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Lavori di stucco nella Chiesa. Nel mese di Gennaio venne il Sig. Nicola De Rossi, quello stesso che avea fatto il disegno de' restauri, a fare il collaudo de' mei già eseguiti. Dal collaudo apparì che la mano d'opera importava lire 1591,22, di queste eravamo debitori agli artisti, ma avendone già pagate £ 750 dovevamo darne più sole £ 841 in due rate, entro due anni. Il De Rossi non ammise la parte di volta mal costruita sopraccennata, ed i muratori la dovettero disfare e ricostruire.
Il lavoro più dispendioso era già compiuto, ma il tutto non era ultimato. Richiedeansi fare gli stucchi, che poteano importare un 500 Lire, e la vena d'ogni introito era estinta. Mi rimaneva però una speranza fondata di riscuotere gli arretrati d'un Canone che il Comune di Trevi doveva a questa Chiesa, e non avea mai pagati. Dopo molti travagli intorno a questa causa, da molti esposti a lungo a pag. 100,º finalmente furono riconosciuti in nostri diritti ed esattamente pagati. La somma che ritraevo dal Canone, giungendo a coprire quasi totalmente le spese degli stucchi, non posi tempo in mezzo ad eseguirli. L'impresa fu affidata al Sig. Luigi Mignatti di Spoleto, abile artista, il quale oltre molte garanzie offriva il 15% di ribasso sui lavori.
Fu posto mano al lavoro il dì 28 Marzo procedè passabilmente bene, meno lo spreco del gesso, che' ne fu impiegato circa 24 mila libre, e l'aver ritirato qualche centimetro la sporgenza del cornicione per cui è rimasto, all'occhio dell'artista alquanto povero. Con l'opera assidua de' molti lavoranti si giunse al termine nel dì 7 Maggio, dopo cioè un mese e mezzo di lavoro. pag. 135 La spesa di mano d'opera, portò Lire 477, che furono dopo un mese puntualmente pagati.
Lavori addizionali di compimento. Con questo però non si potea dire l'opera totalmente compiuta. In lavori di simil natura, e per la mancanza de' mezzi e per cose addizionali estremamente necessarie, non si può dir mai d'aver finito. Terminati anche gli stucchi m'accorsi d'avere ancora molto a fare. Mancavano le finestre, varii pezzi di mattonato; risarcimenti si aveano a portare ne' confessionali, nella balaustra nel coro. Quella però che chiamava una pronta riparazione era l'organo, tanto più, che aveo il Cappellano che era atto a suonarlo. Si accomodò dunque subito l'orchestra, che fu ristretta, non facendo d'uopo in campagna d'una così vasta come era prima; si dovè abbassare la cassa dell'organo pel finestrone della facciata ingrandito: quindi si venne al ristabilimento dell'organo istesso. Qui se avessi tempo potrei descrivere un bell'episodio, per un certo Artista che fu chiamato all'oggetto, che sapea tanto accomodar organi quanto io l'arabo, e la scena che avvenne quando nell'operazione fu sorpreso all'improvviso dal Sig. Fedeli di Foligno abilissimo costruttore di questi istrumenti.
Ma è meglio economizzare tempo e carta.
Licenziato alla meglio lo sfascia-organi contrattai col Sig. Fedeli sopralodato.
Molti difetti avea l'organo nostro, e quel ch'è peggio gli erano connaturali nella costruzione male eseguita; ma a forza di buona volontà e d'intelligente lavoro del Sig. Fedeli, fu accomodato esattamente il bancone, si cercò che il fiato si comunicasse alle canne senza perdersi, i bassi che non suonavano furono ravvivati e qualcuno rinnovato, in modo che al compimento del lavoro l'organo era irriconoscibile. Io credo che in tale modo non abbia mai suonato anche appena uscito di bottega. La spesa fu relativamente ristretta: detti al Sig. Fedeli di £ 65 e le cibarie per una settimana di lavoro a due artisti.
In quel tempo feci anche le finestre, 5 di numero. Mi portarono pag. 136 una spesa enorme; ma riuscirono solide, eleganti e di molta luce.
Furono anche allora eseguiti i due fondelli sotto l'orghestra, una per chiudere la scala che conduce all'organo; e l'altro per la statua di S. Marice.
Nella credenza poi ove era prima questa statua, fu allocato il Battistero, dopo averla ridotta con disegno opportuno.
Un'altra opera molto urgente era pure il risarcimento del mattonato, qua e là scassinato durante i lavori. Ancor questo fu eseguito. Pareva spesa da nulla, ma innumerevoli furono i mattoni impiegati. Sul piancito della Chiesa è a notarsi un difetto: la fascia che divide in mezzo la Chiesa, dall'Altare maggiore alla porta grande, non va diritta. In un futuro rinnovamento dello stesso si dee badare a correggere quel difetto.
In tal modo s'iniziò, si proseguì, ebbe compimento l'opera de' restauri della Chiesa. Complessivamente vi volle la spesa di circa 4000 lire. Guardando indietro, considerata la strada che ho fatta, io stupisco come ho trovato questo denaro nelle tante strettezze e miserie di questo Paese e de' suoi Santesati. Bisogna dire che quando Iddio vuole una cosa tutto s'appiana e si facilita per eseguirla. Basta fidarsi di Lui ch'Egli ricco infinitamente, sa mandarti denaro, secondo i tuoi bisogni. Ciò dico perchè i miei Successori non temino di fare per Iddio, anche se non hanno grande risorse. Il mezzo per ottenerli è mostrarsi largo e generoso per Lui e per le opere.
Benedizione della Chiesa. Compiuti i lavori di restauri si fece questione, se dovea ribenedirsi la Chiesa. Eranvi ragioni prò e contra. Di tutto feci un esposto a Mons. Vicario Capitolare, il quale nel dì 27 Luglio emanò un Decreto, col quale giudicava che dovea farsi una nuova benedizione della Chiesa, ed a me conferiva le opportune facoltà per compierla. Ma poichè anche durante i lavori (sebbene ne' giorni feriali pag. 137 s'ufficiava S. Antonio) ne' dì festivi, nella Parrocchiale, per comodità del popolo, di dicea la Messa, fu creduto bene fare questa Benedizione in modo al tutto privato. La cerimonia si compì nel dì 14 Agosto vigilia di Maria SS. Assunta in cielo.
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