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Antecedente alla venuta in Parrocchia. Dall'esposizione dello stato materiale e morale, sacro e profano, che abbiam fatto di Cannaiola, il lettore avrà conosciuta la Parrocchia che io nell'ultimo giorno dell'anno 1863, incominciava ad amministrare. Ora è mio compito riferire le cose più notabili avvenute durante il mio ufficio di Parroco. Ma prima è bene premettere questo accorse innanzi al mio ingresso.
Sopra d'un punto così importante, come la scelta d'una Cura, non volli andare all'azzardo, ma assicurarmi della volontà di Dio. Che questa fosse chiara ed aperta sulla scelta di Cannaiola, io non ne potea dubitare, accordandosi per quella tanto il mio Direttore Spirituale, che il mio Superiore Diocesano. La mia elezione adunque a questa Parrocchia, fatta unanimamente dai Cannaiolesi nel Maggio 1863 (Vedi Libro delle Adunanze) incontrò il mio pieno gradimento, sapendo che andando a reggere questo popolo faceva la volontà di Dio. Non mi potei però dispensare dal concorso, non essendo avvenuta l'elezione entro il tempo utile accordato dai Sacri Canoni.
Nel Settembre di do anno, ordinato già Diacono, mi recai per la prima volta alla mia futura Sede: non ne avea la minima conoscenza, non avendola mai visitata. L'impressione che provai le prime volte, che m'avvicinava a questa Parrocchia, era un grande timore e spavento: il pensiero che a me si affidava quel popolo, e che Iddio me ne avrebbe chiesto conto, mi mettea un vero terrore. La Chiesa e il popolo mi appagavano, molte e affettuose essendo la dimostrazione di attaccamento, che prodigavansi alla mia persona. Nel Natale 1863 mi ordinai Sacerdote. Avrei bramato celebrar la 1a Messa in Cannaiola, ma vi si opposero i parenti, che reclamavano i diritti della mia patria, onde mi ci recai a dir la Seconda, nel dì di S. Tommaso Apostolo. Vi assistè molto popolo, che procedè al consueto bacio della mano, dopo terminate pag. 118 i sacri misteri.
Presa di possesso. L'ultimo giorno dell'anno 1863 fu stabilito per il mio solenne ingresso nella Parrocchia. Fu invero splendido e cordiale, e lascerà nel mio spirito delle tracce incancellabili. Il R. Parroco di S. Lorenzo, D. Angelo Deangelis assistito dal P. Cirillo da Onano, Economo di questa Chiesa, e dal R. P. Lodovico Pieri di Trevi, mi dette il possesso della Parrocchia. Nuovo a quest'atto così grave e solenne, circondato dai fratelli della Compagnia del SS. Sacramento, e da un popolo foltissimo intento alla cerimonia che compivasi, per la quale venivano a stringersi i legami più sacri da ambe le parti; tra il suono festivo delle campane e lo sparo de' mortaletti, io ero altamente commosso; e la commozione crebbe ancor più, quando per la prima volta rivolsi la parola a quel popolo, che d'oggi innanzi era mio: erano le pecorelle consegnatemi dall'Eterno Pastore Gesù Cristo, perchè le conducessi ai pascoli di vita e di salute.
Primi atti del ministero. La mattina seguente, primo giorno dell'anno, dovetti incominciare subito le funzioni di Parroco coll'amministrare i S. Sacramenti della Penitenza. La prima persona che si presentò fu lo stesso mio Direttore, che per tanti anni e con tanta pazienza guidò il mio spirito! Mia ferma volontà era di proseguire tutte le buone costumanze che trovai, ed aggiungere quelle che avrai stimato più opportune al miglioramento della Chiesa, delle Confraternite, e in genere del popolo. Con questo intento incominciai dal procurare la conoscenza degli usi, degli abusi e particolarmente delle famiglie, le loro tendenze, i loro bisogni, il grado di educazione. Una delle prime cose che compì fu l'inventario ed ordinamento della Chiesa Parrocchiale in compagnia del su nominato D. Lodovico Pieri. Ma quello di cui m'occupai con maggiore impegno fu la gioventù. Già il mio predecessore, P. Cirillo da Onano, aveva iniziato con bel successo la scuola giornaliera ai ragazzi; l'opera dava lieti frutti. Essendo ciò conforme pienamente alle mie intenzioni, mi rallegrai di non avere a far altro che seguitare. Diedi maggiore importanza e solennità pag. 119 al Catechismo per i fanciulli e fanciulle destando in loro l'emulazione, con publici saggi e premiazioni.
