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1. Cappella di Maria SS. del Rosario. 2. di S. Antonio Abate. Iuspatronato Renzi. 3. di S. Francesco di Paola. 4. di S. Orsola Iuspatronato Onori. 5. di S. Antonio Ab. Iuspatronato Trampetti e Parriani.
1. In ogni Cura è ottima e necessaria cosa avere de' giorni festivi oltre la Parrocchiale anche un' altra Messa per quelli che son dovuti restare alla custodia delle case mentre gli altri assistono al S. Sacrificio celebrato dal Parroco. Cannaiola fino all'anno 1665 non avea partecipato a questo beneficio: ma vi pensò un ottima donna la Sig.a Lorenza Moglie di Francesco del q. Gio: Domenico di questo Castello, la quale con Testamento rogato dal Sig. Francesco Renzi li 7 Decembre 1664 lasciò i suoi beni in legato pio alla Compagnia del Rosario con l'obligo d'una Messa tutte le Domeniche e feste precettive dell'anno. Avutane autorizzazione dalla Superiorità Ecclesiastica fu accettato il legato e da quell'epoca s'incominciò a celebrare la 2a Messa ne' giorni festivi con quel vantaggio del popolo che è facile imaginare. È necessario qui pag. 90 fare una avvertenza: impropriamente com'è chiaro il lascito della q. Lorenza venne allora denominato e pur adesso si chiama Cappella, mentre non è che un semplice Legato pio applicato alla Confraternita del Rosario e da essa fatto sodisfare Sotto questo aspetto, come porta la verità della cosa questo lascito fu conservato al paese, mentre dal Demanio si voleva aggiudicare alla Cassa Ecclesiastica. Ma io potei far constatare che non era affatto un Ente a se, e costituente un Beneficio Ecclesiastico, e però non fu più oltre molestato.
Per circa un secolo si venne adempiendo il pio Legato, ma con volger del tempo diminuite le entrate, essendo incomodissima la via di Cannaiola, massime in tempo d'inverno, non fu così facile avere con meschine elemosine de' Sacerdoti che vi si recassero a celebrar Messa. Gli ufficiali della Confraternita furono costretti ad avanzare istanza all'Ordinario Spoletino perchè all'uopo provvedesse. Sembra adunque che allora stante questa condizione di cose, si annettesse al fondo stabilito per la Messa delle Domeniche l'Oliveto lasciato dal Sig. Antonio Ciccaglia con l'onere di 30 Messe ad libitum e altro fondo del Sig. Mattia q. Vincenzo con l'onere di 20 Messe parimenti ad Libitum Mons. Vincenzo Acqua Arcivescovo di Spoleto in S. Visita emanò inoltre un Decreto sotto il dì 7 Luglio 1760 col quale stabilì che si dovessero celebrare per l'Anima della q. Lorenza Istitutrice tante Messe giusta i frutti de' Beni di essa testatrice quante ne escivano alla ragione di bai 16 per qualunque Messa, e non arrivando in tutto l'anno dette Messe si dovesse supplirvi applicando uno degli oblighi ad libitum. Era dunque necessario tenere un esatta amministrazione de' beni della Sig. Lorenza onde vedere per quante Messe fruttavano; questo fu incalcato in vari Decreti Arcivescovili: ma raramente ho veduto essersi fatto. Se poi si volesse fare al presente sarebbe opera erculea, giacchè non si conosce così facile, benchè se ne abbia l'inventario, se i beni della q. Lorenza corrispondono tutti a quelli goduti al presente dalla Cappella del Rosario. Secondo adunque pag. 91 inculca una Sentenza emanata in S. Visita nel 1855 e confermata nel 1894 a togliere dubbiezze e scrupoli si è ottenuto con Decreto di Mons. Arcivescovo Cavallini-Spadoni che senza aver più riguardo a frutti si celebrino cogli altri due Legati tante Messe quante sono le feste precettive dell'anno. Il nominato Decreto è in Archivio e porta la data.
