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Anno 1871

Questa pagina riproduce una parte di

Memorie storiche di Cannaiola

di
Pietro Bonilli

dattiloscritto
dal manoscritto originale

Il testo è nel pubblico dominio.

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seguente:

[ALT dell'immagine: (collegamento alla parte seguente)]
Anno 1873

Parte II

 pag. 142  Anno 1872

Impianto della Vigna. Dalle cose che siam venuti raccontando è apparso, che fino a quest'anno, si era pensato al bene spirituale della Parrocchia, e ben rimessamentoº al bene materiale, ossia al miglioramento de' fondi. Era tempo adunque, che anche a questi si volgessero le cure, onde non tenessero l'ultimo posto delle Cure circostanti. La raccolta del grano se non è abbondantissima, basta almeno al consume di casa, anche l'olio facendo economia, basta: quel che manca è il vino. Non fa meraviglia: la metà dei fondi parrocchiali è spiantata: dove sono viti non arriva in media a dare più di 4 some di mosto. Come rimediare a questa mancanza? Col piantar viti? Il risultato è assai problematico. Nella parte del Fiumicello dove mancano, ho piantato tutti gli anni, e quasi tutte le viti si son seccate; sia per la qualità del terreno, sia perchè i terreni son molto danneggiati. Pensai adunque piantare una Vigna. Non v'era dubbio sulla scelta del fondo, avendone uno aderente alla casa colonica, di sufficiente grandezza. Nella prima metà di Gennaio furono cominciati i lavori. Il sistema adottato sarebbe l'Abruzzese, che vuole una vite ogni metro quadrato: a questo si aggiungerà in appresso, qualora si veda se sia espediente. In principio di disegnarono 17 forme della profondità di C. 80, della larghezza di M. 1,20 e della distanza tra l'una e l'altra di M. 3. Intanto che le forme attendevano le viti, fu dibattuta l'idea, se doveansi piantare i maiuoli o le propagini. I paesani erano contrari a quelli per la ragione, che non ne avrebbe appigliato neppure uno. Io però avendo dal conte fatto conosciuto, che per le sole propagini vi volevano  pag. 143  un centinaio di lire, mi attenne ai maiuoli pe' quali non avrei speso che pochissimo (16 Lire). Il giorno 10 Aprile s'incominciò a piantare; il tempo dapprima buono, poi si cambiò, contuttociò in una settimana fu tutto finito. Le prime 13 fila sono tutte a galoppo ed io e l'altri a trebbiano. La vigna così piantata avea bisogno d'un riparo, che impedisse i guasti provenienti da uomini e da bestie, e però fu piantata una siepe di spine detti bianchi, che a suo tempo saranno un valido riparo. Al terminare della piantagione feci il conte della spesa, che si sarebbe dovuta spendere, se tutto avessi pagato, e di quella che realmente feci. Per la prima ebbi lire 111,30 e per la seconda £ 57,30, e perciò un risparmio della metà, dovuto al buon volere de' paesani, che vennero gratuitamente a prestar l'opera loro, sia coi bovi, sia con opere manuali. Di che io debbo esser grato e farne memoria a loro onore, in queste pagine.

Il Nuovo Arcivescovo di Spoleto. Dalla morte di Mons. Arnaldi, avvenuta nel 1867, la nostra Archidiocesi era rimasta vedova del suo Pastore. Molti erano le difficoltà sopraggiunti per parte del Governo, che si opponevano al rimpiazzo, come della Sede Spoletina, così d'innumerevoli altre italiane. Ma l'immortale Pontefice Pio IX, con uno di quegli atti di fede e di zelo che gli son familiari, nell'Ottobre 1871 rielesse i Vescovi per tutte le sedi vacanti, e perciò anche Spoleto riebbe il suo nella persona del R. D. Domenico Cavallini-Spadoni, Vicario Capitolare di Osimo e Cingoli. Questi voleva rinunziare alla carica, ma il S. Padre gli mandò a dire: tollat crucem suam et sequatur me; e però dovè rassegnarsi ad accettarla.

Il giorno 4 di Marzo fu stabilito al solenne ingresso della sua città episcopale; però, recandovisi pella via ferrata portai meco alla stazione di Trevi moltissimi parrocchiani per presentargli i nostro omaggi ed ossequi. Quindi mi recai a Spoleto per goder del solenne ricevimento, che la città preparava al novello Pastore. Ma con fatto inaudito, giunto a  pag. 144 poca distanza dalla porta, alcuni uomini più bassa ciurmaglia di piazza, prezzolati da un tal conto brutto, storto, gobbo, ignorante, serrarongli in faccia le porte. Questo però non fece che risaltare molto più l'affetto de' veri Spoletini verso il novello Arcivescovo, giacchè immensa era la calca di popolo che l'attendeva in Catedraleº per salutarlo, ed ossequiarlo. Molto Signori della città erano andati a fargli scorta colle loro carrozze; su tutti era dipinto il contento di riavere il Pastore e l'indignazione dell'atto sconcio e villano con cui era stato offeso. Ma l'Arcivescovo per nulla sgomento, dopo compite le cerimonie d'uso, si rivolse al novello popolo con parole forti ed energighe,º e in un allocuzione fervidissima, annunziò a tutti la pace, quella pace che solo Dio può dare, ed è il frutto d'una vita scevra di colpa e ricca di virtù.

