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Anno 1868

Questa pagina riproduce una parte di

Memorie storiche di Cannaiola

di
Pietro Bonilli

dattiloscritto
dal manoscritto originale

Il testo è nel pubblico dominio.

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seguente:

[ALT dell'immagine: (collegamento alla parte seguente)]
Anno 1870

Parte II

 pag. 130  Anno 1869

Nuove decisioni e lavori per la fabbrica della Parrocchiale. Nel giorno dell'Epifania fu tenuta adunanza di tutti i capi di famiglia per prendere definitive risoluzioni sui Restauri da fare nella Chiesa Parrocchiale. Io era impaziente di venire all'opera, e perchè non voleva tener più ozioso il denaro che si era raccolto, e perchè non s'andasse coll'inazione a raffreddar l'animo de' popolani. Radunato dunque il popolo, esposi, che già tenevasi in cassa £ 750, e desideravo impiegarle al più presto. Ma volendosi fare un soffitto a legno o una camercanna, non bastavano all'uopo, onde proposi con riparto di oblazioni per tutte le famiglie, proporzionato alle forze di ciascuna; e perchè l'incomodo fosse meno sensibile, diviso in due rate. Questo progetto fu approvato unanime.

Nel Febbraio capitò in Parrocchia a diporto il Sig. Nicola di Rossi, buon artista per stucchi ed anche intelligente in Architettura. Saputa la mia idea, dissemi francamente: Con spesa poco maggiore poteasi fare opera solida più elegante e propria. Accennava ad una volta a foglio, con archi, per sostegno del tetto. Mi piacque l'idea e gliene fu affidato il disegno. Da cosa nasce cosa: ai pilastri indispensabili per reggere gli arconi fu aggiunta l'idea degl'intercolonni per fare simmetria alle Cappelle già esistenti. Questo disegno aumentava straordinariamente la spesa per la provvista de' materiali, ma alcuni parrocchiani avendomi fatto considerare, che questi potevansi ricavare dalla demolizione della Chiesetta di S. Nicolò di Bari esistente nel Castello, e in condizione di deperimento mi piegai ancora a quest'altro aumento di lavoro. Ottenuta la debita autorizzazione de' Superiori con lettere di Mons. Vicario Capitolare del dì 17 Maggio, fu demolita la predetta Chiesuola, ed i materiali furono tutti trasportati nel luogo della costruzione, dai parrocchiani gratuitamente. Qui, senza dovervi ritornare sopra in appresso, è da notarsi, che tutti i Cannaiolesi dettero prova ben rilevante di unione, di attaccamento  pag. 131 e di zelo per la Chiesa, imperocchè oltre le questue, il riparto per ciascuna famiglia, prestaronsi al trasporto di mattoni, sassi, arena, calce, gesso in tal premura e perseveranza, che senza esagerazione, avrò risparmiato nel lavoro un 200 scudi. E non vi voleva meno che quest'incoraggiamento per parte de' parrocchiani, e un ostinazione fortissima in me per intraprendere un lavoro di tal fatta. Giacchè difatti quel che avea in cassa era al più il terzo, di quel ch'era necessario al suo compimento; i sacerdoti confratelli, tutti senza eccezione mi intuonavano il coepit aedificare et non potuit consummare:a uno specialmente mi disse chiaro e tondo, che la fabbrica non poteva a lungo rimanere in piedi; avrebbe importato non meno di 3000 scudi, e che per le tante amarezze ci sarei schiattato (sic). Ma una secreta fiducia m'animava all'impresa; non curai tutti questi spauracchi; col nome di Dio sulla labbra, spiegai le vele e mi lanciai in alto mare.

Invito di concorso al Priorato di S. Pietro. Vi fu un punto in cui si potè temere che l'opera se non fallita si dovesse credere rimandata a tempo ben lontano. Mi vedo giungere improvvisamente una lettera di Mons. Vicario nella quale notificavami esser sua intenzione affidarmi il Priorato della Collegiata di S. Pietro di Spoleto. Esponeva le ragioni che determinavano lui stesso, e dovevano esser di peso anche per me, a fare questa scelta. Concludeva sperando che mi sarei piegato all'invito del Superiore. Qui non saprei ben esprimere i movimenti del mio animo al percorrere detta lettera. Avrei voluto obbedire al Superiore, (e qualora m'avesse fatto un preciso comando l'avrei subito eseguito) e dispiacevami alquanto partire di Cannaiola lasciando probabilmente naufragare l'opera del Restauro della Chiesa. Mi consigliai con persone sagge ed illuminate da Dio, e si concluse che avrei esposte le ragioni che avevo per non accettare il posto cui era chiamato: che se queste erano dal Superiore appressate, fosse rimasto in Cannaiola, altrimenti fossi partito per Spoleto. Al mio esposto adunque Mons. Vicario concluse di lasciarmi libero, e non costringermi per nulla ad  pag. 132 accettare quel posto. Risolvei rimanere nell'antica Sede.