Come ho praticato pei Parrochi, così avrei voluto tenere un Elenco dei Sacerdoti che hanno tenuto questa Cappellania, ma non mi è riuscito farlo con quella precisione che era conveniente, mancando i dati opportuni. Ecco il risultato delle mie ricerche:
| Anno | 1727 | D. | Carlo | Benedetti |
| " | " | D. | Carlo | Rainaldi |
| " | 1745 | " | . . . | Cecchini |
| " | " | . . . | Chiacchierini | |
| " | . . . | " | . . . | Castellani |
| " | 1792 | " | Angelo | Angelucci |
| " | 1795 | " | Isidoro | Valentini |
| " | 1807 | " | Natale | Tiberii |
| " | . . . | D. | . . . | Talianini |
| " | 1825 | " | Francesco | Ricci |
| " | . . . | " | Luigi | Bonilli |
| " | 1828 | i PP. Min. Rif. di S. Martino | ||
| " | 1857 | D. | Antonio | Tranquilli |
| " | 1860 | " | Lodovico | Pieri |
| " | 1863 | " | Lodovico | Bonori |
| " | 1865 | " | Giuseppe | Tabarrini |
| " | 1869 | P. | Leto | Modesti Min. Rif. |
| " | 1874 | P. | Benedetto | da Norcia |
Gli oblighi principali del Cappellano sono: celebrare la Messa tutti i giorni festivi di precetto dopo quella del Parroco ad ora comoda pel popolo; ascoltare le confessioni nelle principali pag. 92 solennità dell'anno. In questi ultimi anni però risiedendo in Parrocchia, gli è stato aggiunto l'emolumento, e però deve coadiuvare il Parroco in tutti i ministerii propri del suo ufficio: assistenza degli infermi, al confessionale ogni volta che vien richiesto: supplire al Curato qualora debba allontanarsi per qualche ragionevole motivo dal Paese: far la dottrina cristiana ai fanciulli e simili. Per occuparsi in questi uffici, oltre l'abitazione gli vengono ora somministrati £ 260 annue.
Sante Ciccaglia di Cannaiola con suo ultimo Testamento ricevuto dal Notaro Egidio Angelino del Castello di S. Giovanni di Spoleto sotto il giorno 18 gennaio 1590 istituiva suo Erede universale il ventre di sua Moglie Sensina e suoi figli da nascere dal suo Matrimonio ed in mancanza di questi sostituiva un membro della Famiglia Renzi, nominato Flaminio, Erede universale da durare in sempiternum, con obligo al medesimo di erigere una Chiesa ad onore della SS. Trinità ed in venerazione di S. Antonio Ab. nel Castello di Cannaiola in un suo fondo, concedendo in pari tempo al medesimo Renzi e suoi successori, tanto in linea retta che transversale il Diritto di Iuspatronato perpetuo con facoltà di poter nominare se stesso od altri a Cappellano di da Chiesa a Beneficio semplice. Estinta in Ciccaglia e di Lei Moglie Sensina la speranza di Successori, e non avendo il nominato Flaminio Renzi a suo tempo dato esecuzione alla volontà del Testatore; e passato all'altra vita il figlio di lui Francesco Renzi, subentrato ai diritti del Padre, eresse la ordinata e voluta Chiesa sotto il titolo di S. Antonio Ab. in un fondo del Testatore Ciccaglia, dotandola coi Beni del medesimo; e prevalendosi delle facoltà ad esso conferite dal ripetuto Ciccaglia Testatore pag. 93 chiamò a Cappellano del nuovo Beneficio il suo proprio figlio D. Filippo Renzi. Questa è l'origine della Cappellania di S. Antonio Ab. della quale al presente (1874) è tanto contrastato il Iuspatronato. Cessata la linea diretta della Famiglia Renzi, il diritto di nomina passò alla traversale; ma qui per la molteplicità delle famiglie attenenti, è dove incominciono i dubbi e le difficoltà. Quando fu nominato l'ultimo Cappellano