Indennizzo di Decime. Onde provvedere alla scarsezza delle rendite parrocchiali, soppresso dal Governo il pagamento di Decime, coll'assenzo dell'autorità Ecclesiastica, nel Marzo ordinai i documenti per ottenere un Indennizzo ai danni che erano provenuti da quella legge prepotente. Dopo molte aspettazioni venne una risposta favorevole, che m'accordava £ 300 annue, colle quali realmente venivansi a compensare le Decime. Avrei potuto pretendere di più, ma ottenuto il compenso, mi acquietai.
Possesso Civile. Il Governo Italiano pel grande rispetto che ha al principio tanto decandato, Libera Chiesa in libero Stato, vuole dare anche esso l'investitura de' beni delle Parrocchie, e perciò oltre al possesso Canonico, per godere de' beni ecclesiastici, ci vuole anche il possesso civile. Il Subeconomo residente in Montefalco, volle mandare ex se, un perito, il quale facesse l'inventario di questa Parrocchia; e nel giorno 21 Aprile 1864 m'immise civilmente al possesso della medesima. Quest'atto importò, la bagattella di £ 80 coll'antifona del Perito che mi ci sarei morto di fame (sic). Mi profferse egli un altro posto; una Cappellania militare, con quattrini a iosa. Io gli risposi il pecunia tua tecum sit in perditionem.
Processione al Santuario di M. Aux. Chris. Da tempo vagheggiavo l'idea di portare processionalmente il mio popolo a visitare la Vergine SS. Ausiliatrice de' Cristiani nel suo Novello Santuario. Mi fu dato effettuarne l'idea nel giorno della Ascensione 6 Giugno.a Non posso perdermi a scrivere dettagli. Dirò solo che Cannaiola non avea fatto da anni molti, processione così splendida, ricca e numerosa. Fu presentata alla Vergine una bella offerta in papetti componenti il nome di Maria, proveniente da questua fatta da me in persona.
La S. Famiglia. Fin da quanto ero Chierico nutrivo devozione alla S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Fatto Parroco la volli innestare nel mio gregge. E però esposi nell'Altare della pag. 120 Madonna del Rosario un Quadro che la rappresenta, da essere col tempo rimpiazzato con altro più bello e più vivo. Mi contentai di gettare, e con qualche funzione e con qualche predica, un Seme, che a Dio piacendo, darà il frutto a suo tempo.
Consacrazione della Parrocchia all'Immacolata. Avvicinandosi il termine del primo anno del mio ministero, posi in esecuzione quello che meditavo da lungo tempo, la consacrazione ciò del mio popolo alla Vergine Immacolata. Il giorno stabilito fu il dì 8 Decembre. Volli che la festa fosse veramente solenne, ma nulla avesse di profano; perchè dovea procurare il miglioramento delle anime, non il dissipamento. Fu adunque con molto sfarzo parato l'altare Maggiore in cui, sotto un ampio e ricco padiglione, fu allocata una bellissima Statua di Maria Immacolata. I tribunali di penitenza furono molto affollati, e questo era il massimo della cerimonia. Nella sera si fece la processione in cui l'Immagine dell'Immacolata fu portata per le vie della Parrocchia, onde come Regina di essa, ne prendesse il dominio. Il popolo era innumerabile. Rientrata in Chiesa la processione, Mons. Arcid. Luigi Brunamonti di Trevi, mio antico Maestro, appositamente invitato, fece il Discorso sulla Vergine Immacolata e sulla convenienza e utilità della consacrazione della Parrocchia. Questa dedica irrevocabile fu da me stesso compiuta a piè di Maria, subito terminato il Discorso, onde oramai pastore e popolo non si devono considerar come più arbitri di loro stessi, ma come cosa di Maria e tutta sua. Io ero al colmo della gioia. Ma ogni rosa ha la sua spina. Un giorno così lieto fu funestato da un deplorabile fatto. Dopo le due ore di notte, in una rissa poco mancò non rimanesse ucciso un uomo. Noto ancor questo perchè si veda, che la vita d'un Parroco è sempre tra il riso e il pianto, tra la gioia e l'affanno.
a Nel 1864, la festa dell'Ascensione cadeva il 6 maggio. L'errore, se non si tratta di un semplice errore di trascrizione del dattilografo, potrebbe indicare che il testo è stato scritto parecchi anni dopo l'evento.
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