Un nuovo Cappellano. Nella primavera ammisi un nuovo Cappellano nella persona del P. Leto da Onano Min. Rif. Gli furono stabilite 50 Nap. per onorario col godimento della casa. Oltre l'applicazione della Messa ne' giorni festivi, deve coadiuvare il Parroco nel suo ufficio parrocchiale.

S'incomincia la Fabbrica. Essendosi compiuti i disegni de' restauri della Chiesa, si dovea scegliere il Capo Mastro ed i lavoranti da eseguire il lavoro. Scartatine alcuni non ben atti allo scopo, mi si presentò un tal Filippo Bura di Perugia, già lavorante al Santuario della Madonna, il quale, oltre alcune più minute facilitazione, avrebbe atteso il pagamento per due anni. Conclusi adunque con questo ma se parve contratto molto vantaggioso fu cagione di molti sturbi; poichè noi iscienti, avendo ceduto il lavoro a quelli che ai nostri occhi comparivano semplicii suoi opranti, non comparve che di rado all'esecuzione de' lavori, specialmente quando fatte le fondamenta si dovè venire allo stacco della Fabbrica. In un momento così importante fu atteso invano: ond'io per non vedere a spasso gli artisti, e perchè non mi avessero a commettere errori nella costruzione, presi risolutamente i disegni, li studiai, chiamai i lavoranti e fatte con immense fatiche tutte le misure, fu staccato da terra la fabbrica. Non si può immaginare questo travaglio ciò importasse, specialmente nel trovarsi in una costruzione, come la nostra Chiesa Vecchia, irregolarissima in tutte le parti. Eppure quel tempo fu per me giocondissimo, giacchè amando sopra modo la vita attiva, potei sodisfare compiutamente la mia inclinazione lavorando io da facchino e da Capo Mastro, senza posa, nè requie.

In questi primi lavori ebbi una fortuna che mi fece risparmiare molto denaro; se per lo più s'hanno lavori imprevisti da compiersi, io ebbi lavori imprevisti già fatti. Nel fare delle taste al terreno per scandagliare a qual profondità doveansi collocare i fondamenti de' pilastri, con grata  pag. 133 sorpresa furono trovati belli e fatti. Questo chiaramente indicava che i nostri antenati avevano avuta la medesima idea, che la nostra, nel volere un grande restauro della Chiesa Parrocchiale. Solo mi sembra malfatto che non ne abbiano lasciato alcuna memoria. Se se ne avesse avuto sentore avrebbe, col volger del tempo, spinto i Cannaiolesi ad attuare molto tempio prima un disegno, che solo in quest'ultimi tempi è venuto alla luce. Nel sito poi dove doveano cadere i due pilastri del Presbiterio, trovai anche lì le fondamenta già costruite, poichè vi fu rinvenuto a fiore del piancito un muro che andava da una parete all'altra della Chiesa; ci accorgemmo questo non esser altro che il muro finale della Chiesa, atterrato per ingrandirla. (Vedi pag. 26)

Dal 2 Agosto epoca in cui s'incominciò la Fabbrica, fino all'Ottobre s'era molto lavorato; si erano costruiti i pilastri, gl'intercolonni, e finalmente gli arconi per sostegno del tetto e assicurazione delle volte. Allora si diè mano a riscoprire la Chiesa. Giunti alla metà di questo lavoro, sempre prosperamente, si volse un tempo così piovoso, che la Chiesa diventò un lago; non senza un gran timore per la fabbrica, giacchè l'acqua filtrando al basso nelle fondamenta, poteva far soffrire gli arconi maestri, ma grazie a Dio, non patirono il più piccolo avvallamento.

Compiuto il tetto si doveva venire all'opera più importante, la costruzione delle volte. Dopo i rimproveri più acerbi, comparve il Sig. Bura ad impiantare il primo de' quattro spazii in che è divisa, ma poscia scomparve. Gli altri muratori poco pratici venivan lavorando, ma a centellini: quindi sbagliarono le misure, la volta venne goffa, malfatta. Io protestai e la voleva distrutta. Solo accordai loro che sarebbe stata esaminata, e come n'ero certo, non essendo approvata fu distrutta e poscia ricostruita a loro spese. Finalmente il Capo Mastro venne, proseguì e terminò le volte, le quali per dire la verità furono da lui eseguite con molta precisione e solidità. Dall'amministrazione del Santuario della Madonna ottenni alcuni  pag. 134 rasoni, lo Spirito Santo a stucco, e furono allocati in mezzo alle volte. Alla fine dell'anno a questo punto s'era giunti ne' lavori della Chiesa. L'opera muraria era compiuta, mancava la parte decorativa, per la quale, in quel punto non aveo un centesimo.

Nota di Thayer:

a Luca 14:30.


[HTML 4.01 valido.]

Pagina aggiornata: 5 Lug 25

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