D. Antonio Lipparelli sul principio di questo secolo, la Curia Arcivescovile, giudicò il nominante (un tal ____) non appartenere affare per niuna affinità alla famiglia Renzi, e perciò nominò a tal beneficio lo stesso Lipparelli ma di propria autorità. Solo dopo la rivoluzione del 1860 fattasi la legge che i Patroni alle Cappelle potevano rivendicarne i beni e appropriarseli, varie famiglie brigarono a forza di alberi genealogici di far apparire ciascuna che almeno per linea traversale era discendente dalla fortunata casa Renzi. Tuttora sub judice lis est, e chi sa quando ancora ci perdurerà giacchè non mancheranno pretesti al Demanio di allungare le cose; e se non si avessero a vendere i fondi sarebbe un vantaggio, perchè altrimenti tutte le famiglie pretendenti venendo al diviserunt, la ricca e bella Cappella di S. Antonio rimarrebbe annientata. Per solo titolo di memoria voglio qui registrare il divisamento che sarebbe stato preso da Mons. Arcivescovo Arnaldi se non sopraggiungeva la grandine del Governo Italiano, circa il Beneficio di S. Antonio. Veduta la meschinità delle rendite di questa Parrocchia aveva risoluto alla morte del Titolare di unirlo alla Cura. Questa sarebbe stata non solo opera opportuna ma necessaria, giacchè questa Cura versa nelle più meschine finanze.
Gli oblighi inerenti a questa Cappellania sono i seguenti: 1o Messa una ogni settimana nella Chiesa di S. Antonio. 2o Messe 2 nel giorno della festa (17 Gennaio). 3o Messa una in ciascun mese nella Chiesa Parrocchiale all'altare del Crocifisso.
Abbiamo in questo Capitolo annoverato il Beneficio di S. Francesco di Paola, per trovarli tutti in un luogo classificati: ma per la sua poca entità, non ci spendiamo altre parole, avendone parlato alla pag. 20.
Antonia del q.____ Angelo del q. Camillo di Cannaiola col suo ultimo Testamento ricevuto dal Notaro di Trevi Emiliano Andreangeli li 9 Agosto 1704 costituiva dal Notaro la data alla Cappella da erigersi sotto il titolo di S. Orsola nell'altare del Suffragio della Chiesa Parrocchiale di questo luogo concedendone il Patronato al Sig. D. Carl'Antonio Rainaldi e suoi fratelli carnali e loro eredi per linea mascolina e in mancanza di questa in linea femminina. In seguito a tale disposizione si procede alla formale erezione della medesima Cappella in forma di lettere patenti rilasciate dal Vicario Generale di questa Diocesi nel dì 4 Luglio 1706. Si estinse la linea maschile ed essendo, un tal Salvatore Onori di Bovara, entrato in casa Rainaldi questi e suoi eredi ottenne il iuspatronato. Dal nominato Salvatore vennero i due figli Gentile e Giuseppe, a questa pertanto compete il patronato della Cappella di S. Orsola. Non ha avuto più titolare dal 1810, quando morto il Cappellano, un tal Chierico Teverini partito per l'armata sotto Napoleone, ivi perito: il Beneficio passò alle Spoglie: nel 1838 dalla famiglia Onori se ne ottenne l'Amministrazione e nel 1868 in forma delle vigenti legge, lo svincolo, ossia la aggiudicazione a proprio uso e possesso.
Gli oblighi inerenti alla Cappella di S. Orsola sono Messe Venti all'anno ed una nel giorno della festa della S. Titolare.
Non conosco, e non mi dò carico di conoscere quali siano pag. 95 i fondi costituenti la dote di questa Cappella.
Iuspatronato Parriani e Trampetti.
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