Le tre Ore di Agonia. Nel Venerdì Santo anche in quest'anno ebbi una Straordinaria funzione: le tre Ore di Agonia. È una delle più commoventi funzioni della Settimana Santa e perciò la feci con piacere. La Chiesa fu convenientemente addobbata. Il concorso non solo di paesani, ma anche di forestieri fu imponentissimo. Mi portò però una tal fatica, che difficilmente la ripeterò. Oltre le tanti occupazioni di quei giorni aggiungiamoci la preparazione ai discorsi lunghissimi, il preparare la Chiesa, e tutti gli utensili della processione del Cristo Morto, son fatiche che superano le forze d'un uomo solo e perciò non è possibile incontrarla di nuovo.

Un Corso di Missioni. Una delle grazie più segnalate concessemi dal misericordioso Dio è l'avermi chiamato a far parte della Società de' Missionari della S. Famiglia, in questo stesso anno eretta nella nostra Archidiocesi. Si divisò inaugurare l'opera della Società nella mia Parrocchia con un corso di sacre missioni. A dar loro principio fu stabilito il 2 Ottobre. Ne facevano parte i RR. D. Paolo Bonaccia, qual Superiore, D. Leonardo Sconardi ed io. Il Superiore ed io predicavamo la sera, il Leonardi la mattina. In sul far della sera adunque del giorno 2 sud. si fece l'apertura della Missione. Io, scortato dalla Compagnia del SS. Sacramento, feci la presentazione del  pag. 145 Croci­fisso ai Missionari con una breve Allocuzione, a cui rispose il Capo della Missione con sentite parole di gradimento di evangelizzare questa Parrocchia. Indi avviati tutti all'Altare, invocato l'aiuto del Santo divino Spirito, si fece il discorso di apertura.

Questo fu l'ordine tenuto dagli Esercizi. Alle 4½ ant. si celebrava la prima Messa, durante la quale si recitava il Rosario col racconto d'un fatto edificante. Quindi facevasi la Meditazione, ultimo si dava la Benedizione colla reliquia, innanzi al Quadro della S. Famiglia proprio della Missione, ornato splendidamente. Nella sera, circa mezz'ora di giorno, dopo cantate sacre laudi, si faceva il Catechismo al popolo, quindi la predica, e un ultimo la benedizione col Venerabile. Nella Domenica intermedia si fece la benedizione de' fanciulli, dai lattanti fino ai 12 anni, per consacrarli alla S. Famiglia; furono oltre 150. Per ricordo fu loro distribuito una medaglia da portarsi al collo. In tal giorno fu fatta pure una prima Comunione Generale. Era stata stabilita per le Figlie di Maria e per i giovani di fresco comunicati, ma vi presero parte molte altre persone. Tra la settimana si tenne l'Adunanza delle nominate Figlie di Maria per ravvivare il loro spirito: un altro giorno si raccolsero i fanciulli per impiantare una Pia Unione de' figli della S. Famiglia: ne furono ascritti 25.

Nell'ultimo giorno Domenica, 13 Ottobre, al mattino Comunione Generale, alle ____? SS. Messa cantata ad organo. Nel dopo pranzo alle 3 processione ad un Edicola campestre restaurata in quei giorni, ove fu collocata un' Imagine della S. Famiglia per memoria della Missione. Terminata la processione ebbe luogo la predica di Chiusura colla Benedizione papale ad un popolo affollatissimo che dalla Chiesa si riversava nell'attigua piazza. Per corona delle funzioni di quel beato giorno si andò in pellegrinaggio al Santuario di N. S. Ausiliatrice de' Cristiani. La Missione riuscì egregiamente. Il popolo v'accolse in folla  pag. 146 sempre crescente; e v'avevano parrocchiani di Fabbri, delle Picciche, di S. Lorenzo, di S. Luca e della città di Trevi. Pochissimi furono quelli che non s'accostarono ai SS. Sacramenti. Da una Domenica all'altra contammo 470 comunioni. Molti lontani da qualche anno dalle pratiche di religione, le ravviarono; ad una buona parte di penitenti furono sistemate e pacificate le coscienze col sanare molte Confessioni malfatte. Siane benedetto il Signore. Siane ringraziato la S. Famiglia, protettrice della nostra Società.


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Pagina aggiornata: 5 Lug 25

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