosa sulla facciata della Chiesa. È volta a mezzogiorno ed ha dinanzi una piccola piazza tutta mattonata, che in paese di campagna è molto comodo, specialmente ne' tempi invernali. In essa si apre la Porta maggiore, cui si sale per tre gradini fatti a mattone. Questa ha intorno una fascia e due pilastrini rilevati sostenenti un timpano. Delle altre fascie a modo di pilastri sporgono alquanto sui lati della facciata, e giungono fino all'impostatura del timpano, col quale viene terminata. Porta nel suo mezzo queste parole: Sancto Michaeli Arcangelo Dicatum. Un finestrone semicircolare si apre sotto la fascia trasversale del timpano, e viene a riempire alquanto quello spazio d'altronde vuoto. Come ognun vede, è cosa ben meschina, e diventa anche difettosa per essersi costruito un muro della casa parrocchiale su d'uno de' suoi lati: il che sebbene occupi pochi centimetri di spazio, non manca a diminuire l'effetto di buona prospettiva. Nell'occasione di restauri della Chiesa, fu fatto un disegno della facciata: se si potesse eseguire, diventerebbe assai ornata e decorosa. Ne affidiamo il compimento ai posteri. Noi loro tramanderemo il disegno. La facciata misura di larghezza M. 11 e di altezza M. 11.

Questa Chiesa Parrocchiale, per non parlare de' tempi passati, per delegazione avutane fu benedetta da me nel dì 14 Agosto  pag. 39 1870. Monsg. Lironi Vicario Capitolare di Spoleto, avendo da me voluta l'esposizione de' lavori eseguiti in questa Chiesa, giudicò, che ad cautelam si dovesse ribenedire, e con autorizzazione data nel dì 27 Luglio 1870, ne commise a me lo incarico. Fu eseguito nell'epoca suindicata, ma in modo privato, poichè nonostante i lavori, era stato necessario del continuo ufficiarla.

Credo opportuno prima di separarmi dalla descrizione della Chiesa, ricordare almeno in una nota, gli altari che in questa esistevano nel tempo passato. Possiam dunque dire che sono scomparsi tre altari, sebbene uno di questi, sotto altro nome, quello dell'Addolorata, sia stato mantenuto, ma in altro posto. Il primo l'Altare di S. Antonio e del SS.mo Crocifisso, situato in Cornu Evangelii, sotto la porta della Sacrestia. In quest'altare era fondata la Cappella di S. Antonio, di Iuspatronato delle Famiglie Trampetti e Parriani. Il quadro di quest'altare l'abbiam veduto a pag. 32. Il secondo è l'Altare della Madonna del Carmine con S. Anna, S. Sebastiano e S. Rocco, posto vicino alla Porta Maggiore in cornu Evangelii. Il Quadro che rappresenta i nominati Santi è quell'istesso descritto a pag. 32. Il terzo altare era detto dell'Addolorata, perchè eravi questa imagine nella macchinetta, posta ora nella Cappella di M. Monticelli. In origine era però detto del Suffragio, ed eravi un quadro, che oltre le anime purganti, rappresentava la SS. Trinità, S. Caterina, S. Lucia, ed altri Santi. Da quanto ho potuto rilevare dalle memorie, in quest'Altare stava eretta la Cappella di S. Orsola di Iuspatronato Rainaldi, ora Onori vedi Cappellanie pag. 94. Il Quadro è in Sacrestia vecchia.

Descrizione della Sacrestia

Fa parte, possiamo dire della Chiesa la Sacrestia, e però anche di questa soggiungiamo subito la descrizione. È situata in cornu Evangelii dell'Altare Maggiore ed aderente alla Chiesa dal lato di Ponente. La costruzione è moderna, sembra sia stata  pag. 40 fabbricata sugli inizii del 1700, durante il governo del Parroco Renzi, che vi contribuì una buona somma. È lunga Metri 10 e larga Met. 4. È fatta a volta con mattoni a foglio, ed ha nel mezzo un ovato con cornici, in cui si dovea effigiar qualche cosa ma è rimasto vuoto. Due ampie finestre con ferrate e cristalli situate in alto sulle pareti di Ponente, vi spargono un ampia luce. Ha due porte l'una sul presbiterio per i Sacerdoti, l'altra, a finger muro, per i Fratelli della Compagnia. Ha il lavamano per i Sacerdoti con brocchetto, bacile, recipiente di rame per l'acqua e asciugamano. Nella parte Nord ha su tutta la fronte il paratorio di legno, fatto durante il ministero del Parroco Mercuri nel 1780: nel mezzo contiene il Canterano con cinque tiratoi per riporre suppellettili sacre: è alto Met. 1,40 e largo Met. 2. Al disopra riposa una credenza alta Met. 1,50 e larga Met. 2 che s'apre con porta a due battute: vi si ripongono d'ordinario i candelieri. i lati del canterano vi sono due confessionali, che fanno in tutto insieme unito con credenze, inginocchiatoio per prepararsi alla Messa. Nella Sacrestia esistono anche altri mobili, ma siccome non fissi, possono avere altre destinazioni, così li noteremo nell'Inventario generale. Questo locale per ampiezza e regolarità è una delle più belle Sacrestie che stanno nelle circostanti Parrocchie: solo è a notarvi uno sconcio, recatovi dalla costruzione che vi si è fatto d'un pilastro estremamente massiccio, reso necessario al rinfianco dell'arcone che sta sul Presbiterio. Tale irregolarità non si rimpiange però nelle scosse dei terremoti che spesso si fanno sentire.


Note di Thayer:

a Si tratta forse di Pierantonio Mezzastris, seguace di Benozzo Gozzoli, che nel 1452 operava a Monte­falco;

b Un errore nel testo, senza dubbio nella trascrizione dattiloscritta. Antonio Francesco Valenti fu arcivescovo in partibus di Teodosia dal 20 gennaio 1727 fino alla sua morte avvenuta il 15 maggio 1731.

c Apoc. 8:13.

d S. Pietro d'Alcantara, dell'ordine francescano.


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Pagina aggiornata: 5 Lug 25

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